L’anno scorso, dopo le elezioni amministrative, ho scritto che avrei scommesso sul centrodestra per le elezioni politiche.1 Se avessi puntato davvero…

Da una campagna elettorale che per l’ennesima volta ha subito i temi e i modi di Berlusconi, non poteva che saltar fuori, quanto meno, l’esito annunciato dai dati parziali dello scrutinio in corso: al senato e alla camera il centrosinistra è primo sul centrodestra, ma di pochissimo. Ovvero, il centrosinistra non conquista il governo del Paese.

Detta in altri termini: è un successo di Berlusconi, il centrodestra ottiene voti oltre ogni previsione. Se per previsione intendiamo i sondaggi e non le analisi prive di propaganda o il buon senso.

Il cosiddetto centrosinistra, cioè la sinistra, in due lettere: il Pd, ha rimesso in scena con successo la «gioiosa macchina da guerra», ovvero un «grande squadrone» politicamente perdente. Anche questo era prevedibile e previsto, dopo che Bersani e compagni si sono cuciti addosso le primarie per liberarsi di Matteo Renzi e hanno condotto una campagna elettorale scomunicando, ridicolizzando, inseguendo. Con la solita impeccabile supponenza.

Vince il Movimento 5 Stelle, che allo stato attuale dello spoglio sfiora il 25% al senato, supera il 26% alla camera ed è primo in tante regioni. È un risultato straordinario, che il movimento ottiene perché, con il megafono Beppe Grillo, chiede l’impegno dei cittadini per il rinnovamento della politica e del governo nazionale, rinnovamento di persone, di modi, di forme, di temi. Una rivoluzione.

Di certo, l’andazzo della campagna elettorale, ancora una volta fatta di berlusconismo e antiberlusconismo, ha dato una mano decisiva ai 5 Stelle: mentre loro sono e vogliono novità, gli altri hanno riscaldato e messo in tavola la solita minestra. E ora si sorprendono, tutti, che un quarto dei voti sia andato al M5S.

Altri dati di rilievo sono il risultato mediocre di Monti e la sconfitta di Ingroia, la cui Rivoluzione civile non entra in parlamento. Vuol dire che i tentativi di essere alternativi, rispettivamente, alla destra berlusconiana e alla sinistra tradizionale hanno avuto un esito negativo.

Per Monti ha pesato l’essere preannunciato come stampella di Bersani — la semplificazione secondo cui voti Monti, prendi Bersani. E allora tanto vale votare direttamente il Pd. In tal senso, autodistruttivo è stato il voto disgiunto a favore del centrosinistra annunciato da autorevoli candidati montiani per le regionali della Lombardia. Insomma, la politica di Monti è stata poco lineare e con scarsa autostima, per questo sembra essere stata punita.

Ingroia è stato tacciato di eresia dalla sinistra pidina politica e culturale e come tale arso nella pubblica piazza della campagna elettorale. Evviva Giordano Bruno! La prova di forza nella sinistra italiana è stata vinta da Bersani, D’Alema e compagni. Bravi. Una vittoria netta, almeno questa, l’hanno ottenuta.

Lecca-lecca di consolazione... (iltrabiccolodeisogni.it)L’Italia, ancora una volta, deve vedersela con Berlusconi, non tanto per merito di questi, quanto piuttosto per i limiti di una sinistra che tiene il Paese bloccato in attesa della vittoria ideologica, la vittoria storica che neanche stavolta è arrivata. Sarà una questione psicanalitica, una incapacità di comprendere o accettare la realtà, megalomania o piuttosto mediocrità? Ci sarebbe da fare una grande, fantastica assemblea tutti gli italiani e decidere di farli vincere gli Scalfari, i Saviano, le Berlinguer, i Fazio, le Gruber, i Lerner, i Moretti e via elencando, così dopo, forse, l’Italia potrebbe avere un futuro che non sia il solito passato.

Quando il palloncino vola via tra le nuvole, un lecca-lecca colorato può aiutare.

 

1 Un futuro antico, 21 maggio 2012

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