Stamattina su Rai 3, ad Agorà, il presidente del Parlamento europeo, il tedesco socialdemocratico Martin Schulz, ha dichiarato la possibilità concreta che la Germania, finora contraria, accetti una tassa europea sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax. Significa che l’introduzione di tale imposta potrebbe essere una delle decisioni del Consiglio europeo, in programma fra due settimane, il 28 e 29 giugno.

La notizia non è tanto la possibilità di avere una Tobin tax europea, quanto che in Europa — finalmente — si decida qualcosa che incida oltre l’immediato, al contrario di come è stato puntualmente finora. La novità sarebbe determinata da un mutato atteggiamento della Germania sulla questione. Infatti, la Francia di Hollande è addirittura pronta a una Tobin tax nazionale e l’Italia di Monti, sia pure con l’estrema ovattata sobrietà del professore, è disponibile all’istituzione della tassa europea.

Domanda: la dichiarazione di Schulz è segno che l’Europa, dopo anni di incertezze e decisioni discutibili, vuole davvero affrontare la crisi che la sta frantumando?

Borsa (agenziastampaitalia.it)La risposta, temo, sia negativa, perché un provvedimento come la Tobin tax europea, sebbene sia un passo significativo, arriverebbe in grave ritardo e quindi da sola non porterebbe ad alcuna soluzione definitiva. La tassa in questione, del resto, nella modica percentuale che dovrebbe essere fissata in Europa, mostra il limite culturale e politico della decisione: invece di impedire la speculazione finanziaria cerca di trarne guadagno. Ovvero, non c’è opposizione verso una delle più dirette cause della crisi, bensì il tentativo di condurla nell’alveo delle entrate fiscali. Lo sostiene da mesi il prof. Emiliano Brancaccio.1

Vien da dire: la speculazione finanziaria ha vinto. È uno degli esiti più immediati e concreti della crisi in cui l’Occidente si trova dal 2008. La qual cosa dovrebbe far riflettere anche sulle origini e la natura della stessa crisi. Si, perché nessuna regola, di fatto, è in discussione per ostacolare e limitare l’azione dei grandi speculatori finanziari.

L’assenza di regole, anche all’orizzonte, significa che a oggi, la finanza prevale sulle istituzioni democratiche. Questo è il punto. Infatti, un’altra conseguenza immediata e drammatica della crisi è stata la dissoluzione economica e sociale della Grecia. Ciò rende di interesse comune le elezioni politiche che lì si terranno domenica prossima. Alexis Tsipras, di Syriza, la sinistra radicale, ha confermato di essere pronto, in caso di vittoria elettorale, a rinegoziare le condizioni degli aiuti internazionali concessi alla Grecia.2 Nelle elezioni elleniche e nella trattativa che può seguirne c’è il futuro dell’Europa. Non come sorte dell’euro e dell’economia comune, ma come possibilità di sopravvivenza della democrazia. Che è il principio di tutto. Quindi dell’Europa stessa. Democrazia è scegliere, cambiare direzione se occorre, avere sempre un’alternativa.

 

1 E. Brancaccio, Quanto fumo sulla Tobin Tax…, in «emilianobrancaccio.it», 7 gennaio 2012
2 Grecia: Tsipras si considera in grado di governare e negoziare con Ue, in «BorsaItaliana.it», 14 giugno 2012; Grecia: Voto. Tsipras, vittoria Syriza sara’ fine Memorandum, in «ANSA.it», 14 giugno 2012

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