Manifesto per un soggetto politico nuovoHo firmato il Manifesto per un soggetto politico nuovo e aderito alla discussione e al progetto che ne sono il presupposto e la sostanza.

Discussione e progetto. Sono espressioni insopprimibili della democrazia, se non con il soffocamento della democrazia stessa. Il timore è che a questo manchi davvero poco in Italia, in Europa. Quando le istituzioni diventano un «muro di gomma» su cui rimbalzano i diritti dei cittadini il tempo a disposizione è poco.

Il Manifesto come discussione aperta e progetto mi porta a considerare uno sviluppo del Manifesto stesso l’intervento del prof. Rodotà,1 di cui condivido lo spirito e tanta lettera.

Come ha scritto Rodotà, parlare di un soggetto politico nuovo «è la registrazione di un dato di fatto». Ecco che il primo impegno deve essere non disperdere la sete di partecipazione presente oggi in Italia. In questo senso l’iniziativa del Manifesto è opportuna e può essere feconda.

Il Manifesto si apre con una percentuale, il 4% degli elettori che si dichiarano soddisfatti dei partiti. Mi piacerebbe che si superasse il sondaggio come base di partenza. Ritengo questo come parte del nuovo da costruire, da organizzare.

È tempo di avere il coraggio di partire da giudizi di valore veri, non da sondaggi, numeri e quantità. Non solo, non tanto. La discussione aperta e rispettosa delle opinioni di ciascuno deve giungere alla formulazione di un giudizio di valore come fondamento, non immutabile, ma certamente punto di partenza del progetto.

I limiti del sondaggio sono analoghi ai limiti della democrazia on line: attenzione, mi ricordano tanto Orwell o Matrix. Avrebbero valore in una società democraticamente matura. Se stiamo a discutere e a firmare il Manifesto vuol dire che la nostra società qualche problema in tal senso ce l’ha.

Validità della dimensione territoriale locale e solidale; limiti chiari e legittimi alla sfera privata, di cui è necessario riaffermare il valore politico, cioè nella polis; limiti al profitto, che non deve essere valore assoluto, altrimenti diventa un falso valore; creare strumenti perché le diversità culturali giungano a una sintesi, siano feconde.

Come dicevo, non credo nella democrazia on line, ma mi piace la «partecipazione attiva riunendo tavoli interagenti» (Party). Per fare questo il web è utilissimo. In altre parole: bisogna rendere sempre più ampia la base di partecipazione e di decisione nella polis. In Italia se ne parla da almeno dieci anni, inutilmente. Solo per propaganda. In tal senso l’indicazione e la difesa dei beni comuni è il punto di partenza. Non a caso, è il movimento civile a difesa dell’acqua bene comune a essere il centro della ricchezza da non disperdere.

La sconfitta dei partiti politici non è la loro cancellazione, ma ricondurli a essere espressione delle attese, dei bisogni, dei moti della società. La sfida è buttare via i politici mediocri che oggi li occupano, non i partiti come strumento. I partiti sono uno spazio-strumento di tutti. Ci metterei questo nella discussione e nel progetto che considero essere il Manifesto che firmo: un movimento civile che scaccia i mercanti dal tempio. Anche per questo il Manifesto non deve portare alla fondazione di un altro partito o alla formazione di altre liste elettorali, non sarebbe nuovo, sarebbe sterile. Il movimento civile del Manifesto per un soggetto politico nuovo deve spingere a riprendere in mano il destino comune, in quanto cittadini e non perché politici di mestiere. Nell’Italia di oggi appare come utopia. Proprio per questo merita seguito.

Vorrei che il movimento civile che c’è in Italia diventasse rete, nel senso di riuscire a muoversi su un cammino comune. Sarà banale, ma bisogna unire le forze. È il primo passo. La nuova Italia, la nuova politica (della polis) devono essere realizzazione di una discussione e di un progetto in grado di fissare, affermare e difendere valori veri, in cui davvero la maggioranza degli italiani possa riconoscersi e con essi costruire il proprio futuro.

 

1 S. Rodotà, Beni comuni e democrazia, in «soggettopoliticonuovo.it», 12 aprile 2012

Pubblicato su soggettopoliticonuovo.it.

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1 commento

  1. Paolo Barbieri

    (mi è valsa l’invito, unico ometto, all’assemblea. A volte che potesse servire)

    Lettera aperta all’
    ASSEMBLEA DELLA RETE DELLE DONNE PER LA RIVOLUZIONE GENTILE

    Care amiche rivoluzionarie e gentili
    se esiste una sezione maschile della vostra rete, mi piacerebbe proprio farne parte per poter partecipare nella vita almeno ad uno di quei movimenti e/o eventi che hanno segnato nella storia l’evoluzione dei popoli, provocando balzi repentini nel suo dispiegarsi.

    Ma… ma se davvero avete intenzione, come ho letto, di affidare le vostre ansie rivoluzionarie alla dialettica partitica parlamentare, per come essa si dipana mediocremente nei nostri palazzi, dubito che possa avanzare a balzi repentini, ma piuttosto a passi di lumaca e di gambero, con pesanti compromessi a perdere, fino a frustrare nei contenuti e nei tempi, le pur fondamentali e mature richieste e aspettative.

    A meno che… a meno che i partiti ai quali vi rivolgerete, che sono anche i miei, non decidano di tornare a guardare alla cittadinanza, abbandonando la prassi della ricerca ad ogni costo di accordi di vertice, anche chiaramente contraddittori e deludenti, preconizzando a questo modo anche un successo elettorale capace di dare al Paese, finalmente, una guida progressista coesa e libera da compromessi invischianti, attingendo largamente al “non voto”.

    Non mi sfugge il fatto che la rivoluzione che perseguite sia prettamente o prevalentemente di “genere”, ma mi domando e vi domando quanto essa sia possibile in una repubblica tanto bisognosa di una rivoluzione generalista. E la mia risposta è che non possano viaggiare disgiunte.

    Personalmente da anni cerco sbocchi al mio insofferente animo rivoluzionario democratico e nonviolento. E sono convinto di averli trovati dentro la nostra perfetta Costituzione. E mi piace definire con un ossimoro la mia rivoluzione “Costituzionale”, ma potrebbe indifferentemente chiamarsi Gentile o Mite o Dolce, che non prevede né violenza né illegalità.

    Se non vi ho già stancato, provo a farvi partecipi del mio disegno, che nel tempo, pur avendo trovato eccellenti estimatori (anche documentabili), non ha invece trovato autori in grado di attuarla. Chissà che non possa essere la proverbiale concretezza femminile a precipitarla nella nostra realtà, da tempo in attesa.

    E perchè accada, basta infine soltanto esercitare concretamente la COSTITUZIONE, non solo amarla, difenderla, stimarla: SOLTANTO ESERCITARLA, brandendo decisamente i seguenti articoli:

    1 – La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

    71 – Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno 50 mila elettori, di un progetto redatto in articoli.

    50 – Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

    40 – Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.

    Ed anche il 2 e il 3.2 entrano a buon diritto in questo “arsenale rivoluzionario”.

    Sono ben consapevole che l’art. 71 non ha prodotto finora una benché minima leggina. Per 2 motivi: l’arroganza del potere che non vuole interferenze dal basso e fagocita referendum come noccioline, e i numeri esigui dei proponenti e sottoscrittori, che non potevano, per questo, fregiarsi della qualifica di “Popolo Sovrano”.

    Ora perchè una rivoluzione sia tale, deve provocare cambiamenti significativi e apprezzabili da subito (o quasi) per qualità e quantità, per cui NON una sola proposta di legge secondo il 71, ma una decina di proposte generaliste, le più attese dalla cittadinanza, le più promesse e disattese dalla casta politica, a recupero e difesa della qualità della democrazia e della nostra dignità, e altre (5/10) di genere care alle donne e non solo.
    Proposte sottoscritte singolarmente da 100 mila elettori per soddisfare largamente la norma, e sostenute nell’insieme da 5/10/15/20 milioni di firme nella forma semplificata della petizione (art 50), per dare concretezza imponenza e immanenza alla SOVRANITA’ POPOLARE.

    E non ditemi che sono troppe in tempi in cui quasi ogni giorno migliaia di persone consumano suole e speranze in manifestazioni pulviscolari purtroppo sempre fini a se stesse (se va bene), non ditemi quando il 13 febbraio eravamo un milione, non quando in 28 milioni siamo andati al voto referendario, ne quando alla parola “rivoluzione” su FB rispondono decine e decine di comunità, ne quando l’aventino elettorale lucido e razionale vale 12 milioni di voti (Demos), ne quando la sfiducia e il disprezzo per la casta politica supera il 90% della cittadinanza: Raccogliere firme sotto una petizione a sostegno è meno impegnativo e pesante e difficile e costoso di tutto questo.

    E se il potere vorrà ancora ignorare o sfoggiare il massimo dell’arroganza, ebbene allora l’art. 40 darà la stura a una grande e unitaria manifestazione popolare non più fine a se stessa, ma con obbiettivi chiari precisi definiti e ottenibili, con l’autorità e l’utorevolezza della Costituzione e del Popolo Sovrano che, esercitandola, ne pretende il rispetto pieno reale e concreto. Se del caso anche reinventandosi il “conclave” di medioevale memoria, quando i sudditi papali, non certo fulgido esempio di progressismo né figli di una RESISTENZA LIBERATRICE, costrinsero a pane e acqua i grandi elettori con un assedio non violento, ma ermetico, fino all’avvenuta elezione del nuovo papa.

    Paolo Barbieri 328 48 66 424 La Spezia 27/10/11

    p.s. Ad una versione più ampia e dettagliata il prof Romano Prodi ha risposto con una breve lettera MANOSCRITTA su carta intestata (che posso riprodurre), il compianto prof. Vittorio Grevi, docente di diritto all’università di Pavia ed editorialista del Corriere con una telefonata emozionante ed entusiasmante (che non posso riprodurre), il prof Ugo Mattei dell’università di Torino e San Francisco, in prima linea nei referendum sull’acqua con 3 mail (riproducibili), mostrandomi approvazione e interesse.

    Ovviamente anche numerosi cittadini meno noti, ma altrettanto acuti, con prevalenza categoriale di docenti e insegnanti.

    E se è vero che i vanneggiamenti di un comune cittadino qualunque possono essere ignorati come insignificanti, difficile fare altrettanto con i pareri dei sigg. di cui sopra. Per questo non posso deflettere dal perseverare nella divulgazione e nella ricerca.

    Spero in una meditata risposta nel merito e non il semiautomatico cestino delle spam. Meditata con mente aperta, orientata alla ricerca della via più efficace per la RIVOLUZIONE GENTILE (o mite, dolce, costituzionale) chiunque ne sia il proponente, anche ben altri da sé. E se sarà stroncatura, non sarà la prima ne l’ultima e continuerò a cercare l’autore perchè, con tutto l’ottimismo della volontà che mi è possibile, non riesco a credere che una Rivoluzione a misura di donne e di popolo possa uscire da un Parlamento bivaccato dalla casta, senza la determinata e incoercibile pressione della SOCIETA’ CIVILE, finalmente consapevole della propria SOVRANITA’ COSTITUZIONALE.

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