Ho ripreso in mano La guerra di guerriglia di Ernesto (Che)1 Guevara proprio in questi giorni in cui, un gruppo armato, si sta ergendo nuovamente a giudice ed esecutore di sentenze in virtù di una presunta giustizia del popolo.

Naturalmente, più che per imparare ad adattare una bottiglia Molotov a un fucile M-16, ho voluto riprendere in mano e sfogliare le poche pagine di questo libro per ripercorrere l’analisi socio-politica lucida e solida che contraddistingue l’intera opera letteraria, se non l’intera vita, di una figura come quella di Guevara. Uomo che ha imbracciato il fucile avendo sempre ben presenti i presupposti necessari e, soprattutto, il fine verso cui tendere.

Il Che, da animo rivoluzionario e romantico, direi quasi nel senso anarchico ottocentesco del termine, crede fermamente che «non sempre si deve attendere che si producano tutte le condizioni favorevoli alla rivoluzione; il fuoco stesso dell’insurrezione può crearle».2
La sua solida formazione e la sua matura intelligenza, tengono però subito a chiarire che l’atto armato non coincide con quel processo che spesso viene banalmente indicato e generalizzato come rivoluzione!

Non è la guerriglia, intesa come primo momento di azione armata, a creare le condizioni favorevoli alla guerriglia stessa, anzi, il Che sottolinea come la guerriglia nasca da una condizione ormai priva di ulteriori sbocchi e che questa possa essere considerata come strada da intraprendere solo nel momento in cui si siano esaurite tutte le possibilità di lotta politica.
Da rivoluzionario, afferma con forza come la guerriglia sia un fenomeno politico e, in quanto tale, non sia scindibile dalla società nella quale si crea e dallo sviluppo della società stessa.

Resta ferma e centrale la ‘risposta’ a un bisogno di un popolo.
La stessa figura del guerrigliero, per Guevara, coincide con un uomo del popolo, che necessita dell’appoggio del popolo, che «fa propria l’ansia di libertà del popolo e che, esauriti i mezzi pacifici, passa all’azione e diventa l’avanguardia armata del popolo in lotta».3

Potrebbe a questo punto sembrare che, non essendo oggettivamente possibile valutare quando i mezzi di lotta politica ‘pacifica’ siano realmente esauriti e quando un popolo abbia necessità che si inneschi il ‘focolaio di rivolta’, l’azione armata possa ritenersi facilmente giustificata.

Questo è uno dei punti critici che difficilmente riesce a trovare dei parametri univoci di giudizio e il discrimine fra quello che è il Dovere e quello che è fanatismo può generare mostri.

Storicamente, e nuovamente in questi giorni, con diverse accezioni e dimensioni, qualcuno ha ritenuto doveroso ricorrere all’azione armata per rispondere a quello che è stato interpretato come un richiamo del popolo.4

Ne La guerra di guerriglia, in virtù di un’indiscussa fiducia, il Che individua nel popolo stesso l’indicatore preciso della liceità dell’azione armata. Quello che potrebbe apparire un testo manualistico un po’ anomalo, si manifesta soprattutto come una precisa affermazione di onestà nei confronti di un popolo.

Credendo di non avere strumenti adeguati per indicare il giusto metro, mi limiterò a sintetizzare il metro di Guevara.
Chi parte dal popolo per lottare per l’emancipazione del popolo, non può prescindere dal popolo.
Chi parte dal popolo non si erge al di sopra del popolo, non si fa giudice, non si fa giustiziere al di fuori del popolo.

 

1 Ho inserito qui le parentesi per sottolineare come il noto ‘Che’ che solitamente si usa a mo’ di nome quando si parla di Guevara è in realtà un affettuoso nomignolo affibbiatogli dai compagni di lotta cubani. ‘Che’ è un intercalare tipico degli argentini che, in terra cubana, assunse, come spesso accade, la veste di un vero e proprio nome!
2 Ernesto Guevara de la Sierna, Guerrilla, Mondadori, Milano, 1996, p. 15
3 Idem, p. 55
4 Queste azioni si sono spesso tradotte in atti di terrorismo. Pratica verso la quale il Che si esprime più volte e chiaramente: «Crediamo sinceramente che il terrorismo sia un’arma negativa, che non produce gli effetti desiderati, che può mettere il popolo contro un determinato movimento rivoluzionario». Idem, p. 131

stampa

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

 caratteri disponibili

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>