Il 22 novembre 2003 è ricorso un anniversario importante, quarant’anni dall’uccisione di John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America. Il poeta inglese Alfred Tennyson ha scritto: «L’autorità dimentica un re morente». Il regista Oliver Stone, tra le battute conclusive di JFK, il film inchiesta sulla morte di Kennedy, ha inserito una parafrasi significativa e pressante del verso di Tennyson: «Non dimenticate il vostro re morente». Quello che l’autorità di ogni luogo e di ogni tempo tende a cancellare, in ossequio alla ragion di Stato, deve essere ricordato e riproposto dai singoli individui, dai cittadini, dal popolo. Ma perché, dopo quarant’anni, bisogna ancora ricordare John Kennedy e la sua morte?

Secondo «L’Osservatore Romano» di sabato 22 novembre, l’eredità di JFK, e quindi ciò che gli fa meritare il ricordo dei posteri, è «la speranza ad ogni costo». Kennedy è stato uno dei primi e più autorevoli uomini di governo del suo tempo a indirizzare l’azione politica verso la difesa della pace e dei diritti civili, anche quando tutto sembrava comprometterli. In quegli anni, in piena guerra fredda, un tale impegno non era ovvio, né indiscusso e infatti fece definire Kennedy, che invece lo riteneva prioritario, il presidente della «nuova frontiera». Era cambiato il confine verso cui gli americani dovevano spingersi, non era più geografico, come in passato per i loro antenati pionieri, ma ideale. Appariva distante in quegli anni e quindi richiedeva una speranza autentica, pronta a superare, appunto perché tale, i limiti di ogni ragionevole considerazione.

Khrushchev e Kennedy (jfklibrary.org)C’erano elementi di rottura col passato nella politica di JFK. Egli cercò di costruire una pace internazionale che fosse fondata sulla disponibilità a dialogare con tutti, in particolare coi ‘nemici’ comunisti dell’Unione Sovietica, contro cui era schierato l’intero apparato militare americano. Nel cercare il dialogo sempre e comunque Kennedy era simile a un’altra grande personalità del tempo, papa Giovanni XXIII. Costruire la pace attraverso un dialogo senza preclusioni significava porre fine alla guerra fredda, ridimensionare la corsa degli USA verso la supremazia mondiale, colpire i grandi interessi economici legati a tutto questo. In un discorso all’American University di Washington JFK espresse molto chiaramente il suo pensiero: «… che genere di pace intendo e che genere di pace vogliamo? Non certo una pax americana, imposta al mondo dalle armi americane. Dobbiamo rivedere il nostro atteggiamento nei riguardi dell’Unione Sovietica. Ciò che fondamentalmente ci accomuna è che tutti abitiamo questo piccolo pianeta, respiriamo tutti la stessa aria, abbiamo tutti a cuore il futuro dei nostri figli e siamo tutti mortali».

Kennedy non si limitò a enunciare principi, sarebbe un errore considerarlo semplicemente un idealista. Affermava di voler costruire la pace col dialogo e lo fece concretamente nell’autunno del 1962, durante la crisi dei missili di Cuba, quando la speranza sembrava più che mai follia e mentre il mondo temeva, forse più che in ogni altra occasione, lo scoppio della terza guerra mondiale. Diceva che bisognava rivedere il ruolo e la presenza militare degli USA nel mondo e aveva iniziato a ritirare le truppe dal Vietnam, prima che il confronto militare in quell’area si trasformasse nella guerra che la storia successiva, dopo la sua morte, ci ha consegnato. Fu il successore di Kennedy, Lyndon Johnson, ad aumentare la presenza militare americana in Vietnam e a creare le condizioni perché la guerra fosse lunga e drammatica.

La morte di Kennedy il 22 novembre 1963, dopo soli tre anni di presidenza, allontanò la «nuova frontiera» e diede spazio al militarismo americano, definitivamente. Per questo fu ucciso. Il giovane presidente di origine irlandese, primo cattolico alla casa bianca, idealista e pragmatico, avrebbe cambiato troppe cose e stravolto grandi interessi. Bisogna accogliere l’invito pressante a non dimenticare quel re morente per avere una chiave di lettura del mondo contemporaneo. C’è un filo che lega l’11 settembre 2001 e la strage delle torri gemelle, una data e un evento drammatico del nostro tempo, al 22 novembre 1963 e all’uccisione di JFK. In quarant’anni il mondo è passato dalla «nuova frontiera» di John Kennedy al militarismo di George Bush junior, dalla pace fondata sul dialogo con tutti alla guerra al terrorismo, che non ha volto, e quindi è guerra contro tutti: JFK non è morto invano! Non bisogna dimenticare quel re morente perché oggi come allora e più di allora è necessaria una «nuova frontiera» e una speranza autentica che la indichi al mondo.

Pubblicato nel dicembre 2003 sul mensile della Fondazione Antonio Guarasci di Cosenza.

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2 commenti

  1. We the people, eselpialcy us in the middle and poverty classes, are loosing our country. It is becoming a corporate run aristocracy. All of us have lost our civil rights with enactment of the Patriot Act. Being bugged without warrant, loss of habeus corpus, illegal wars, indefinite detainment, etc., etc., are things even JFK as president could have seen possible let alone probable. The poor and middle class have lost power of their vote, their very small means to effect change through elections, to the Citizens United decision where the lobbyists and corporations yet again, profit by buying elections and running the country through their elected puppets . Who had the bright idea to allow corporations be counted as humans??? Tax cuts to the middle class are appropriate in tough times but to continue those cuts for people and corporations clearing over $200,000 or even 500,000 as suggested as an alternative is insane. We have to borrow money to support those cuts. Making only $10,000/yr. (a disabled senior) it would take me 20 years to go through 200,000. And then there are the subsidies paid to oil companies, banks, corporate owned farms, etc. even after their showing off the chart profits they continue to collect from the pockets of tax payers. People in the U.S. have yet to wake up and face the failure of trickle down economics where the rich get richer off the back of the poor who continue to work hard and put up with minimum wages, no cost of living increase in sight. Then there are the lies about Social Security; We pay for it, it is OURS, We the people not to be gambled with in the stock market as the Republicans would love to do (i.e. give it to Wall Street to play with) or to be borrowed against or from or lied about in the attempt to instill fear. We have people going to bed hungry every night; we have more and more people homeless thanks to Wall Street; the quality and availability of education diminishing- this happening in the U.S. Of A. This is just wrong. Yes, we have global responsibilities as well such global warming, wars etc. We need to look in our own back yard first; we need to clean up our act on all levels, environmentally, socially, etc. We as individuals need to look at what greed and the thirst for power has done to our country. We have lost sight of our responsibility to community; me and mine doesn’t cut it. What’s wrong with spreading the wealth eselpialcy since the wealth was accumulated off the back of the little guy breaking his back for the CEO of his company who doesn’t even have a clue. Check out the televisions phenomena Undercover Boss a CBS production. Out there wars are killing us physically and economically generating more and more hatred toward Americans as undeclared wars against Al-queda continue to pop-up all over the mid-east. Once again, big money for corporations through all kinds of government contracts for everything from guns to mercenaries with the rich get even richer Halliburton, Blackwater, Boeing, and the list goes on and on. But it is We, in our own backyards, who are responsible if we don’t stand up and do the only thing left to us since elections have been stolen by the rich, backed (and paid for) by corporations. We need to follow the example of the Egyptians who after 30 years of enduring loss of their liberties, finally realized no one was paying attention to the little guy, their elections a farce. We’ve Americans have lost our say through elections so must resort to what will finally be heard: non-violent civil disobedience. When I was growing up I heard I could be whatever I wanted, even president of the United States, as long as I worked for it. That may have been true then but now it is only the wealthy and well connected who can buy whatever they want including any elected position in government.

  2. You always know the right thing to say.

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