Le vicende italiane degli ultimi mesi hanno ricordato e confermato che la carta stampata e le televisioni sono soggetti politici della vita pubblica nazionale. Semplificando: l’informazione fa politica, quindi è parziale; non racconta la realtà, ma la parte di essa che le conviene.

Dalla trattativa Stato-mafia, al conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica contro la Procura di Palermo; dalle primarie che hanno eletto Bersani candidato premier del centrosinistra, alla campagna elettorale, all’esito delle elezioni, carta stampata e televisioni sono stati parti nel dibattito, non hanno documentato e raccontato il dibattito stesso.

È utile oggi ribadire un dato che può sembrare ovvio, perché è quanto mai necessario porsi nei confronti delle notizie dei giornali e delle tv in modo critico, sapendo, appunto, che quel giornale o quella televisione non si limitano a raccontare, ma si pongono il fine di formare l’opinione pubblica o di orientarla. Si dice i mezzi di informazione, fermando l’attenzione sugli strumenti, invece è più realistico indicarli come soggetti di informazione, dicendo così l’uso che si fa di quegli strumenti: un uso politico, appunto.

Un Paese in cui l’informazione è parziale anche quando si presenta come osservatore autorevole al di sopra delle parti non può essere in alcun modo una democrazia.

Da vent’anni in Italia si discute del conflitto di interessi che riguarda Berlusconi, in quanto proprietario del gruppo Mediaset e, allo stesso tempo, parlamentare della Repubblica e premier. Sarebbe stato ovvio e decente rimediare in sede legislativa ed esecutiva, ma non lo si è fatto. Mediaset vuol dire Canale 5, Italia 1 e Rete 4, senza contare le reti del digitale terrestre, quindi telegiornali e programmi di approfondimento giornalistico o anche solo di intrattenimento politicizzabile.

Eugenio Scalfari (foto Francesca Marchi - International Journalism Festival 2011)L’opposizione culturale e politica a Berlusconi, la sinistra oggi Pd, piuttosto che affrontare il conflitto di interessi quando avrebbe potuto, ha seguito la stessa prassi del berlusconismo, ovvero ha utilizzato e utilizza l’informazione come strumento politico, trasformandola in soggetto della contrapposizione in corso. Se da una parte c’è Mediaset, dall’altra ci sono la Repubblica-l’Espresso, Rai 3-Tg3, La 7. Naturalmente non intendo generalizzare, ci sono singoli casi di maggiore obiettività, ma la linea editoriale è parziale, non di racconto dei fatti, ma di contrapposizione.

In particolare, il caso di la Repubblica-l’Espresso — cioè quotidiano, settimanale e rispettivi siti Internet — pone la questione di una notevole concentrazione di informazione, la quale, di fatto, è un partito di opinione (la dóksa dei filosofi antichi contrapposta all’epistxmé, la conoscenza oggettiva) a sostegno del partito vero e proprio, il Pd.

Ora, è chiaro perché il Movimento 5 Stelle sia nato e cresciuto nel web. Una radicale opposizione al sistema berlusconiano di politicizzazione dell’informazione, che ha accomunato berlusconiani e antiberlusconiani, non poteva che nascere e crescere fuori dal sistema stesso. Beppe Grillo non avrebbe avuto lo stesso successo se non avesse avuto un mezzo di cui controlla le finalità ultime, ovvero la linea editoriale e quindi politica.

In tal senso, il rifiuto di Grillo di partecipare a trasmissioni televisive, che riguarda sé stesso e tutti i 5 Stelle, non è affatto antidemocratico, ma piuttosto un primo passo verso la bonifica democratica del sistema politico italiano, che comprende saldamente anche e soprattutto i mezzi di informazione diventati soggetti, partiti di opinione.

Fa sorridere, ma anche irritare, il tentativo di queste ore del quotidiano la Repubblica, del Tg3 di La 7 di pressare su Grillo e sul M5S perché voti la fiducia a un governo Bersani. L’argomento è: lo chiede il popolo, gli elettori 5 Stelle, per il bene del Paese. Come se gli elementi raccolti nel web a favore del voto di fiducia fossero i soli sul tema o di maggior peso rispetto agli elementi contrari. Tutto questo fa sorridere perché mostra ancora una volta la squallida nudità del sistema. Irrita perché ennesimo insulto all’intelligenza dei cittadini italiani.

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