Papa Francesco (Getty Images in dailymail.co.uk)

«Fratelli e sorelle, buonasera!».

«La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo».

«La Chiesa di Roma presiede le altre nella carità».

Il vicario della diocesi di Roma è di fianco al nuovo papa sulla loggia delle benedizioni.

Secondi di silenzio e di preghiera chiesti dal nuovo papa per sé, prima di benedire il popolo in piazza.

La stola indossata solo per benedire.

«Buona notte e buon riposo».

All’humilitas della rinuncia di Benedetto XVI segue quella dell’esordio di papa Francesco. La Chiesa cattolica vive un tempo di grande intensità spirituale, che trae dalle sue radici più profonde: la fede nel Cristo e l’annuncio del Vangelo.

La Chiesa è viva, la Chiesa è in moto.

Ho visto l’argentino Bergoglio come un nuovo Roncalli, il buon pastore a cui la Chiesa si rivolge nelle difficoltà. Forse anche transitorio come papa Giovanni, ma di una transizione che è tempo breve, ma colmo di sostanza. Che lascia il segno.

Papa Francesco si è presentato al popolo di piazza San Pietro e al mondo come vescovo di Roma. È lo specifico del papa, che da più di cent’anni non è più re. La rinuncia al pontificato di Benedetto XVI ha creato le condizioni per l’ulteriore rinuncia del nuovo papa a ogni residuo di autorità temporale. Da stasera, il pontefice della Chiesa cattolica recupera pienamente la sua natura episcopale, di pastore, che ha come servizio la guida spirituale delle altre comunità, della cattolicità.

Da stasera il successore di Pietro ha grandemente rafforzato la propria autorità spirituale: papa Francesco si è affacciato alla loggia senza stola, il segno dell’autorità, e l’ha indossata solo per benedire, l’atto della paternità spirituale, baciandola con rispetto quando l’ha tolta.

Il nome, Francesco.

Ammiro profondamente Jorge Mario Bergoglio per il coraggio di chiamarsi papa Francesco.

È l’omaggio che madonna Povertà attendeva da ottocento anni. Come ha scritto Dante, «dove Maria rimase giuso / ella con Cristo pianse in su la croce» (Pd XI, 71-72). Per questo, da stasera, il papa è più compiutamente vicario di Cristo.

Il vicario di Cristo ha ritrovato madonna Povertà.

Alla colta spiritualità benedettina di Ratzinger segue l’umile spiritualità francescana di Bergoglio. Che è gesuita, come il cardinale Martini.

Il papa evocato ieri mattina nella Missa pro eligendo Romano Pontifice è un pastore che vive la carità nell’annuncio di Cristo al mondo. I cardinali elettori sono stati fedeli alla sintesi di Sodano, loro decano, e hanno eletto l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Bergoglio, papa Francesco.

Avevo pensato si dovesse aggiungere la giovane età alla figura del papa da eleggere e per questo ieri ho indicato il cardinale filippino Tagle, il Bergoglio di Manila. Lo Spirito Santo è stato molto impegnato in Sistina ieri e oggi, non poteva distrarsi per correggere me.

Era chiaro che il papa sarebbe stato un pastore. L’ho immaginato giovane per dargli più tempo. La quantità, però, non è un valore cristiano. Questa volta lo dico solo a me stesso.

Buona notte e buon riposo papa Francesco.

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1 commento

  1. Giusi Silvestri

    Iniziano a trapelare belle voci, a dir poco entusiasmanti:
    http://www.lanazione.it//arezzo/cronaca/2013/03/13/858530-arezzo-papa-fumata-bianca.shtml
    La Verna è la stanza più intima e misteriosa della casa dei francescani, una casa che è il mondo stesso.
    Con i frati minori de La Verna ho marciato sotto il sole, recitato, cantato, pregato, cucinato, pianto e riso tanto. A La Verna si va per rimanere attoniti da tutto quell’amore-dolore che c’è. Questo invito di Francesco I è davvero il regalo grande, atteso da 800 anni, che i ‘miei’ fraticelli sapranno accogliere nei loro cuori capientissimi.
    E alla Messa porteranno con sé tutti noi, amanti del fashion lungo-marrone: ve lo garantisco!
    Pura, immensa, Perfetta Letizia!

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