Un sito come secolnovo.it e un pennaiol patito come me possono occuparsi delle elezioni regionali in Sicilia anche dopo una settimana. Nel nostro caso, non avere il fine di dare le informazioni giorno per giorno, permette di osservare i fatti a una certa distanza, più o meno lunga. La quale, come ho già scritto,1 è una delle condizioni necessarie per capire cosa accade e perché. I fatti non sono merce del banco della comunicazione, non hanno una scadenza. Sono tessere di un mosaico che per completarsi può richiedere anni. Ecco che l’osservazione a distanza, una visione d’insieme e quindi la memoria sono strumenti fondamentali.

Chetatosi il cicaleggio sul voto dei siciliani di domenica scorsa — il fiume dell’informazione, in piena costante, che può inibire piuttosto che educare la capacità di comprensione —, la domanda è cosa rimane di quell’elezione, o meglio, cosa è di maggiore rilievo?

Propongo come risposta alcuni numeri, perché li ritengo eloquenti più di tante parole. E anche perché, in buona sostanza, le regionali siciliane hanno confermato la situazione emersa dalle elezioni amministrative della primavera scorsa.2 Non ci sono grandi novità. In Italia la politica dei partiti è lenta e ripetitiva, screditata e senza idee.

I numeri,3 dunque.

Gli elettori in Sicilia sono

4.647.159

Domenica scorsa ne hanno votato meno della metà, il 47,4%

2.203.165

Nel 2008 erano stati poco più di tre milioni, il 66,7%. L’affluenza alle urne è quindi calata del 20% in quattro anni.
Hanno rinunciato a esercitare il diritto di voto, elemento costitutivo della democrazia

2.443.994

I voti ottenuti dal Movimento 5 Stelle, in netta opposizione ai partiti tradizionali, sono

285.202

È la quantità più alta, il risultato migliore, quindi il M5S è il primo soggetto politico in Sicilia, titolare della maggioranza relativa nel Consiglio regionale.

Ora, se i siciliani che non hanno votato lo hanno fatto per esprimere avversione nei confronti dei partiti tradizionali e dei loro candidati, i non votanti e gli elettori del Movimento 5 Stelle hanno cose in comune, quindi le due quantità, i due numeri possono essere sommati. Il risultato è

2.729.196

Vuol dire che il 58,7% degli elettori siciliani è variamente contrario ai partiti tradizionali, ai loro candidati, alla loro prassi, alle loro idee. Si tratta di una maggioranza considerevole, che però sembra nessuno voglia considerare. Gli assenti hanno sempre torto, ma può la democrazia italiana continuare a nascondersi dietro una minoranza di presenti che vuole ragione per principio a prescindere dai fatti?

Nel 2008 i voti del Pd in Sicilia erano stati

505.420

Dopo quattro anni sono

257.274

Praticamente ne ha persi la metà. Eppure il segretario Bersani ha parlato di una vittoria storica.

Il Pdl ne ha persi tre quarti, ma la sconfitta del centro-destra è stata determinata dalle divisioni interne più che dalla perdita di voti. Come alle elezioni amministrative di primavera.

I numeri dicono che una quantità sempre maggiore di italiani si allontana dai partiti tradizionali, che però continuano a essere soggetti e oggetti del dibattito politico nazionale. Come se la maggioranza di italiani — le loro vite, i loro bisogni, le loro istanze — fosse invisibile, astratta e la realtà fosse esclusivamente quella dei partiti tradizionali e dei sempre più sparuti loro tifosi. È segno dell’ostinazione con cui i partiti difendono potere e privilegi, ma anche dell’assenza di un’alternativa pronta, in grado di affermare una politica nuova. Il Movimento 5 Stelle sta provando a farlo, ma è l’unico soggetto. Basta per scardinare un sistema e costruirne un altro? Saprà essere pietra di volta di un nuovo arco politico nazionale? Perché questo è il punto. Se il dibattito istituzionale trascura del tutto fatti come i numeri delle elezioni siciliane e quindi la parte di società che esprimono, chi e cosa rappresenta oggi lo Stato in Italia?

Italia. Bene comune (foto Contino, partitodemocratico.it)Aggiungo solo un dato che non è numerico: il candidato del Pd Rosario Crocetta ha vinto le elezioni grazie all’alleanza con l’Udc. Ovvero, si sono messi insieme, con l’intenzione di ripetere l’alchimia a livello nazionale per le prossime elezioni politiche, Bersani e Casini. Bersani, che ha come motto del Pd Italia. Bene comune, eco del referendum nel quale l’anno scorso il 95,35% dei votanti — quasi 26 milioni di italiani4 — ha deciso che l’acqua resti un bene pubblico, comune appunto. Casini, che a settembre, nell’intervento di chiusura della festa dell’Udc a Chianciano, ha detto: «Le liberalizzazioni sono necessarie. Ma certamente sono sconfortanti i risultati di una sinistra che davanti alla possibilità di liberalizzare, cioè di rendere più fruibili e più accessibili i servizi per i cittadini a un prezzo più competitivo, si ferma davanti a un referendum demagogico e irresponsabile come quello sull’acqua e non riesce a contrastare culturalmente questa deriva».5

Per Casini, 26 milioni di italiani sono una «deriva», una massa di ingenui o stupidi che deve essere guidata. Eppure, Bersani e Casini sono insieme in Sicilia e convergono a livello nazionale, in vista delle elezioni politiche. Qual è il senso e quali i frutti della loro alchemica unione?

Di questo, come di altri passi dell’intervento a Chianciano, chiarificatori di cosa vuole fare davvero l’Udc, i mezzi di comunicazione hanno taciuto. Eppure, Casini è in ogni tg o quotidiano, ma solo per sostenere Monti e Monti dopo Monti e la convergenza col Pd. Moti di palazzo. Si, ma per fare cosa poi nella società?

Tra alcuni giorni delle elezioni regionali in Sicilia non parlerà più nessun mezzo di informazione. Non per questo bisogna perdere per strada le tessere che la Sicilia ha fornito perché il mosaico dell’Italia contemporanea sia sempre più chiaro.

 

1 Domani non è un altro giorno, 24 ottobre 2012
2 Cosa loro, 7 maggio 2012; Analisi del voto amministrativo, 9 maggio 2012
3 I dati delle elezioni regionali in Sicilia sono tratti da «elezioni.regione.sicilia.it»
4 Referendum popolari del 12 e 13 giugno 2011, in «interno.gov.it»
5 L’intervento di Pier Ferdinando Casini a Chianciano 2012, in «YouTube.com», 9 settembre 2012, dal minuto 29:30

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