Paolo Borsellino (Wikipedia)Qual è il senso di una commemorazione?

In Italia, generalmente, è un esercizio di ipocrisia. Mostrare sempre e comunque il potere dalla parte di chi merita di essere commemorato. Ammaestrare le masse idiote ai più alti destini dello Stato. Talmente alti — e altri rispetto agli interessi comuni — da essere ostinatamente nascosti a quasi tutti.

L’iniziativa del presidente Giorgio Napolitano contro la Procura della Repubblica di Palermo,1 a tre giorni dal ventesimo anniversario della strage di via D’Amelio, è il modo migliore per ricordare e celebrare Paolo Borsellino.

Finalmente il potere non stinge fatti e persone, per mostrare che tutto e tutti sono uguali. Che, se pure c’è o deve esserci un nemico, esso è talmente indefinito da risultare astratto. Funzionale. Nel gioco delle parti, sul palcoscenico meschino della commemorazione.

No, grazie al decreto di Napolitano,2 oggi, nel ventennale della morte, Borsellino è vivido, drammaticamente eroico, gigante. Più che mai. Perché solo. Ancora solo. Come vent’anni fa. Vuol dire che in giro non ci sono tanti come lui. Non ce ne sono, soprattutto, nelle istituzioni.

Cosa vuol dire essere come Paolo Borsellino? Ricerca della verità, come fondamento della giustizia e quindi dello Stato, di liberi cittadini. La verità rende liberi3 e giusti. Al contrario, essere opposti a Borsellino significa occultare la verità, come garanzia di continuità dello Stato. Uno Stato che però opprime le masse idiote. Il conflitto di attribuzione sollevato da Napolitano e sostenuto da cortigiani, amici e amici degli amici lo dice forte e chiaro, più forte e chiaro che mai. Il potere reale, intreccio di politica, criminalità, giornalismo e istituzioni, è perpetuazione di sé. Uomini dello Stato come Paolo Borsellino sono ostacoli.

L’atto di Giorgio Napolitano è il suggello del proprio settennato e di decenni di storia repubblicana. Cosa effettivamente rovina l’immagine dell’Italia all’estero? Perché gli investitori internazionali dovrebbero fidarsi di uno Stato la cui storia è un susseguirsi di stragi e di misteri? Forse, gli investotori, le garanzie dovrebbero chiederle al potere reale che tutto permea e controlla. Forse, la credibilità dell’Italia dipende proprio da quanto quel potere — unico riferimento certo — continui a essere tale. In spregio a tutti gli onesti.

Se tutto ciò è falso, perché, dopo vent’anni, è ancora un mistero chi ha preso l’agenda rossa di Paolo Borsellino e cosa ne ha fatto? Questione analoga, del resto, al memoriale di Aldo Moro. Se invece è vero, perché Napolitano e compari hanno in mano l’Italia?

 

1 Colle solleva conflitto con pm Palermo, in «ANSA.it», 16 luglio 2012; Napolitano-Pm: Procuratore Messineo, rispettate tutte le norme, in «ANSA.it», 16 luglio 2012; F. Nicastro, Rita Borsellino: ‘Uno schiaffo scontro Napolitano-Pm’, in «ANSA.it», 18 luglio 2012; Colle-Pm: IdV, cosa ha da nascondere?, in «ANSA.it», 18 luglio 2012
2 Decreto del Presidente della Repubblica del 16 luglio 2012, in «ANSA.it»
3 Gv 8, 32

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