Costa Concordia (boston.com)L’albero si riconosce dai propri frutti. Sempre.
I frutti di una società sono i fatti di ogni giorno. Alcuni sono più visibili e più eloquenti di altri. Quei fatti mostrano la società.
A volte, certi accadimenti sono una sintesi mirabile di quasi tutto il resto. Spesso lo sono, ahimè, perché drammatici.

Il naufragio della nave da crociera Costa Concordia, sugli scogli dell’isola del Giglio, è uno di quelli. Il mondo ne sta parlando da giorni, il relitto rischia di affondare, prima che nel mare toscano, in una sovrabbondanza di parole, dette e scritte. Comprese queste mie, ovviamente.

Si condanna il comandante Francesco Schettino per aver abbandonato la nave naufragata con ancora i passeggeri a bordo e si esalta il comandante della Guardia Costiera Gregorio De Falco per il piglio con cui si è rivolto telefonicamente al capitano in fuga dalla nave. Schettino ha subito incarnato nell’immaginario di tanti la mediocrità italiana e la nave piegata sugli scogli con la pancia squarciata è diventata simulacro dell’Italia stessa, piegata da una crisi culturale e sociale prima ancora che economica.

Costa Concordia (boston.com)Al di là di tante considerazioni già dette o scritte, vorrei sottolineare due aspetti della vicenda. 1) Il dato significante la mediocrità italiana, chiaramente espressa dalla prassi del comandante Schettino, è la tracimante ammirazione nei confronti del comandante De Falco. In una società normale De Falco avrebbe fatto solo il proprio dovere e basta, in Italia è già un eroe. Una società che ha bisogno di eroi è malata. 2) Col passare dei giorni dal naufragio e dal progressivo chiarirsi del fatto, è iniziata l’operazione di salvataggio di Schettino e di ridimensionamento di De Falco. Qui è soprattutto la metastasi italiana.

Un sentimento pseudo-tollerante, pseudo-cristiano, pseudo e basta, cioè falso e ipocrita, è già in azione per mettere in evidenza tutte le attenuanti del comandante Schettino e per tacciare addirittura come arrogante e despota il comandante De Falco. Insomma, sta montando l’Italia meschina del compromesso, dei distinguo, del demagogico e assolutorio «siamo tutti uguali», perché c’è il timore che la sanzione morale domani possa toccare a sé stessi. Prima che la Costa Concordia in mare, l’Italia affonda nell’ignavia di una società rammollita dalla commercializzazione di tutto e dall’utilitarismo come unico valore. Quello che una volta messer Guicciardini chiamava «particulare». Le urla di De Falco al telefono fanno paura perché, quand’anche fossero discutibili, sono mosse dal dovere. E il dovere, ovvero l’obbligo morale distinto e sovrastante l’utile, troppi italiani hanno cancellato dalla loro esistenza. Ed ecco che piano, piano le esclamazioni diventano: «Povero Schettino!», «De Falco, ma chi ti credi di essere?».

Costa Concordia (boston.com)Il capitano Francesco Schettino è un codardo e come tale deve essere giudicato e additato alla pubblica opinione. A ciascuno il suo, senza cattiveria, senza rancore, ma anche senza alcuno sconto. Il capitano Gregorio De Falco ha cercato di compiere il proprio dovere. Ed è un esempio. Come tanti italiani, che però sono ai margini della società. Se questo lo tacciono gli uomini, lo gridano le pietre, oggi quelle ferite dell’isola del Giglio. Non bisogna dimenticare che il naufragio della Costa Concordia è stato preceduto nella cronaca nazionale dalla negata autorizzazione del Parlamento all’arresto del deputato Nicola Cosentino, accusato di favoreggiamento alla camorra. L’Italia non è garantista, l’Italia protegge i mediocri, i vigliacchi e i delinquenti: è un’altra cosa.

L’Italia non è e non diventa un grande paese solo perché Giorgio Napolitano lo ripete un giorno si e l’altro pure, come un’ammuffita giaculatoria. Per gli italiani onesti, vittime della mediocrità che comanda, quelle parole del Presidente bruciano come fuoco.

«Serva Italia, di dolore ostello, / nave senza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!» scriveva Dante Alighieri nel Purgatorio sette secoli fa. L’Italia di oggi, bordello a cielo aperto, ha in questi giorni pure una nave senza nocchiere, sugli scogli dell’isola del Giglio, fuor di metafora. Che Dante sia stato anche profeta? Di certo è morto esule. Dunque, se lui è stato un grande, vuol dire che in Italia l’eccellenza non ha mai avuto vita facile.

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