Per dirla senza troppi giri di parole, se stasera dovessi scommettere su chi vincerà in Italia le elezioni politiche del 2013, punterei sul centro-destra.

Questo non perché la vittoria del competitore ritenuto sfavorito fa vincere di più, ma per l’indicazione politica che emerge dal risultato dei ballottaggi amministrativi.

L’Italia esprime distanza, sfiducia, rabbia verso i partiti tradizionali. In modo più evidente e diretto verso il Pdl, sconfitto politicamente e numericamente; ma anche verso il Pd, sebbene esso sia fiero fino alla baldanza di una vittoria che ritiene politica e non solo numerica.

Eppure, negli ultimi anni, i candidati espressione del Pd hanno perso puntualmente le primarie, che si siano svolte in Puglia per le regionali, oppure a Milano, Napoli, Genova, Palermo per le comunali. In questi casi, la scelta è stata sempre per figure il cui tratto significativo è proprio la distanza quando non la dialettica aperta con il Partito democratico.

Parma, Federico Pizzarotti al voto (giornaledibrescia.it)Oggi il Pd perde a Parma il confronto con Federico Pizzarotti, del Movimento 5 Stelle. Nella città emiliana, il candidato del centro-sinistra si ferma a confermare i voti di due settimane fa, mentre il giovane del Movimento aumenta di ben tre volte il risultato del primo turno, passando dal 19,5 al 60,2%. Politicamente significa che il Partito democratico non ha mosso un voto, ovvero ha perso la sfida con il nuovo rappresentato dal Movimento 5 Stelle, che invece ha preso i voti di tutti gli altri.

A Palermo stravince Leoluca Orlando, in vivace antitesi col Pd. A Genova diventa sindaco Marco Doria, indipendente, sostenuto da una lista civica, da don Andrea Gallo e da Vendola. In decine di altri comuni vince il Pd, anche strappando l’amministrazione al centro-destra, ma si tratta di un’affermazione numerica. Che si riferisce alla quantità di sindaci eletti, non ai voti ottenuti, in calo rispetto alle precedenti amministrative. Il dato politico è che il nuovo di successo batte sia il Pdl che il Pd. Il risultato del Pd sembra determinato più dall’assenza di un avversario — il crollo del Pdl — che non da una propria affermazione politica.

Gli italiani hanno espresso la sfiucia verso i partiti tradizionali anche e soprattutto astenendosi dal voto. Pure nei ballottaggi il dato significativo è la percentuale assai bassa di votanti, complessivamente poco più di 2 milioni, il 51,4%. A Genova non ha votato il 60% degli elettori.

Il risultato di Genova, cioè il civico Marco Doria eletto sindaco e l’altissima percentuale di astenuti, sia al primo turno che al ballottaggio, mostra due limiti del Movimento 5 Stelle, che pure è la novità significativa delle elezioni amministrative 2012. 1) Il Movimento non riesce a far calare l’astensionismo, pur avendolo dichiarato tra i suoi intenti. 2) Quando c’è un nuovo radicato e organizzato, come Doria sostenuto dalla socialità di don Gallo (esperienza simile a quella di Pisapia a Milano e di De Magistris a Napoli), il Movimento di Grillo si afferma, ma non prevale.

Stando così le cose, perché il Pd dovrebbe vincere le prossime elezioni politiche? Solo per essere tra i vecchi partiti quello che ha perso meno voti?

Quindi, io scommetto sul centro-destra e sull’ennesimo cambiamento che non cambierà nulla, ma vincerà, perché come nel 1994 darà agli italiani l’illusione del nuovo, attraverso le sembianze di un cambio generazionale guidato da un Montezemolo qualsiasi. In alternativa alla solita sterile baldanza del centro-sinistra, ovvero al rischio di finire tutti in mano a D’Alema Mangiafuoco. Che del centro-destra sarà, ancora una volta, il grande elettore.

La storia non è più maestra di vita…

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