È stato presentato oggi il rapporto di Censis e Confcommercio sulla fiducia e le aspettative delle famiglie italiane nei primi mesi del 2012.

Risulta confermata dai numeri la sensazione che in tanti abbiamo, per esperienza diretta, di essere di fronte a una significativa difficoltà economica delle famiglie italiane. Di esse, infatti, il 78,9% è in pari tra il reddito disponibile e le spese per i consumi. Vuol dire due cose in particolare: 1) la gran parte delle famiglie italiane riesce con sacrifici a gestire il presente e non è in condizione di costruire futuro, a cui va incontro, per questo, con timore e sfiducia; 2) una spesa imprevista (salute, manutenzione casa, altre tasse) spinge le famiglie in deficit, la cui entità può condizionarne il bilancio, quindi le prospettive, anche per un tempo lungo. Già oggi, all’11,3% delle famiglie italiane (oltre 2.800.000) il reddito non basta più a coprire le spese. Di queste il 58% ha dovuto ricorrere ai propri risparmi. Vuol dire che 1.200.000 famiglie non ha risorse proprie su cui contare.

Chi riesce a risparmiare, il 9,8%, a giugno 2011 era il 28%, si è quindi ridotto di ben 18 punti percentuali in nove mesi. Scrive il Censis: «Minore capacità di reddito si accompagna dunque, inesorabilmente, ad una minore capacità di risparmio, in una spirale che appare in questo momento piuttosto preoccupante».

Censis, Famiglie e copertura spese

L’impoverimento delle famiglie è determinato non tanto dalla crisi economica, ma dal governo del prof. Monti, la cui politica fiscale ha colpito energicamente il ceto medio italiano, preservando i grandi redditi e patrimoni. La messa in sicurezza dei conti pubblici sta costando alla gran parte degli italiani un prezzo elevatissimo e quindi iniquo, che non può essere tollerato.

Lo Stato si mostra sempre più come un’entità astratta e distante, quando non è identificato col ristretto novero dei ricchi, sempre tutelati. Se lo Stato è altro dal cittadino comune, perché il cittadino comune deve rovinarsi la vita per pagare le tasse? Questa è la cultura che sta divulgando il prof. Monti, nonostante i reiterati spot in televisione e i suoi stessi fervorini sul tema. Bisogna creare le condizioni perché l’evasione fiscale sia pensata dai cittadini come un delitto e non come una liberazione. Bisogna farlo concretamente, però, non a parole.

«Occorre saper dire dei “no” motivati e giusti, soprattutto giusti, di una giustizia comparativa. Occorre, cioè, che sacrifici e rinunzie lo Stato sappia distribuire in modo da pesare maggiormente su chi ha più larghe possibilità, limitando fino a spegnerlo l’aggravio sulle categorie più deboli. Su questo punto siamo ancora assai lontani da una accettabile giustizia» (Oscar Luigi Scalfaro, 1992).

 

Censis e Confcommercio
Outlook dei consumi
Clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane nei primi mesi del 2012

L’outlook in sintesi

Clima di fiducia in calo, ridotte capacità di risparmio e spese obbligate in aumento, definiscono un quadro congiunturale molto difficile.

Nei primi mesi del 2012 appare quasi impossibile prevedere una ripresa effettiva dei consumi, già da lungo tempo in una fase stagnante. La pressione fiscale in aumento ed i prezzi ormai fuori controllo dei prodotti energetici e delle utenze domestiche non fanno altro che accelerare la recessione in atto, diffondendo un clima di insicurezza per il futuro in molte famiglie a basso reddito e spingendo ad un atteggiamento di forte cautela anche le famiglie con buone o elevate possibilità di spesa.

Nella rilevazione dell’Outlook dei consumi, realizzata a marzo 2012, più del 70% delle 1.200 famiglie intervistate ha dichiarato di avere incrementato le proprie spese per carburanti ed un ulteriore 70% lamenta maggiori spese per le utenze domestiche. E’ sempre più diffusa la sensazione di un incremento dei prezzi delle spese obbligate che, a parità di consumo, riducono il reddito disponibile.

Meno del 10% delle famiglie è riuscito a risparmiare, nel corso degli ultimi sei mesi, una parte delle entrate familiari; era il 28% a metà del 2011. Si diffonde sempre di più la sensazione di spendere tutto o quasi tutto ciò che si guadagna: è di questa opinione quasi l’80% delle famiglie contattate ed era il 53% a metà del 2011.

In questo contesto di incertezza si diffonde un atteggiamento di moderazione e di contenimento delle spese: l’87% delle famiglie contattate ha riorganizzato le spese alimentari optando sempre più frequentemente per le offerte speciali e prodotti meno costosi, il 78% riduce pranzi e cene fuori casa, il 63% ha ridotto gli spostamenti in auto o scooter per cercare di risparmiare sul consumo di benzina, il 40% ha rinunciato alle spese per abbigliamento e calzature. Il quadro che emerge non è quello di un Paese impoverito, ma più oculato nelle spese, il che ovviamente non aiuta ad uscire dalla spirale di bassa crescita in cui il Paese si trova da lungo tempo.

Le previsioni di spesa delle famiglie sono, pertanto, ridotte al minimo; non più del 5% degli intervistati prevede di effettuare a breve l’acquisto di un elettrodomestico, o l’acquisto di nuovi mobili per la casa o interventi di ristrutturazione dell’abitazione. Tale quota è la più bassa registrata negli ultimi anni. Molte sono, viceversa, le famiglie che per il momento procrastinano spese che erano in programma fino a poche settimane fa.

Il clima di fiducia risulta, nei primi mesi dell’anno, ulteriormente deteriorato rispetto a quanto si rilevava a metà del 2011, in una fase già di diffuso scoraggiamento tra le famiglie italiane: diminuiscono di 5 punti percentuali le famiglie che guardano con ottimismo il futuro ed aumentano di 6 punti le famiglie pessimiste. La quota di ottimisti è la più bassa degli ultimi tre anni. Molto diffusa, inoltre è l’idea che le misure più recenti varate dal Governo abbiano un effetto depressivo sulla capacità di spesa delle famiglie: il 61% degli intervistati ritiene che nel 2012 starà peggio rispetto al 2011, appena il 20% ritiene che disporrà di meno denaro a causa del maggiore livello di tassazione, ma che i sacrifici saranno utili al Paese ed il 19% ha indicato che non migliorerà né peggiorerà rispetto a prima.

 

Censis, Outlook consumi (marzo 2012) – Testo completo

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