Stanotte il Parlamento greco ha votato a favore di una nuova legge di austerità. 278 i deputati presenti, 199 (71,6%) i Si, 74 i No. Nelle stesse ore, moti popolari hanno incendiato Atene. In piazza anche il musicista Mikis Theodorakis, 88 anni, che ha detto del Parlamento: «Sta votando la morte della Grecia».1

I capipartito greci avevano rivolto ai loro parlamentari appelli a votare compatti per il Si, decidendo dopo il voto l’espulsione dal partito dei quaranta che si sono espressi per il No. Dunque, non di appelli si trattava, ma di ordini. Subito prima del voto, il premier greco Lucas Papademos ha chiuso il dibattito affermando che «il vandalismo e la distruzione non hanno un posto nella democrazia».2 Parole che va ripetendo in Italia anche Giorgio Napolitano. Temo che Papademos e Napolitano abbiano dimenticato le lotte cruente che nella storia hanno reso possibile l’affermazione della pratica democratica. La democrazia è una conquista, non è un dono. Perché la democrazia si afferma contro oligarchie più o meno visibili. Quando scade in dono diventa l’osso buttato al cane. Tuttavia, posto l’assunto di Papademos, in democrazia non hanno posto neanche gli appelli imperativi e le conseguenti espulsioni da un partito.

È squallido parlare di democrazia, il governo del popolo, mentre avide minoranze votano leggi che sono chiaramente contro il popolo.

Greek Communists (KKE) display protest banners on Acropolis HillL’ANSA ha dato la notizia titolando: «Grecia, ok piano austerity. Le borse apprezzano. Spread Btp-Bund in calo, torna sotto i 360 punti. Tesoro: ok asta Bot 12 mld, tassi annuali 2,23%».3 Come dire: un oracolo moderno informa che la dea finanza ha gradito. Dall’Acropoli, invece, pende uno striscione di protesta, contro la dittatura dell’Unione Europea: «DOWN WITH THE DICTATORSHIP OF THE MONOPOLIES EUROPEAN UNION». Altri oracoli diranno che lo striscione è fazioso. La qualità di un sistema si valuta nei suoi punti di flesso.

Al di là della ulteriore legge di austerità, quindi del merito dei singoli provvedimenti, è il contesto del voto favorevole a dire con estrema chiarezza e senza enfasi che in Grecia e con la Grecia è morta una certa idea di Europa.

Ho scritto ieri che siamo in un mondo di ciechi. La storia, tuttavia, insegna che la perdita della vista di un popolo non è mai definitiva. Lo conferma proprio oggi la sentenza di condanna dei proprietari di Eternit.4 Nella notte più buia del capitalismo i bagliori superstiti sono i drammatici incedi di Atene. Oggi è difficile dire quando la luce del giorno sostituirà quella dei roghi.

 

1 Corrispondenza dell’inviato Patrizio Nassirio, in «ANSA.it», 13 febbraio 2012
2 Ibidem
3 Ibidem
4 Condanna per Eternit sedici anni ai manager, in «ANSA.it», 13 febbraio 2012

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