Dopo due mesi e alcuni giorni dalla pubblicazione del Manifesto e dalle prime firme online; dopo averlo firmato io stesso; dopo la prima assemblea nazionale a Firenze del 28 aprile e dopo una prima riunione a Roma il 12 maggio del coordinamento nazionale è tempo di fare il punto e di proporre una sintesi della discussione intorno al soggetto politico nuovo chiamato ALBA, acronimo di Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente.

Beni comuni (ilcittadinoonline.it)«Selezionare le informazioni è un fatto di potere, ma serve» (Lallo Degiosa)1 è stato detto nell’assemblea di Firenze e io sono d’accordo, tanto da considerare questa azione un piccolo contributo alla vita e alla divulgazione del soggetto stesso. Lo impone soprattutto l’utilizzo di Internet come spazio e mezzo di discussione, per la quantità di informazioni che in breve raccoglie e genera e nella quale è possibile perdersi. Così il rischio è di soffocare la democrazia piuttosto che riformarla, attuarla, consolidarla. Libertà e democrazia si attuano nella scelta, quindi sono responsabilità. Quando la massa di informazioni è enorme, qualcuno deve assumersi l’onere della selezione. Altrimenti democrazia diventa demagogia. La rete è il presente e il futuro di tante cose, è uno strumento dalle enormi potenzialità, ma «non è una panacea» (Luca Raffini).2 Vuol dire che anche per Internet vale porre sempre la questione del come utilizzarlo. Si tratta di uno dei temi di maggiore interesse nella discussione che accompagna la nascita e i primi passi di ALBA.

Il progetto è iniziato con il Manifesto per un soggetto politico nuovo, scritto tra gli altri da Paul Ginsborg, Alberto Lucarelli e Marco Revelli e i cui primi firmatari sono stati quarantatre intellettuali e professionisti, tra cui Paolo Cacciari, Luciano Gallino, Stefano Rodotà, Guido Viale. Storici, politologi, giuristi, economisti. Revelli è stato tra i fondatori di Lotta Continua (1969), Ginsborg tra gli ispiratori del movimento dei girotondi (2002). Lucarelli è assessore al Comune di Napoli della giunta De Magistris, con le deleghe beni comuni; acqua pubblica; servizi idrici e fognature; servizi informatici; reti telematiche e telefoniche; rapporti con i comitati civici, movimenti, comunità e cittadinanza attiva; assemblee del popolo. Lo annoto per dire la tradizione di impegno civile e di innovazione che è alle origini di ALBA. Il Manifesto è stato pubblicato online il 26 marzo 2012 ed ha raccolto finora 5.673 firme. Del Manifesto ho già scritto quando l’ho firmato.3

Il 28 aprile si è tenuta a Firenze la prima assemblea nazionale del soggetto politico nuovo. In quella sede, dopo una precedente prima votazione online, è stato scelto il nome, ALBA appunto, Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente. L’acronimo dice chiaramente quali siano i temi fondamentali del soggetto in formazione ed esprime bene, con l’immagine del sorgere, il nuovo che il soggetto vuole essere.

I resoconti dei lavori di Firenze sono disponibili sul sito di ALBA.4 Qui ne propongo una sintesi ragionata. Nella relazione introduttiva, Marco Revelli ha indicato i fondamenti di ALBA:

- raccogliere la domanda diffusa di partecipazione, senza essere, però, un nuovo partito;
evitare strumenti organizzativi tradizionali e sfruttare l’orizzontalità della rete;
carattere pregiudiziale e imprescindibile è l’antiliberismo;
centrale è la questione del lavoro e la difesa dello Statuto dei lavoratori;
ALBA non chiede agli aderenti l’esclusiva dell’appartenenza, può farne parte anche chi milita in altre formazioni politiche e sociali;
nessuna retribuzione, tutti volontari, partigiani dei beni comuni.

Luciano Gallino ha proposto la creazione immediata e diretta di posti di lavoro, attraverso l’istituzione di un’Agenzia per l’occupazione, che «stabilisce i criteri di assunzione, il numero delle persone da assumere, il livello della retribuzione, i settori cui assegnarle. Le assunzioni vengono però effettuate e gestite unicamente su scala locale, da comuni, regioni, enti del volontariato, servizi del lavoro, ecc.». «Le persone assunte dall’Agenzia dovrebbero venire impiegate unicamente in progetti di pubblica utilità diffusi sul territorio e ad alta intensità di lavoro. (Le grandi opere non presentano né l’una né l’altra caratteristica). Progetti del genere potrebbero essere: la messa in sicurezza di edifici scolastici (oggi il 50% non lo sono); il risanamento idrogeologico di aree particolarmente dissestate; la ristrutturazione degli ospedali (nel 70% dei casi la loro struttura non è adeguata per i modelli di cura e di intervento oggi prevalenti). Per attuare progetti del genere sarebbero richieste ogni sorta di figure professionali».5

La proposta di Gallino pone delle questioni. I lavori di pubblica utilità in Italia evocano assistenzialismo. Istituire un’agenzia nazionale significa creare una nuova propaggine dello Stato, che in Italia è farraginoso, famelico, non funziona. Appesantirlo ulteriormente darebbe argomenti a chi lo Stato vuole privatizzarlo. Ciò che invece in Italia dello Stato sembra funzionare sono i comuni — sebbene i più piccoli dovrebbero essere accorpati in nuovi organismi amministrativi territoriali,6 così da renderli più efficienti e risparmiare risorse pubbliche. E allora, bisognerebbe individuarne alcuni di riferimento e affidare a essi la gestione dei lavori di pubblica utilità. L’Anci potrebbe garantire la sorveglianza, necessaria.

Un punto caratterizzante l’ALBA è la netta opposizione all’obbligo del pareggio di bilancio inserito nella Costituzione italiana su proposta del governo Monti e con voto del Parlamento, Partito democratico compreso. L’assemblea di Firenze ha affermato che si tratta di «un attacco decisivo al welfare al lavoro e ai beni comuni». Tale riforma costituzionale è indicata come l’ulteriore affermazione dei «potentati internazionali che dominano l’Europa ed espropriano i popoli europei della loro sovranità politica».7 Indicare alla sensibilità comune l’egemonia globale di una certa economia e la conseguente limitazione di sovranità dei singoli stati è condizione necessaria per immaginare e costruire un’alternativa concreta. In questo senso l’opposizione di ALBA merita il più largo sostegno.

Per quanto riguarda la riforma del mercato del lavoro, l’assemblea di Firenze osserva che essa «non garantisce alle giovani generazioni, lavoro stabile e sicuro, non fa chiarezza sugli ammortizzatori sociali sia per quanto riguarda la cassa integrazione sia per quanto riguarda il sostegno al reddito, non dà certezze a quelle lavoratrici e quei lavoratori espluse/i in età avanzata dal ciclo produttivo o che hanno lasciato il lavoro prevedendo l’accesso alla pensione attraverso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali sulla base della legislazione vigente». Ovvero, la riforma del governo Monti non risolve le grandi questioni del mondo del lavoro, dal precariato alla disoccupazione giovanile a una maggiore giustizia sociale, conservando di fatto un’organizzazione sociale che invece deve essere cambiata. Quindi, l’assemblea «ritiene che ciò che avviene in ogni luogo di lavoro ed il modello di relazioni sociali che in esso si sviluppa non possa che riguardare tutte/i coloro che sono impegnate/i a costruire un’Italia e un’Europa differenti».8

A Firenze hanno lavorato anche tre diversi gruppi, sui temi Contenuti, Organizzazione e Comunicazione web. Indico gli spunti emersi che ritengo più interessanti.

«Evitare semplificazioni. Europa decentrata, Italia ponte verso il mediterraneo» (Riccardo Rifici).
«Antiliberismo non è anticapitalismo. Finanza non è economia produttiva» (Umberto Baldocchi).
«Principi di metodologia più che principi di democrazia partecipativa. Le forme contano!» (Viviana Lorenzo).
«Un soggetto ha bisogno di avere un Progetto, che va oltre: deve dire cosa produrranno gli operai FIAT dei cui diritti tutti vogliamo occuparci» (Massimo Marino).
«Il modello economico attuale è incompatibile con la democrazia» (Catia Caponero).
«La formazione politica deve avere una visione del mondo e qui abbiamo ascoltato moltissimi punti di vista e proposte, ma una visione comune non la riconosco. Preferivo la definizione ‘verso un soggetto politico nuovo’» (Flavia Donati).
«Privilegio e nepotismo, sentono moltissimo questo i giovani italiani» (Marta Baiardi).
«Hanno fatto fuori la generazione di Genova [i contestatori del G8 2001, vittime nella scuola Diaz, ndr]. Democrazia è poter uscire da un’opzione obbligata» (Cristiano Gasparetto).9
«Creare occasioni d’incontro territoriale informative e di discussione ma anche gioiose, conviviali» (Stefania Algerio).10
C’è stato «l’incontro di Roma con Rodotà in cui la Fondazione Basso, il Centro Nexa Torino e altri soggetti hanno deciso di fare ricerca sul tema democrazia e internet. In quel incontro è stato detto: non usate facebook. Dentro ALBA il digitale va considerato come strumento di libertà di accesso ai contenuti, ma anche come uno dei contenuti. Guardare ad esempio il Partito dei Pirati che utilizza una piattaforma che si chiama liquid» (Gliulio De Petra).
«Il 50% degli italiani non ha accesso alla rete, dobbiamo pensare ad una comunicazione anche per loro» (Giuseppe Aloi).
«Strumento e contenuti vanno di pari passo. La rete non è una panacea, a causa del digital divide e di altri fattori. Per esempio anche in rete c’è una ricentralizzazione dei contenuti: Google, Repubblica.it, etc.» (Luca Raffini).
«Selezionare le informazioni è un fatto di potere, ma serve» (Lallo Degiosa).11

Il 12 maggio si è riunito a Roma, nel Teatro Valle occupato, il coordinamento nazionale di ALBA. Ha discusso soprattutto di come far crescere il nuovo soggetto e di come organizzarlo. «L’obbiettivo fondamentale è quello di fare crescere la nostra rete, rafforzare i nodi territoriali in costruzione, aumentare il numero dei nodi e continuare a crescere come numero di adesioni. Fare questo confidando sul lavoro nostro e di tutti gli aderenti, non affidandosi principalmente ai supporti mediatici, che sono scarsi e che ci farebbero apparire un interlocutore come gli altri». Tra gli argomenti discussi ci sono stati anche l’organizzazione e i temi dell’assemblea programmatica fissata inizialmente per i giorni 23-24 giugno, poi spostata al 30 giugno1 luglio a Parma. Si è deciso di riprendere e approfondire le parole che formano l’acronimo ALBA e di lavorare a uno statuto partecipato. Guido Viale ha proposto di «affrontare il tema partendo dai territori (i nodi devono partire dai contesti/conflitti locali saldando, attraverso il vissuto reale, ’organizzazione ai contenuti e ad una dimensione nazionale)».12

L’idea di Viale è di particolare interesse, perché indica come punto di partenza il territorio, quindi il locale. È un tema caratterizzante, intorno a cui può davvero crescere una cittadinanza consapevole, in grado di prendere in mano le sorti del proprio luogo e via, via le sorti dell’intera Italia. Il territorio è la sintesi più concreta ed efficace dei beni comuni, dell’ambiente e, in tale prospettiva, del lavoro. Territorio come opportunità, ricchezza, solidarietà e non come divisione, sfruttamento, possesso.

Il coordinamento nazionale del 12 maggio ha formulato anche proposte per quanto riguarda le iniziative politiche. In esse hanno una significativa centralità i comuni, coerentemente alla proposta di Viale di lavorare allo statuto partendo dai territori. Comuni significa «delibere tipo da presentare nei consigli comunali», «strutturare un coordinamento e uno scambio di esperienze svolte da amministratori e consiglieri di vari comuni italiani», «possibilità di creare gruppi consiliari con riferimento nominale ad Alba».

Più in generale, per «dare continuità alla ferma presa di posizione contro il pareggio di bilancio», «Lucarelli ha proposto di lanciare una proposta di legge di iniziativa popolare (minimo 50 mila firme)». Sovrani nel proprio territorio, sovrani nella propria nazione. È più che mai necessario e urgente ripartire da qui. ALBA sta ponendo le condizioni perché ciò possa essere.

 

1 Gruppo di lavoro 3, Comunicazione e utilizzo degli strumenti web, Assemblea di Firenze, 28 aprile 2012, in «soggettopoliticonuovo.it»
2 Ibidem
3 Firma del Manifesto per un soggetto politico nuovo, 13 aprile 2012
4 Introduzione di Marco Revelli e documenti proposti nell’assemblea di Firenze del 28 aprile, in «soggettopoliticonuovo.it»
5 L. Gallino, Creare direttamente un milione di posti di lavoro, Assemblea di Firenze, 28 aprile 2012, in «soggettopoliticonuovo.it»
6 Primi risultati del censimento 2011, 12 maggio 2012
7 Proposta di presa di posizione sul pareggio di bilancio, Assemblea di Firenze, 28 aprile 2012, in «soggettopoliticonuovo.it»
8 Sulla riforma del mercato del lavoro, Assemblea di Firenze, 28 aprile 2012, in «soggettopoliticonuovo.it»
9 Gruppo di lavoro 1, Contenuti, Assemblea di Firenze, 28 aprile 2012, in «soggettopoliticonuovo.it»
10 Gruppo di lavoro 2, Organizzazione-strutturazione, Assemblea di Firenze, 28 aprile 2012, in «soggettopoliticonuovo.it»
11 Gruppo di lavoro 3, Comunicazione e utilizzo degli strumenti web, Assemblea di Firenze, 28 aprile 2012, in «soggettopoliticonuovo.it»
12 Coordinamento nazionale, Resoconto della riunione del 12 maggio, Roma, 12 maggio 2012, in «soggettopoliticonuovo.it»

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