Movimento 5 Stelle (beppegrillo.it)La campagna elettorale per le elezioni politiche di domenica e lunedì è giunta al termine. È stata, com’è naturale, un riflesso della cultura, della società, dell’economia italiana di questi anni. Ha deluso, quindi, perché mentre il Paese vive una crisi grave, mentre invoca un cambiamento — che tanti segni annunciano anche —, la politica ha messo in scena argomenti, atteggiamenti e programmi vecchi e per questo del tutto sterili.

Ancora una volta il tema centrale e quindi la ragione pressante del voto invocato dai partiti è stato il berlusconismo da una parte, l’antiberlusconismo dall’altra. Ancora una volta, dopo che tale contrapposizione ha occupato e violentato gli ultimi vent’anni della storia italiana. Significa, quantomeno, che ha reso immobile la vita civile ed è diventata sistema. Ovvero, da essa, dalla contrapposizione, hanno tratto e traggono beneficio entrambi gli schieramenti. È lo squallido gioco delle parti della politica italiana.

Berlusconi legittima il centrosinistra di Bersani e Vendola, il centrosinistra di Bersani e Vendola legittima Berlusconi. Entrambi, in modi diversi, si annunciano salvatori della Patria in recessione come se non avessero mai governato, come se le questioni che gravano sugli italiani fossero state causate da altri. Il punto è che entrambi non hanno credibilità, perché da vent’anni la loro prassi contrasta con le loro parole.

Berlusconi da una parte, Bersani e Vendola dall’altra sono diversamente dannosi per l’Italia. Berlusconi perché attento ai suoi interessi personali di imprenditore; incapace di attuare la rivoluzione liberale promessa fin dal 1994; avventuriero molto temuto all’estero. Il centrosinistra di Bersani e Vendola perché politicamente sospeso tra un legittimo quanto anacronistico orgoglio comunista e una prassi socialdemocratica ormai superata; mosso da un’idea classista di società e da una conseguente pratica economica assistenziale; espressione di una cultura supponente, di potere più che di governo.

L’orizzonte sarebbe fosco se, effettivamente, la proposta per le elezioni politiche di domenica e lunedì si limitasse al berlusconismo e all’antiberlusconismo. Per vent’anni è stato così, oggi non lo è più. Il bipolarismo italiano, degradato dai due poli in consociativismo, in sistema da cui tutte le parti traggono un utile, si è rotto in almeno sei soggetti in competizione tra loro. Dunque, non più due, ma sei possibili scelte. Ai cosiddetti centrodestra e centrosinistra si sono aggiunti la Scelta civica del prof. Monti, la Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, il movimento Fare per Fermare il declino di Oscar Giannino e, già da alcuni anni, il Movimento 5 Stelle che ha in Beppe Grillo il suo megafono.

La libertà è poter scegliere, la democrazia è possibilità di alternative reali. Un maggior numero di soggetti candidati non è soprattutto segno di frammentazione, ma piuttosto di fermento, di discussione, di iniziativa della società. Centrodestra e centrosinistra, invece di osservare il fenomeno con attenzione e rispetto, lo hanno indicato come una sciagura. Intolleranti verso ogni forma di controllo perché convinti che la cosa pubblica sia cosa loro.

L’impegno di Monti e di Ingroia, sebbene radicalmente contrapposti, è stato assimilato nell’indicazione, a volte subdola, dello svilimento delle figure umane e professionali dei due personaggi: l’impegno civile è nobile solo se non rompe gli schemi. Il movimento di Ingroia, inoltre, essendo nato nella sinistra come coscienza critica di Bersani, Vendola e compagni, è stato subito tacciato di eresia. La sinistra politica e culturale che all’occorrenza inneggia a Giordano Bruno, avrebbe volentieri arso Ingroia e in senso figurato lo ha fatto.

Il M5S in piazza San Giovanni a Roma (Twitter)

Il bersaglio costante di tutti è stato il Movimento 5 Stelle, perché indicato dai sondaggi capace di ottenere un consenso dell’elettorato molto alto, intorno al 20%. L’accusa ricorrente rivolta a Beppe Grillo e al movimento è di scarsa democrazia. Come se l’Italia della democrazia fosse la culla. Verrebbe da parafrasare: chi è più democratico scagli la prima pietra. Grillo è stato attaccato per la sua avversione ai giornalisti italiani, espressa limitandone l’azione alle manifestazioni del M5S. Del resto, Grillo ha deciso di non avere la televisione come canale diretto di comunicazione, l’avversione ai giornalisti è una conseguenza.

Dei giornalisti italiani sarebbe stato utile discutere la parzialità. Senza generalizzare, ma ponendo la questione. Il tema è stato assente dalla campagna elettorale. Quando stampa e televisioni sono favorevoli a Berlusconi e al centrodestra è in corso un attacco alla democrazia. Quando la stessa cosa accade a vantaggio del Pd e del centrosinistra i giornalisti sono impegnati civilmente. Dal gruppo la Repubblica-l’Espresso a Rai3-Tg3 a La 7 a RaiNews è stato un continuo sostegno a Bersani e compagni, come dire: stavolta tocca a loro. I giornalisti che accettano qualsiasi parzialità come naturale non hanno nessun titolo per tacciare Grillo e il M5S di scarsa democrazia.

Nonostante tutto, però, il M5S ha riempito le piazze italiane di persone invece che di bandiere, attraverso Beppe Grillo ha incitato all’impegno e non alla delega, ha discusso dei problemi quotidiani non di ideologie, è riuscito a superare la vecchia e sterile contrapposizione destra-sinistra. Nella peggiore delle ipotesi, avrà i numeri in parlamento per garantire un’opposizione istituzionale radicale e trasparente. In Italia non è poco, è una grande novità. Oggi in Italia è la svolta popolare tanto attesa.

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2 commenti

  1. Proprio un pezzo come questo cercavo nelle ultime settimane nella selva nebbiosa del web.

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