Lucio Dalla (wikipedia.it)Quando nella nebbia lattiginosa refoli di vento aprono uno spiraglio, sembra che tutto, d’improvviso possa essere chiaro. Sipari e quinte che si aprono, si chiudono e nell’alternanza dei movimenti lasciano intravedere le prove di uno spettacolo sempre in attesa della prima.

La torre dei Galluzzi non è la più alta di Bologna. È la più viva. Con i suoi tavolini, la sua corte, le sue storie; il quartiere e la musica che lo abita. Quasi un’anticipazione, in centro, della limpida rarefazione di San Michele in Bosco, lì, oltre i viali.

Il mondo è la nebbia, cosa mostra lo spiraglio?

A volte arriva la sera della prima. Raramente, ma non importa. Anche se fosse una soltanto, direbbe comunque che è possibile. Arriva quando lo spettacolo ha una sua propria identità. Magnifica, perché unica, inconfondibile. Arriva quando l’omogeneità neutra e impetuosa della corrente si frange su un sasso che ne devia il corso. La meta è unica, non il percorso. I refoli di vento neanche si assomigliano, se non perché aprono lo spiraglio.

Bologna ha un’anima acquatica. Una volta in città si sbarcava, arrivando dal Navile. Nella trama intricata della circolazione urbana c’erano corsi d’acqua, la cui direzione è sempre il mare. «Com’è profondo il mare». Senza più i canali, la città claustrofobica delle strade ugualmente porticate si apre sul mare dello spirito. Lo spiraglio più ampio, sul senso delle cose. «Così stanno bruciando il mare. / Così stanno uccidendo il mare. / Così stanno umiliando il mare. / Così stanno piegando il mare».

Non che il senso sia nascosto — forse a volte è velato: deve essere colto. È avvolta nella nebbia la cima della torre, ma è lì. E lì rimane anche quando lo sguardo è fisso altrove, sovente verso il basso. Altre volte catturato da riflessi fatui. Il senso non è nascosto, ma bisogna coglierlo. Il refolo lo mostra, lo indica autentico proprio quando sembra che il suo posto sia di altro, di altri.

Il mondo è la nebbia, perché non le cose che sono oltre?

«Canzone, cercala se puoi, / dille che non mi perda mai. / Va’, per le strade tra la gente, / diglielo veramente. … Occhi di mare senza scogli / il mare sbatte su di me / che ho sempre fatto solo sbagli, / ma uno sbaglio che cos’è? … non può restare indifferente / e se rimane indifferente / non è lei».

Lucio Dalla è morto.
Infarto. Ancora una volta il cuore protagonista. L’ultima. Nel primo tempo.

Oggi è calato il vento spontaneo. Aumenta la responsabilità diffusa perché continui a soffiare. Il vento che muove quinte e sipari. Il vento che ingrossa il mare. Così il mare si difende da chi lo uccide volentieri. Perché il mare continua a essere profondo, lì, per chi lo voglia scrutare, «con l’aiuto del buon Dio, / stando sempre attenti al lupo».

Il mondo è in testa. Anzi, nel cuore.

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