Il fischio grave di una nave che arriva nel porto e l’arpeggio veloce e malinconico di una chitarra lusitana introducono nella Lisbona del 1938. Il panorama della città lascia immaginare l’intrico dei vicoli che l’attraversano, ripidi e scoscesi, in fondo ai quali, tante volte, fa capolino il mare.

Pereira è un anziano signore, vedovo, esperto di letteratura francese, responsabile della pagina culturale del quotidiano «Lisboa». Il film inizia mentre lui legge un saggio che lo interessa molto. L’argomento è la morte, per comprendere il senso della vita. Lo ha scritto un tale Monteiro Rossi, che si rivelerà essere un giovane di origini italiane, laureato in filosofia, incline a seguire le ragioni del cuore.

La vicenda si svolge nel Portogallo oppresso dalla dittatura di António Salazar. Pereira riceve sollecitazioni dal cameriere del bar che frequenta, perché racconti sul giornale i crimini del regime. Lui, però, non si interessa di politica, nel mondo in cui si è recluso c’è spazio solo per la letteratura e per il ricordo struggente di sua moglie. L’incontro con Monteiro Rossi gli cambierà la vita. Il giovane ha contatti con gli oppositori della dittatura e vuole fare la sua parte per liberare il Portogallo dal regime, ma Pereira gli commissiona solo necrologi di letterati ancora viventi, per averli già disponibili in redazione quando moriranno. Monteiro Rossi scrive articoli che vibrano di passione per la libertà e l’anziano giornalista li respinge tutti, pur sentendone il fremito civile.

Un medico, il dottor Cardoso, aiuterà Pereira a vincere il fatalismo e la remissività che lo bloccano. Tuttavia, solo la morte del giovane Monteiro Rossi, ucciso in casa sua dal regime, riuscirà a dare un nuovo corso e un nuovo senso alla vita di Pereira.

Il film è di Roberto Faenza (Jona che visse nella balena, Prendimi l’anima, Alla luce del sole) ed è tratto dall’omonimo e più noto romanzo di Antonio Tabucchi, vincitore del premio Super Campiello, del premio Scanno e del premio Jean Monnet per la letteratura europea. Tabucchi ha pure collaborato alla stesura dei dialoghi.

Pereira è interpretato da un grande Marcello Mastroianni, pacato e trasparente eppure irritabile e ostinato, come può essere un anziano intellettuale senza più speranze. Gli si affiancano Stefano Dionisi (Il partigiano Johnny), nella parte di Monteiro Rossi, e Daniel Auteuil, il dottor Cardoso. Completano il cast Joaquim De Almeida, il cameriere rivoluzionario, e Nicoletta Braschi, la fidanzata di Rossi.

Le ambientazioni e la scenografia di Giantito Burchiellaro sono l’interprete senza volto del film. Gli azulejos di una chiesa, di un ristorante o della casa di Pereira, identificano spazi eloquentemente portoghesi. Gli scorci di Lisbona, che spuntano da una finestra o da un terrazzo, aprono la scena sulla città, anche se essa si svolge in un interno.

Faenza ha raccontato in modo lineare, e rimanendo fedele al testo di Tabucchi, l’evoluzione della coscienza del protagonista. Dal torpore iniziale, interrotto solo dalla letteratura e dal ricordo della moglie defunta, al risveglio dell’epilogo. Nei dialoghi con il dottor Cardoso, in Pereira matura la consapevolezza che debba prevalere una parte di sé per troppo tempo limitata e mortificata. Sullo sfondo di quei dialoghi si erge, dritto sull’Atlantico, un faro biancazzurro, quasi a dire che quelle scene indicano la rotta che il protagonista dovrà seguire. Quando Pereira lascia la clinica di Cardoso, dimagrito di dieci chili, non si è liberato solo di un peso fisico, ma si avvia a superare un’oppressione spirituale ben più grande.

La narrazione cinematografica è avvolta e impreziosita dalla musica di Ennio Morricone, che ha interpretato magnificamente lo spirito del romanzo e, direi, l’amore viscerale di Tabucchi per il Portogallo, sentimento racchiuso tra le righe del testo in questione. Il tema principale della colonna sonora, A brisa do coração, è cantato da Dulce Pontes, una voce suadente, genuinamente lusitana, tra la migliori di sempre in assoluto. La canzone sembra essere tradizionale fado portoghese, il canto popolare che, come dice Pontes: «riguarda un sentimento universale, definito in portoghese la saudade e generalmente tradotto con nostalgia. Il termine ha però una connotazione positiva, perché descrive l’emozione che si prova quando si richiama alla memoria qualcosa o qualcuno lontano da noi in quel momento, ma che ci appartiene nel profondo e che nessuno potrà mai strappare dalla nostra anima». La voce di Pontes risuona da un vecchio grammofono nelle scene in cui Pereira parla con il ritratto della moglie defunta, ma soprattutto alla fine del racconto, quando il protagonista, nella morte del giovane Monteiro Rossi, ritrova il senso della propria vita e con uno zainetto su una spalla, diretto verso la Francia, riassapora il gusto dell’iniziativa e della libertà.

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