Istituto Cattaneo (cattaneo.org)La settimana scorsa, nei giorni successivi alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, l’Istituto Cattaneo di Bologna ha pubblicato alcune analisi sugli esiti del voto. Si tratta, come sempre, di osservazioni utili a capire chi ha vinto e chi ha perso, che in questo caso dicono con evidenza cosa è accaduto davvero nelle urne italiane, dissipando l’incertezza che la politica tradizionale e l’informazione a seguito sostengono sia stata prodotta dalle elezioni.

Il dato di rilievo assoluto è il calo netto dei partiti tradizionali rispetto alle elezioni politiche precedenti, del 2008. Sommando i voti persi dal Pd, dal Pdl, dalla Lega e dai partiti di destra si arriva a circa 12 milioni, ovvero il 25,5% degli elettori italiani (46.905.154 alla camera).1 Di questi però ha votato il 75,2%. Quindi, a scegliere in modo diverso dal 2008 è stato il 34% dei votanti, oltre un terzo.

In dettaglio i partiti che hanno perso più voti.

Pd -3.435.958 -28,4%
Pdl -6.296.744 -46%
Lega -1.631.982 -54%

Se al 25,5% di elettori che hanno scelto in modo diverso dal 2008 si aggiunge il 24,8% di astenuti, si arriva al 50,3% del copro elettorale, 23.593.292 cittadini che hanno rifiutato i soggetti politici tradizionali, con un voto diverso o con il rifiuto delle stesse elezioni. È la maggioranza degli italiani.

Ora, quale destinazione ha avuto il cambio di voto di 12 milioni di italiani? C’è stata una scelta maggioritaria? La risposta dei numeri è decisamente positiva. Il 72,7% degli elettori che hanno votato diversamente dal 2008, quasi tre quarti, ha scelto il Movimento 5 Stelle, passato da 0 (nel 2008 non c’era) a 8.689.168 voti. Il M5S è il primo partito alla camera dei deputati e quindi nel Paese. Precede il Pd di 44.645 voti, lo 0,13%.

Dario Fo ha definito tutto questo «l’inizio di una rivoluzione»,2 esprimendo con una immagine estrema della storia e della cultura occidentale ciò che i numeri hanno indicato da subito. Senza alcuna incertezza. Sia per quantità che per contenuto, l’esito delle elezioni politiche non può rientrare nel novero di uno scontro politico anche radicale, ma fermo nell’alveo della tradizione. I numeri usciti dalle urne italiane del 24 e 25 febbraio dicono che alla richiesta di cambiamento, espressa ormai da anni, il voto ha dato seguito con un primo passo concreto verso qualcosa di nuovo, inteso come qualcosa di esterno alla tradizione politica e istituzionale italiana. Una rivoluzione, appunto.

Osservare e raccontare l’esito elettorale e ciò che ne può venire con parole e idee della solita politica pregiudica la capacità di comprensione di ciò che accade nel Paese. Impedisce di raccogliere e attuare l’indicazione di oltre un terzo di votanti o, addirittura, di metà degli elettori.

Altra questione affrontata dall’Istituto Cattaneo è la provenienza dei voti del M5S, la novità assoluta delle politiche 2013. L’analisi sui flussi elettorali la individua soprattutto nel Pd, poi anche nella Lega e nell’Italia dei valori. Molto meno nel Pdl. Solo in piccola parte dalla estrema sinistra e dalla estrema destra. «Nel complesso il M5S ha sottratto molti voti al Pd, mentre ha inciso solo marginalmente (e solo nel Sud) sull’elettorato del Pdl. È possibile supporre che l’indignazione morale nei confronti della politica che ha motivato molti degli elettori a votare M5S sia più diffusa nell’elettorato del Pd che in quello del Pdl».

Dove sono andati i milioni di voti persi dal Pdl? Nel Centro-nord in gran parte alla Scelta civica del prof. Monti. «Nel Sud invece è l’astensione la principale destinataria».

Presa della Bastiglia (Jean-Pierre Houël, 1789 su Wikipedia)La provenienza dei voti del M5S, individuata nel Pd soprattutto, poi anche nella Lega e nell’Idv, dice ancora più chiaramente cosa esprima il successo dei 5 Stelle alle elezioni politiche. Il movimento e Beppe Grillo, suo garante e megafono, hanno raccolto i voti di chi da anni ha chiesto e atteso invano una svolta nella prassi politica nazionale. Il consenso, però, è arrivato non tanto come ulteriore atto di fiducia nell’azione che verrà, ma come riconoscimento per l’azione già attuata, per la natura stessa del movimento. I cittadini 5 Stelle sono un’antitesi concreta e presente ai soggetti politici tradizionali, non promettono di diventarlo. Lo sono nel mezzo di comunicazione utilizzato (Internet opposto a giornali e televisioni); nell’organizzazione territoriale orizzontale; nel rifiuto del giornalismo nazionale, ritenuto parte del sistema politico da scardinare. Dopo, solo dopo, sono antitesi anche nel programma, cioè nelle promesse. Per questo, tra l’altro, a Parma, prima grande città amministrata dai 5 Stelle, il movimento si è affermato anche alle politiche, nonostante le attese nei confronti di sindaco e giunta, dopo un anno, ancora non siano state del tutto soddisfatte.

Gli esclusi della società, chi ha ragioni per protestare, per chiedere l’attenzione delle istituzioni, l’elettorato tradizionale della sinistra si sono spostati sul M5S. Già negli ultimi anni tale migrazione elettorale e politica era iniziata a favore dell’Idv e, al Nord da vent’anni, della Lega, segno di una crisi della sinistra ormai decennale. Il successo di Grillo e del M5S l’hanno confermata. Non è poco. Infatti, cambiamenti significativi nella storia sono stati innescati dalla possibilità di scelta e di azione degli esclusi.

La vittoria del Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche e l’ingresso in parlamento sono il primo atto della «rivoluzione» di cui parla Dario Fo e di cui tanti siamo consapevoli. È la presa della Bastiglia, un fatto eclatante, ma simbolico. Ora la questione è se ai sanculotti seguiranno i Danton e poi se saranno efficaci le difese già messe in campo dall’ancien régime. Il tempo dirà se la rivoluzione che è nei numeri del voto italiano di fine febbraio 2013 continuerà e si affermerà in modi e forme sostanziali.

 

1 Ministero dell’Interno, Scrutini del senato e della camera
2 D. Fo, Poco prima della rivoluzione, in «beppegrillo.it», 6 marzo 2013, nel video dal minuto 5:55

 

Istituto Cattaneo, Analisi delle Politiche 2013 – Chi ha vinto, chi ha perso, dove
Istituto Cattaneo, Analisi delle Politiche 2013 – I flussi elettorali in 9 città
Istituto Cattaneo, Analisi delle Politiche 2013 – Astensionismo

stampa

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

 caratteri disponibili

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>