Una «grande preoccupazione» di Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, è il rischio in Europa di una «generazione perduta».1

Di fronte a parole del genere, di personaggi globali come Madame Lagarde, vien da pensare che siano dette non tanto per stimolare o addirittura per allarmare, quanto piuttosto per affermare una realtà mediante un timore. In Europa, la «generazione perduta» non è un pericolo da evitare, ma una realtà da gestire.

Ieri il Censis ha pubblicato il rapporto sulle famiglie italiane, oggi l’Istat ha diffuso il comunicato stampa sui disoccupati, inattivi e sottoccupati. Sembrano bollettini di guerra di uno stanco fronte interno o bollettini medici sulle condizioni di un malato con prognosi riservata.

Nel 2011 in Italia gli inattivi che non cercano un lavoro, ma sono disposti a lavorare sono 2.897.000, l’11,6% della forza lavoro. In aumento di 133.000 unità, 4,8%, rispetto al 2010. La media in Europa è 3,6%. Se chi non ha lavoro e non lo cerca è un problema, in Italia è tre volte più grave che in Europa.

Sempre nel 2011 e in Italia, i disoccupati, ovvero chi non ha lavoro e lo cerca, sono 2.108.000: un numero inferiore agli inattivi che il lavoro non lo cercano più. Vuol dire che tra chi non ha lavoro prevale la sfiducia. Disoccupati e inattivi sono poco più di 5 milioni.

Madame Lagarde vede i disoccupati in Europa come «nubi all’orizzonte». A giudicare da quanti ne ha contati l’Istat in Italia, è chiaro che pioverà. Per impedire l’alluvione, la «generazione perduta» dovrebbe riprendersi il proprio destino, strappandolo di mano alle classi dirigenti che lo hanno rubato.

 

1 Lagarde, allarme giovani. ‘In Ue generazione persa’, in «ANSA.it», 19 aprile 2012

 

Istat su Disoccupati, inattivi, sottoccupati (19 aprile 2012) – Testo completo

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1 commento

  1. Lavoro e Sicurezza Sociale queste sono le priorità per la Puglia, il Sud ma ormai l’Italia in generale. Mi fido dei dati pubblicati, anche se a dire il vero tutta questa crescita dell’occupazione in Puglia non la vedo soprattutto vorrei una maggiore attenzione per quella fascia di età di inoccupati e disoccupati over 34, spesso laureati e rimasti al palo si parla tanto di aiutare i giovani, ma ormai le persone di quell’età quasi sempre vengono considerate troppo vecchie per lavorare, ma troppo giovani, inesperte e/o capaci per poter usufruire di misure per l’inserimento. Comunque Vendola delle politiche per la formazione e il lavoro le ha realizzate. A livello nazionale, invece, a parte le assurdità ultraselettive di diritto al futuro del precedente governo (che per molti altri versi ha invece lavorato per togliere e diritti e possibilità lavorative) poco o niente. Speriamo in un cambiamento vero

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