Se Berlusconi è il diavolo vuol dire che in Italia l’entità malefica è binaria, perché D’Alema lo è pure. Entrambi hanno causato lo sfascio del Paese negli ultimi vent’anni, ma hanno ancora un consenso che li tiene nelle prime file della politica nazionale. Insomma, diavolo o no, con i due bisogna fare i conti. Non è un mio auspicio, piuttosto un dato di fatto.

Il Movimento 5 Stelle ha scelto il candidato da votare per il Quirinale con una consultazione in rete dei propri iscritti. Alla fine della vicenda è stato indicato il giurista Stefano Rodotà, figura di primissimo livello, un presidente della Repubblica ideale. Stamattina Rodotà è stato votato dai parlamentari del M5S, da Sel in opposizione a Franco Marini, candidato del Pd e del Pdl, e da altri grandi elettori. L’elezione di Rodotà è invocata in rete e in piazza, sia pure da alcune decine di militanti. Rodotà è diventato il campione del nuovo, contro Marini e le trame di palazzo, il vecchio.

Al di là dei favori personali e di gruppi che non sono maggioritari, il prof. Rodotà ha qualche possibilità di essere eletto al sommo colle? Dico proprio di no. Perché Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle lo brandiscono come una clava, seguiti rapidamente nella pratica da Vendola e compagni. Se aggiungiamo le pressioni indistinte quanto fragorose della rete e della piazza, la domanda diventa: è bene che un parlamento sovrano decida su spinte esterne chi eleggere presidente della Repubblica? Certo, le attese di cambiamento degli italiani, declinabile in decoro, efficienza, responsabilità, sono sacre, ma le forme che esse assumono non sono neutre.

Il prof. Rodotà avrebbe meritato comitati elettorali di maggior peso istituzionale.

La prevedibile sonora sconfitta di Franco Marini alla prima votazione del parlamento in seduta congiunta, è una sconfitta altrettanto grave di Bersani e dei dirigenti Pd che l’hanno indicato. Il primo tentativo di eleggere con larga maggioranza il presidente della Repubblica è clamorosamente fallito.

Massimo D'Alema (ilgallo.it)Escluso il M5S, il quale, come detto, brandisce Rodotà, per larga maggioranza si intende una intesa tra il Pd di Bersani e il Pdl di Berlusconi. Ora, il tonfo di Marini ha scassato anche l’intesa che lo avrebbe dovuto eleggere? Credo di no. A me sembra, per la logica che ha mosso le azioni del Pd dalle primarie dell’autunno scorso fino a ieri, che il vero candidato al Quirinale sia Massimo D’Alema, tenuto strategicamente all’ombra di altri nomi. La logica a cui mi riferisco è quella di un Pd sempre più erede del passato comunista e sempre meno partito nuovo, effettiva fusione tra ex comunisti e cattolici democratici. La lotta interna senza tregua a Matteo Renzi, l’alleanza con Vendola e Sel, un ritrovato rapporto forte con la CGIL, la tentata cooptazione del M5S. Un partito del genere non elegge al Quirinale i candidati degli altri, non apre a un cambiamento che non è certo di controllare, è pronto a tutto per autoconservarsi. Si schianta piuttosto, ma non cede. La ‘ditta’ prima di tutto, come dice Bersani.1

C’è, tuttavia, Romano Prodi, cattolico, padre nobile del progetto di fondere ex comunisti e cattolici democratici. Perché D’Alema e non il prof. due volte premier e presidente della Commissione europea? Intanto perché Prodi non lo vuole Berlusconi, quindi, nel caso, addio larga intesa da quel lato. Poi perché ex DC e quindi farebbe pendere l’equilibrio del Pd nel senso opposto agli ex comunisti egemoni. E, soprattutto, perché Prodi è tra i candidati scelti dagli iscritti al M5S, è anch’egli un candidato di Grillo, come Rodota. Posto il rifiuto netto del Pd per Rodotà, perché Prodi?

Non avrei mai voluto assistere all’elezione di Massimo D’Alema al Quirinale, ma temo che questo avverrà nei prossimi giorni, se non già domani. In definitiva, come ho scritto stamattina prima che il parlamento si riunisse nella solenne seduta congiunta, quale migliore continuità dell’opera di Napolitano se non l’elezione del suo grande elettore di sette anni fa?2 E chissà che il Quirinale non sia l’esorcismo atteso da anni per liberare l’Italia dalla binaria entità malefica nazionale? Chiedo e aspetto di essere smentito. Non sull’esito dell’esorcismo, ma dell’elezione presidenziale.

 

1 G. Lerner, La disfatta politica di Bersani: chi gliel’ha fatta fare? Ora si dimetta, in «gadlerner.it», 18 aprile 2013
2 Marini per D’Alema presidente, 18 aprile 2013

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