Movimento 5 Stelle (beppegrillo.it)Da due giorni è all’attenzione dell’informazione ciò che ha detto a telecamera spenta Giovanni Favia, giovane consigliere regionale in Emilia-Romagna del Movimento 5 Stelle. Finita l’intervista, spenta la telecamera ma non il microfono, Favia ha offerto al giornalista un caffé «per lo sbattimento» e uno sfogo ‘per la carriera’. Ha parlato della mancanza di democrazia nel Movimento e in particolare contro Gianroberto Casaleggio.

Il fatto è del maggio scorso, ma è stato proposto giovedì sera, 6 settembre, da Corrado Formigli su La7.

Ecco la trascrizione delle parole del consigliere regionale Favia.

Giovanni Favia: «Magari… Dopo magari dai ti offro un caffé per lo sbattimento.
Casaleggio prende per il culo tutti perché da noi la democrazia non esiste.
Grillo è un istintivo — io lo conosco bene —, non sarebbe mai stato in grado di pianificare una cosa del genere.
I politici… Bersani… non lo capiscono. Non hanno capito che c’è una mente freddissima, molto acculturata, molto intelligente dietro, che di organizzazione, di dinamiche umane e di politica se ne intende».

Giornalista: «È veramente lui la mente del movimento?».

Giovanni Favia: «Il problema è su. È su, quindi o si levano dai coglioni oppure il movimento a loro gli esploderà in mano».

Giornalista: «E sarà un peccato».

Giovanni Favia: «Ma loro stavano già andando in crisi con questo aumento di voti. Come si son salvati? Con il divieto di andare in tv. Io da Santoro me la son cavata, ma applicando un veto. Ho preso anche l’applauso, ma… Mi è anche costato dire quello che non pensavo, no?
Lui, espellendo Tavolazzi ha… soffocato nella culla un dibattito che stava nascendo in rete, di contrapposizione alla gestione Casaleggio.
Ma tutta la sua direzione sulle… non solo sulle linee guida… cambi e ricambi a piacimento, perché ha fatto così. Ha sempre fatto così… O le iniziative pubbliche che prende il movimento di fare un referendum o di non farlo. Perché su questo hai sempre deciso te, Casaleggio da solo? Non ce n’è stata una… dall’adesione o non adesione al referendum…».

Giornalista: «Perché lui ha il simbolo».

Giovanni Favia: «Ma guarda, se lui non facesse il padre padrone io il simbolo glielo lascerei anche.
Adesso in rete non si può più parlare, neanche organizzare incontri tipo quello di Rimini, che non usavano il logo del movimento».

Giornalista: «E Casaleggio controlla dall’alto tutta questa roba?».

Giovanni Favia: «Tutta. Lui quando qualcosa non va telefona o fa telefonare Grillo. Il problema è che loro hanno messo su in moto una macchina che sarebbe veramente un faro… potrebbe essere a livello mondiale… se loro superassero quella complicità che hanno di sistema padronale, no? Sarebbe una bomba incredibile.
Tra gli eletti ci sono degli infiltrati di Casaleggio.
Al di là di quelli… Quindi noi dobbiamo stare molto attenti quando parliamo, sai? Casaleggio è spietato, è vendicativo. Adesso vediamo chi manda in Parlamento, perché io non ci credo alle votazioni online. Lui manda chi vuole lui».

A me fa un po’ ridere dipingere Casaleggio come il grande vecchio del cambiamento nella politica di oggi, in Italia, che di vecchi pseudo-grandi del recente passato potrebbe riempire parecchi ospizi. E magari lo facesse. Tuttavia, a questo punto, anche Casaleggio è grande (?) e vecchio — anzi, è «una mente freddissima, molto acculturata, molto intelligente». Ma soprattutto è fascista — ovvero «spietato» e «vendicativo». Che si sappia!

La notizia penso sia piuttosto che un giornalista ha carpito parole all’insaputa (?) del parlante. E ancora, che la registrazione celata è stata proposta tre mesi dopo. Perché?

Infatti, Favia non ha rivelato nulla, nessun segreto sconvolgente, nessun comportamento sconveniente, nessun reato. Ad attirare l’attenzione sul fatto è il microfono nascosto, l’inconsapevolezza (?) di Favia, un certo alone di mistero da svelare, che però si dirada subito quando si conoscono le parole carpite, presunte impronunciabili. Tutto qui?

Se Favia avesse detto le stesse cose in una intervista normale, senza il sottofondo da bar dell’acuto urtarsi di stoviglie, avrebbe attirato meno attenzione. Allora, se l’ambientazione e le modalità dell’intervista colpiscono più del contenuto, dubitare dell’autenticità del fatto è più che lecito.

Come se non bastasse, cose analoghe a quelle dette dal consigliere Favia al microfono nascosto di La7 le ha pubblicate «l’Espresso» nel maggio scorso,1 lo stesso mese a cui risale l’intervista carpita. Dopo l’affernazione del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di primavera, bisognava attaccarlo in qualche modo. Ci può stare, ma tre mesi dopo? È un lavoro ai fianchi in vista delle elezioni politiche? Più che informazione, sembra quantomeno un espediente per fare ascolti all’inizio della nuova stagione televisiva. Conferma comunque una tendenza biasimevole del giornalismo italiano: lo scoop a tutti i costi.

È quantomeno curioso che la vecchia politica tradizionale e l’informazione che le fa eco accusino di antidemocrazia la politica e l’informazione alternative al monolitico pensiero unico. Grillo, la Fiom, Di Pietro, Renzi, «il Fatto Quotidiano» sarebbero un pericolo per la democrazia. Ma la democrazia non è processo dialettico, anche duro? Non è pluralità di punti di vista e di analisi? Dissenso e alternativa?

La questione è che parole come democrazia, ormai svuotate di significato, sono usate come paravento di prassi opposte. A subire certa politica e certa informazione, in Italia i paladini della democrazia sarebbero solo il Pd, l’Udc, «la Repubblica», «l’Espresso», ovvero il centro opportunista e la sinistra ovattata autoreferenziale pseudoprogressista. Chi non è con loro — di volta in volta negli anni: la Lega, Di Pietro, Grillo, Renzi, «il Fatto Quotidiano» — è populista e antidemocratico, ovvero fascista. Violante, Casini, Scalfari & C., nell’artificiosa opposizione a Berlusconi, si sono autoconvinti di essere l’incarnazione della democrazia italiana. Invece, sono stati e sono il liquido di coltura del berlusconismo.

Prima, tra le alternative al monolitico pensiero unico, non ho citato Vendola. L’ho fatto di proposito, come presa d’atto della sua conversione al verbo del Lider Màximo D’Alema Mangiafuoco. Alle primarie del Pd, Vendola sarà il candidato tattico contro l’eretico Renzi. Farà poi confluire i suoi voti su Bersani, nell’auspicato secondo turno. In cambio di cosa?

Ebbene si, la notizia di Formigli è sensazionale: sull’Italia incombe l’oscura minaccia di Gianroberto Casaleggio.

 

1 F. Chiusi, Cos’è, davvero, il Movimento 5 Stelle?, in «l’Espresso.it», 30 maggio 2012

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3 commenti

  1. Nel M5S c’è comunque il problema sostanziale dello schema partecipativo. Si dice ‘uno vale uno’ ma non c’è modo per nessuno di valere uno, perchè ha una organizzazione troppo caotica e una certa pressione dall’alto (Casaleggio/Grillo) che non permette il fluire delle idee. Non colpevolizzo ‘la base’, però mi è chiaro che le cose non possono andare avanti così. Che poi con questa faccenda si ingrassino le vacche nei giornali mi sembra normale in Italia, penso sia molto peggio la stampa della politica. Il M5S propone tra le cose più importanti l’abolizione dei finanziamenti pubblici alla stampa (privata), a me sembra un ottimo inizio: il cane smette di mordersi la coda e tutti devono iniziare a fare i conti con la realtà. Gli toccherà iniziare a lavorare anzichè rubare i soldi delle nostre tasse.

    • Sono d’accordo che il M5S debba darsi un’organizzazione che permetta l’attuazione di ‘uno vale uno’. La democrazia è un valore dal quale non si può e non si deve mai prescindere.
      Tuttavia, in questa fase di passaggio dall’ambito locale all’ambito nazionale, il M5S paga il conto di non essere e non voler essere un partito tradizionale, con iscritti, sezioni e rappresentanti. Temo sia inevitabile, in questa fase ancora, il riferimento ai fondatori Grillo e Casaleggio, pena una confusione che sarebbe letale.
      Intanto, la discussione nel M5S è usata dai partiti per colpire il movimento stesso, unica vera novità della politica italiana attuale. I partiti italiani, che da decenni usano la democrazia come paravento di interessi particolari.
      Sull’abolizione del finanziamento pubblico alla stampa sono del tutto d’accordo.

  2. Il punto centrale della discussione è il tipo di democrazia che si può attuare senza usare lo strumento partito tradizionale. Una nuova democrazia, ma quale? La democrazia liquida della rete? Ho qualche dubbio e l’ho scritto in alcuni articoli dedicati all’esperienza del soggetto politico nuovo, chiamato poi ALBA.
    Non sono convinto che la democrazia liquida possa sostituire, perché migliore, quella rappresentativa. Penso non si possa ancora prescindere dall’elezione di rappresentanti del popolo sovrano. Bisogna, invece, impegnarsi nel trovare e attuare forme efficaci di controllo serrato dell’operato degli eletti. I quali, dopo due mandati, devono andare inesorabilmente a casa.

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