Stamattina, durante l’incontro con i giornalisti nell’aula Nervi, papa Francesco ha raccontato la scelta del nome.1 Nei due giorni di conclave, il suo posto in Sistina era vicino al cardinale brasiliano Claudio Hummes, «un grande amico, un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava» ha detto il papa. Raggiunti i due terzi dei voti e quindi l’elezione, c’è stato l’applauso consueto. Allora, Hummes ha abbracciato e baciato Jorge Bergoglio e gli ha detto: «Non dimenticarti dei poveri!». Queste parole sono rimaste in testa al cardinale appena eletto papa e gli hanno fatto pensare a Francesco d’Assisi.

«Poi, ho pensato alle guerre — ha continuato stamattina il papa —, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero. Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!».

Per il nome da imporsi, Jorge Bergoglio ha raccontato, non senza umorismo, di aver avuto anche alcune battute dai cardinali: Adriano, perché l’ultimo, il VI, è stato un riformatore e «bisogna riformare»; oppure Clemente XV, per una vendetta su Clemente XIV che nel 1773 soppresse la Compagnia di Gesù, il suo ordine. La scelta, invece, è stata per Francesco, che non è Francesco Saverio o Francesco di Sales, ma il poverello di Assisi. Un caso in cui nomen omen, il nome è un destino, un programma.

Cimabue, Maestà di Assisi, particolare (Wikipedia)Cos’è Francesco d’Assisi nella storia e nella tradizione della Chiesa cattolica?

I tempi di Francesco furono quelli di Innocenzo III, Giovanni Lotario di Segni, papa dal 1198 al 1216, uno dei pontefici teocratici del medioevo. Furono i tempi degli eretici dualisti: i catari, gli albigesi, i patarini; della quarta crociata (1204), bandita dal papa per liberare la Terra Santa dagli infedeli musulmani e trasformata da Venezia in una guerra imperialista contro Costantinopoli, capitale dell’impero romano d’Oriente.

Un secolo prima, nella seconda metà dell’XI, Gregorio VII, grande papa riformatore, aveva tirato la Chiesa fuori dall’avida e squallida compravendita delle cariche ecclesiastiche, che aveva reso l’alto clero simoniaco e lascivo.

L’immagine che gli uomini avevano di sé stessi era di creature inclini al peccato. Gli eretici dualisti contrapponevano in modo radicale due principi, il Bene e il Male, e consideravano lo spirito creatura di Dio-Bene, la materia opera del Male. Male era quindi il mondo, la natura, il corpo degli uomini, una parte considerevole della vita stessa. Unica salvezza l’ascesi, un percorso spirituale verso il distacco più netto dalla materia.

La cultura, la spiritualità, la Chiesa di quei tempi si erano impregnate del dualismo eretico determinista e pessimista tanto che perfino Innocenzo III aveva scritto il fosco trattato De contemptu mundi sive de miseriis humanae conditionis, sulla misera condizione umana. Lo stesso Innocenzo che nel 1209 scagliò contro gli albigesi della Provenza una crociata che durò vent’anni e che fu un genocidio.

In quei tempi visse Francesco d’Assisi.

Figlio di un ricco mercante, restituì al genitore ogni cosa. Non fu, però, un gesto di condanna della ricchezza in quanto bene materiale, ma affermazione evangelica che si può vivere di altro: «Non di solo pane vivrà l’uomo» (Mt 4, 4).

Il corpo non è la sede del peccato, anche quando è piagato dalla malattia. Mentre tutti ne fuggivano con timore e disgusto, Francesco «offrì al lebbroso un denaro, baciandogli la mano» (Fonti Francescane, 1407). E un giorno il crocifisso di San Damiano gli disse: «Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restauramela» (FF, 1411). Capì ben presto che di nuova spiritualità aveva bisogno la Chiesa piuttosto che di un nuovo edificio.

Francesco volle vivere secondo Cristo, portando sempre nel cuore i patimenti della passione. Per amore a Cristo, «sano o malato che fosse, era durissimo con il suo corpo e quasi mai lo trattò con riguardo. Tanto che, arrivato il giorno della morte, confessò di aver molto peccato contro il suo fratello corpo» (FF, 1412).

Giotto, Sogno di Innocenzo III (Wikipedia)Lo seguirono, giovani di Assisi e di altri luoghi. Si formò una gioiosa fraternità, alla quale Francesco diede una regola, che volle approvata da papa Innocenzo III. Madre Chiesa, comunque. Si trovarono di fronte, il papa teocratico e il piccolo Francesco. La regola ebbe l’approvazione e Francesco promise «obbedienza e reverenza al signor papa Innocenzo e ai suoi successori» (FF, 3).

«Insisteva perché i fratelli non giudicassero nessuno, e non guardassero con disprezzo quelli che vivono nel lusso e vestono con ricercatezza esagerata e fasto, poiché Dio è il Signore nostro e loro, e ha il potere di chiamarli a sé e di renderli giusti» (FF, 1469).

Andò in Terra Santa per dialogare in pace con il capo degli infedeli musulmani. «E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo». E il sultano lo ascoltò «volentieri» (FF, 1173-74).

Lodò Dio per il creato, per tutto il creato: il mondo, la natura, la vita stessa; da «messer lo frate Sole» a «sora nostra Morte corporale» (FF, 263).

Crebbe la fraternità francescana e alcuni pensavano che la Regola si dovesse rendere meno dura, ma Francesco confermò tutto il rigore, perché veniva da Cristo stesso (FF, 1671-74). La scelta era stata e continuava a essere vivere secondo il Vangelo. Recuperare nella Chiesa, alla Chiesa la fede costitutiva in Cristo, che è prassi. Due anni prima di morire, Francesco ebbe la conferma definitiva che la sua testimonianza era stata autentica. Sul monte della Verna ricevette le stimmate (FF, 484-487). Fu così immagine compiuta del Cristo, anche nelle ferite del corpo.

Cos’è dunque Francesco d’Assisi nella storia e nella tradizione della Chiesa cattolica? Cosa vuol dire legarsi al suo nome?

Papa Francesco (L'Osservatore Romano-AP in csmonitor.com)Papa Francesco, nell’omelia della prima Messa celebrata da vescovo di Roma, ha parlato di tre azioni: camminare, edificare, confessare.2 La vita è un cammino, da percorrere «alla luce del Signore». Edificare vuol dire costruire la Chiesa sulla pietra angolare «che è lo stesso Signore». Confessare. «Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG pietosa, ma non la Chiesa, sposa del Signore».

Ancora. «Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani; siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore».

In queste parole di papa Francesco torna il san Paolo che si rivolge risoluto ai Corinzi (I Cor 1, 22-25):

22E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, 23noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; 24ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. 25Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

La croce di Cristo e il lebbroso di Francesco sono i segni profondi di una scelta radicale, semplice e totale. Povera, non perché ostile alla ricchezza, ma perché testimonianza della possibilità di una vita diversa, frutto di alcune cose piuttosto che si altre.

Francesco è il richiamo più forte a Cristo, la testimonianza più alta. Sostenne e restaurò la Chiesa del suo tempo dandole l’esempio di una spiritualità autenticamente cristiana, fatta cioè di una fede salda nel Cristo. Scelse Cristo liberamente e quindi con gioia e lo portò nella società del tempo, tanto impregnata del fosco pessimismo degli eretici. Non disse parole contro di essi, eppure ne fu l’alternativa più efficace. Rimise la Chiesa in cammino riportandola alla fede delle origini. Visse la povertà come libertà, come possibilità costante di altro rispetto al conformismo determinista della società.

Cristo, madre Chiesa, madre Terra, madonna Povertà, perfetta letizia.
Francesco d’Assisi.

 

1 Papa Francesco, Discorso nell’udienza ai rappresentanti dei media, in «vatican.va», 16 marzo 2013
2 Papa Francesco, Omelia della Santa Messa con i cardinali, in «vatican.va», 14 marzo 2013

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