I primi risultati delle elezioni amministrative in Italia confermano le facili previsioni di frammentazione del voto. Nei comuni in cui si è votato i candidati sono stati davvero numerosi, per cui è chiaro che la frammentazione era molto probabile.

Il Pdl cala vistosamente, ma è vero anche che il centrodestra è diviso. Allo stesso modo il Pd tiene, ma la sinistra è in almeno tre o quattro gruppi distinti. Che di questi tempi il Pd sbandieri la propria tenuta contro il calo del Pdl mi sembra provinciale. C’è l’affermazione del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, l’unica vera novità.

Il dato più significativo è l’astensione, ovvero i cittadini che non si sono recati ai seggi elettorali. Ormai in Italia i votanti sono meno del 70% degli aventi diritto. Significa che alleanze eventuali (ammucchiate?), anche larghe, esprimerebbero nell’ipotesi migliore il 40% dei cittadini italiani, una minoranza. È questo il punto. Ciò che resta della democrazia in Italia rischia di essere definitivamente soffocato dai capipartito, gli stessi da trent’anni almeno, impegnati a difendere il sistema che ne legittima sopravvivenza politico-istituzionale e privilegi.

La presenza di tanti candidati e di tane liste, indicata in negativo come la causa della frammentazione, è stata anche, in positivo, una possibilità, ovvero l’opportunità di scegliere. Soprattutto al Nord scegliere è stato possibile, tra i partiti tradizionali e il Movimento 5 Stelle, nuovo, come nuova fu la Lega vent’anni fa.

Tuttavia, Beppe Grillo e i giovani del Movimento non hanno scardinato il sistema — il Pdl sarebbe calato comunque — e soprattutto non hanno inciso sull’astensionismo, che anzi, nonostante loro, è cresciuto notevolmente. Le elezioni riguardano una quantità sempre minore di italiani. Un terzo degli aventi diritto che decide di non votare afferma un rifiuto della politica e una sostanziale estraneità ad essa, percepita e quindi espressa come cosa loro, dei politici di mestiere e dei loro tifosi. Riportare gli italiani al voto sarebbe stata la grande vittoria dei grillini e l’unica possibilità di cambiamento in Italia. È troppo tardi? È cosa impensabile (utopia?) nella società italiana?

Il nuovo, anche solo come protesta, deve essere affermato e sostenuto da chi ha rifiutato già da anni i vecchi partiti comitati d’affari, rinunciando a causa loro addirittura al voto, ovvero all’atto costitutivo della democrazia. Non essendo accaduto, si profila per il futuro una più o meno grande coalizione (ammucchiata?), che somiglia sempre di più all’anacronistica quanto pericolosa balena bianca.

La sfida di Grillo-Achab e di quanti credono ancora nella democrazia continua a essere questa.

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1 commento

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