Torino, Manifestazione NO TAV del 28 gennaio 2012 (lastampa.it)«Questo intervento investigativo-giudiziario non è contro la Val di Susa, non è contro il movimento, non è contro nessuna forma di dissenso, non è contro questa o quell’altra mobilitazione che si mantenga nel perimetro del rispetto della legge».
Sono le parole del procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli, a conclusione di una ‘festosa’ mattinata di arresti in tutta Italia, contro soggetti che sono «da tempo impegnati in azioni di protesta contro le istituzioni».1

In effetti l’operazione portata a termine nella mattinata del 26 gennaio è stata una vera «operazione di cesello»,2 studiata per ben sei mesi.

La pietanza che anche questa volta ci è stata proposta è sempre la stessa, con le dovute variazioni sul tema: succulento brodo di violenza, un pizzico di giovani dei centri sociali, una manciata di immancabili e generici anarcoinsurrezionalisti.

Del resto, Caselli non è nuovo a questo esempio di cucina fedele alla tradizione della retorica istituzionale. Tra le tante performance offerteci, come non rievocare gli splendidi sapori del primo attacco giudiziario nei confronti del movimento NO TAV con l’inchiesta Lupi Grigi?
Un capolavoro.
… Che portò alla morte per ‘suicidio’ di Maria Soledad Rosas ed Edoardo Massari.

Un paio di anni fa è tornato a deliziare i nostri palati con l’inchiesta sugli scontri al G8 Universitario di Torino, che portò ad arresti e perquisizioni in tutta Italia.
La sua dichiarazione di allora ricorda stranamente qualcosa di già sentito: «non è un processo ai movimenti, ma agli individui».

Non si tratta di un processo ai movimenti, ma di un processo agli individui.
Forse è il caso di sottolineare che è dagli individui, dai singoli, che ogni movimento, ogni protesta, ogni espressione sociale, prende forma!

Ma attenzione, potremmo commettere un errore nel non ricordare che si tratta di individui violenti.
In effetti questa parola non può che aprire una nuova e concreta chiave di lettura sul lavoro che da anni il governo italiano, così come i governi delle potenze economiche mondiali, sta compiendo tramite l’uso esclusivo delle armi e delle forze di polizia.

In ognuno di noi la figura del violento, come di colui che tramite l’uso della forza impone una volontà criminale, non può che scatenare paura e, insieme, desiderio che questa figura sia presto eliminata dai ‘buoni’, da coloro che si prendono cura di noi e che non possono permetterci di permanere in uno stato di terrore.

Ed è per questo che ci sono ‘i buoni’ a proteggerci ed a prendere le giuste decisioni per il bene comune.

Ed è sempre per questo che, per i lavori della linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione, ‘i buoni’ hanno creato una Legge Obiettivo che ha scelto una ‘buona azienda’ come la FIAT a fare da general contractor e distribuire in trattativa privata gli appalti. In questo modo è stato possibile scegliere solo amici fidati dei ‘buoni’, che non possono che essere ‘buoni’ a loro volta.
Infatti, l’appalto per il tunnel italiano è stato concesso proprio ad una ‘buona’ impresa di una ‘buona’ famiglia: quella dell’ex ministro alle Infrastrutture Lunardi.
Ininterrottamente, ‘buoni’ come Sergio Chiamparino, Mercedes Bresso prima, Piero Fassino e Roberto Cota poi, si sono fatti carico di tenere alta la guardia e fare in modo che nessun malintenzionato, nessun violento, potesse minare l’operato delle «istituzioni», ‘buone’ per vocazione, per scelta, per loro stessa costituzione.

Ma purtroppo ogni cosa buona, prima o poi, viene inevitabilmente minacciata.

Così, qualche valsusino malintenzionato ha cominciato ad insinuare il veleno del sospetto negli abitanti della valle e, come si sa, il veleno fa molto presto a diffondersi e a mietere vittime.
Si è arrivati addirittura a migliaia di persone, tra cui ‘ex buoni’ come alcuni esponenti locali del PD, insegnanti, pensionati, contagiati irrimediabilmente e convinti che la TAV sia solo una speculazione, una appropriazione del pubblico da parte del privato, una minaccia ambientale, uno sperpero di denaro pubblico sottratto al pubblico.
Dalla scorsa estate un fiume di gente ormai incattivita e violenta continua a minare l’operato dei difensori del bene senza dar loro tregua.

Più volte il ministro Maroni ha tentato di riportare alla ragione i valsusini, tant’è che il 24 ottobre, dopo l’ennesima protesta che ha valicato nuovamente i «confini della legge», nella bozza del Decreto Sviluppo, il fortino della Maddalena è stato dichiarato «sito di interesse strategico». E un’ulteriore militarizzazione dell’area del cantiere ha ingrossato il forte braccio dello Stato, che per tutta l’estate aveva dovuto lottare contro i violenti a suon di manganelli, scudi, fumogeni ad altezza uomo e gas cancerogeni, tra camionette e recinzioni, per difendere il buon operato di chi stava cercando di perforare le Alpi.

Ma ecco che degli uomini ancora ‘più buoni’, come il giustizialista di sinistra Caselli, sono arrivati per mettere in chiaro le cose, in difesa delle legittime e democratiche proteste che caratterizzano una sana democrazia: anche chi protesta non è così cattivo: «da un lato [ci sono] i bravi valligiani pacifisti e pacifici, che esprimono un legittimo dissenso (non resistenza, dissenso) e dall’altro i cattivi black block calati dall’esterno, i professionisti della violenza».3

Purtroppo, però, anche i piatti della migliore cucina non vengono apprezzati quando per troppo tempo ci si è disabituati al buon gusto e ‘i bravi valligiani’ continuano a rispondere dicendo: «L’abbiamo già detto: l’unica violenza che vediamo è quella delle cosiddette forze dell’ordine a difesa di un cantiere inesistente, che sperpera denaro pubblico per un’opera dannosa e inutile, ignorando i problemi per i quali in Italia si susseguono proteste e scioperi; e che militarizza, reprime, uccide chiunque vi si oppone».4

A questo punto non resta che chiederci se la resistenza alla violenza del potere possa continuare a definirsi ‘violenza’ o se Caselli non stia, in qualche modo, nascondendo il vero menù.

vin.cirimele@gmail.com

 

1 Intervento del procuratore Caselli su Rai News 24, 26 gennaio 2012
2 M. Tropeano – M. Numa – C. Laugeri, Retata contro i No Tav: 25 arresti. In manette anche due ex terroristi. Caselli: non è un blitz contro la Valle, in «La Stampa.it», 26 gennaio 2012
3 C’erano una volta un barbiere un consigliere comunale e un black bloc, in «notav.eu», 26 gennaio 2012
4 Ibidem

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1 commento

  1. Salvatore Crabuzza

    Complimenti per l’articolo. Preciso nei riferimenti e ben scritto. Riguardo alla questione del meccanismo degli appalti e subappalti, invito a leggere il libro “Corruzione ad alta velocità” di Ferdinando Imposimato. Con riferimento a quanto accaduto durante la costruzione della linea Roma-Napoli, l’opera illustra come mai in Italia il costo dell’alta velocità è molto più elevato rispetto agli altri stati europei, e da chi sono controllate alcune “imprese” che si aggiudicano parte dei già citati subappalti. Chissà, magari anche nel caso della Torino-Lione, un’ indagine sugli appalti potrebbe portare a scoperte interessanti, sopratutto per un “baluardo della legalità”, “un’icona dell’antimafia” come il “buono” citato nell’articolo…

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