Margaret Thatcher (Tom Stoddart Archive su Il Foglio)Margaret Thatcher ha diviso in vita, durante e dopo essere stata primo ministro britannico, dal 1979 al 1990, unica donna da sempre, e continua a dividere alla sua morte, avvenuta ieri a Londra.

Certo, continua a dividere anche dopo la morte, tuttavia mi sembra di cogliere rispetto dove non c’è ammirazione, consapevolezza di una levatura straordinaria dove non c’è faziosità. E non per un pietismo da decesso, sgradevole atteggiamento di circostanza.

Il primo ministro Margaret Thatcher è stata una tenace liberista. Ha cambiato profondamente l’economia e la società della Gran Bretagna. Ha privatizzato e quindi limitato le attività dello stato, non più soggetto economico, ma regolatore. Ha dato spazio alla finanza, riducendolo alla produzione. È facile, quindi, capire perché abbia diviso e divida. La signora è un discriminante efficace tra egalitarismo socialcomunista e individualismo liberale, all’estremo, liberista. Laburisti, o progressisti, da una parte, conservatori dall’altra.

Il cambiamento a cui la Thatcher ha sottoposto la Gran Bretagna trent’anni fa può essere definito una rivoluzione. Anche in questo caso le culture politiche occidentali potrebbero dividersi: rivoluzione è concetto e termine della sinistra, la signora primo ministro era di destra. Vorrei ricordare, tuttavia, rapidamente, come spunto di discussione, che la Grande Rivoluzione, quella francese, ha avuto come apostolo Napoleone.

Al di là della politica, cercando una osservazione più ampia, la signora Thatcher ha visto prima di altri la fine del Novecento, ovvero la fine di una storia dell’Occidente lunga almeno un paio di secoli, e ha iniziato a costruire il seguito. Tipicamente britannica in questo, cioè isolana e pioniera, per secolare tradizione. Ricordo la Magna Charta Libertatum, primo esempio moderno di costituzione, vigente in Inghilterra dal 1215, mentre il resto d’Europa era ancora più o meno immerso nel Sacro Romano Impero. Vedere la fine del Novecento ha significato avere la consapevolezza dello stato di crisi acuta, terminale dell’economia occidentale capitalista, fondata sulla produzione e sul lavoro di massa. Nella patria della rivoluzione industriale Margaret Thatcher ha ritenuto fosse il tempo di sostituire l’economia di produzione con l’economia finanziaria. Ne ha risentito l’Europa, l’Occidente, il mondo. Storicamente non fa una piega.

Sulla morte della Thatcher a Belfast (worldnews.nbcnews.com)Oggi, dopo quasi un quarto di secolo dalla fine del governo della Lady di ferro, l’Europa e l’Occidente sono vittime di una grande crisi la cui origine è indicata proprio nell’eccessivo sviluppo dell’economia finanziaria. Colpa della Thatcher? Troppo facile. La signora del 10 di Downing Street ha iniziato un tempo nuovo, ma non lo ha governato. La finanza, il mercato, la stessa globalizzazione sono strumenti: determinante è l’uso e le regole che lo disciplinano. È il territorio che la politica occidentale dovrebbe riconquistare. In questo, il piglio di Lady Thatcher rimane magistrale.

Perché la frontiera attuale deve essere la guerra alla finanza piuttosto che una sempre maggiore significativa partecipazione dei cittadini alla ricchezza che la finanza genera? Ecco la sfida odierna che deve essere raccolta.

Margaret Thatcher (worldnews.nbcnews.com)Sui giornali di oggi ho trovato due citazioni emblematiche di Margaret Thatcher. La prima: «Esiste un diritto che non può essere separato da quello di possedere proprietà — ed è in qualche modo meno popolare rispetto al precedente. Si tratta del diritto a essere disuguali. Ciascuno di noi ha talenti diversi che può applicare a opportunità diverse. Ma sino a quando le regole per conquistare il benessere saranno giuste — e sino a quando quelli che genuinamente non riescono riceveranno le attenzioni di cui hanno bisogno — l’inuguaglianza non sarà soltanto giusta, ma sarà necessaria alla libertà stessa» (Il Foglio). La seconda: «Essere potenti è come essere una donna. Se hai bisogno di dimostrarlo, vuol dire che non lo sei» (Il Fatto Quotidiano).

Intanto, i vecchi nemici della signora brindano alla sua morte, mentre già i contemporanei hanno gli elementi per emettere l’ardua sentenza.

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