I bagliori che a metà febbraio erano degli incendi di Atene, mentre il parlamento greco approvava l’ennesima austerità, nell’Italia di questi giorni sono del fuoco che operai e piccoli imprenditori appiccano a sé stessi. Dalla rabbia della Grecia alla disperata solitudine italiana.

Leggo e sento che di fronte a questi fatti dovrebbe esserci silenzio. Sarebbe un silenzio assordante, insopportabile: «se questi taceranno grideranno le pietre» (Lc 19, 40). Sarebbe, quando fosse espressione di sconcerto, un lusso, che in tempi di ingiustizie sociali non è permesso. La dignità delle persone che hanno cercato la morte dandosi fuoco non si afferma col silenzio. Il silenzio dello Stato sulla propria iniquità fa buttare vite alle fiamme, pietre urlanti più che mai. Silenzio? Non può esserci più silenzio. Bisogna ricrearlo. Le voci del buon senso e della giustizia devono placare le urla mute della disperata solitudine.

Rivedo il Chaplin di Tempi moderni, il minuscolo operaio risucchiato negli ingranaggi di un sistema disumano. Era il 1936.

Leggo e sento che la parte di Stato impegnata a riscuotere le tasse compie il proprio dovere. Dopo il silenzio, ecco il dovere: estrema assoluzione degli orrori più grandi. Un altro mezzo, più razionale, perché si taccia. Perché questo bisogno di silenzio? Lo Stato ha mal di testa? Ha un tarlo che lo rode? Si: è la disperata solitudine delle vite in fiamme. Perché anche gli operai e i piccoli imprenditori sono lo Stato, sia pure quella parte che vale solo un po’ di benzina e un cerino.

Cos’è giusto?

Perché i dirigenti e i funzionari pubblici, i politici e i rappresentanti delle istituzioni che per anni hanno percepito retribuzioni e pensioni stramilionarie non sono chiamati a restituirne una parte significativa in tempo di crisi? Una tassa, magari una tantum, alle sanguisughe dello Stato. No? Sarebbe un esproprio? Sono diritti e ricchezze acquisite? Allora perché l’evasione fiscale dei poveri cristi ha sottratto negli anni milioni allo Stato e le retribuzioni e pensioni stramilionarie no? L’evasore fiscale si mette in tasca soldi che dovrebbero essere di tutti. Cosa hanno fatto negli anni i beneficiari delle retribuzioni e pensioni stramilionarie? C’era e c’è una legge che le fissava. Era ed è un diritto — parente stretto del dovere di cui dicevo prima. Quella legge, quel diritto sono giusti? Sono a vantaggio dello Stato, cioè di tutti, o solo di una parte di esso?

Le persone che si danno fuoco non credono più nello Stato, cioè non se ne sentono più parte. Disperata solitudine Lo Stato è l’élite dirigente avulsa dalla società, i ricchi, gli speculatori, i faccendieri. Cos’hanno a che farci i poveri cristi? Lo Stato è il silenzio e il dovere ipocriti. Lo Stato è la giustizia monetizzata e monetizzabile. Lo Stato è il buio più pesto, oggi violato dalla luce degli uomini in fiamme.

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