Negli anni di liceo — gli anni Ottanta — ho scelto tra le mie letture extrascolastiche i libri di Andreotti. Visti da vicino, De Gasperi visto da vicino, Onorevole, stia zitto, L’URSS vista da vicino, Il potere logora… ma è meglio non perderlo. Ero stato attratto dall’ironia dell’uomo politico, dalla sua presenza costante nella vita pubblica nazionale e soprattutto da alcuni giudizi letterari che lo indicavano come uno scrittore di pregio. Amando la scrittura, ho sempre cercato buoni maestri di stile.

Oggi, appresa la notizia della morte del senatore Andreotti, ho ripreso in mano quei volumi, dopo tanto tempo, traendoli dai margini della mia biblioteca.

Sebbene Giulio Andreotti sia diventato negli anni della sua attività politica l’immagine stessa dei misteri dell’Italia repubblicana, nelle righe e tra le righe dei suoi libri il mistero sembra diradarsi per mostrare ciò che Andreotti credo sia stato davvero: un cinico servitore delle istituzioni, pragmatico fino all’eccesso, unico estremismo di una vita altrimenti del tutto moderata.

Andreotti, Il potere logora...Una coincidenza piena e una sfiorata. Andreotti è morto nell’anno cinquecentenario della prima opera politica italiana, Il principe di Machiavelli: «li homini non si governano con li paternostri». Ha rischiato di morire il 5 maggio, la data della dipartita di Napoleone e il titolo dell’ode dedicatagli da Manzoni, Ei fu.

Il presidente Napolitano ha scritto nel messaggio di cordoglio: «Sulla lunga esperienza di vita del Senatore Giulio Andreotti e sull’opera da lui prestata in molteplici forme nel più vasto ambito dell’attività politica, parlamentare e di governo, potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico».1 Come dire: ci sono luci, ma anche ombre; oggi ci limitiamo alle prime, altri domani varcheranno le seconde. C’è un velo di ipocrisia e tanto Ponzio Pilato. Se Andreotti merita un giudizio negativo, Napolitano ha il dovere di esprimerlo subito. Se non lo merita, perché il pleonasmo allusivo della storia? Certo, la storia dirà di Andreotti, senza che sia invitata a farlo dal colle Quirinale. Come dirà di altri contemporanei, non escluso Giorgio Napolitano.

Tornando alle mie letture andreottiane, un libro più degli altri racconta l’uomo e il politico, è Il potere logora… ma è meglio non perderlo, del 1990. Una raccolta di frasi, «frammenti di osservazioni». Ne ho scelte alcune e ne propongo la lettura.

 

A pensar male del prossimo si fa peccato, ma si indovina.

Questa massima l’ascoltai dal Vicario di Roma cardinal Marchetti Selvaggiani quando ero universitario.

1939

Benedetto Croce ha detto che le iscrizioni all’antifascismo sono chiuse da tempo.

Consiglio ad uno squadrista pentito che esagerava

1944

L’antifascismo è come i vini. Bisogna guardare all’annata.

Piccolo saggio su I pericoli dell’epurazione generaliz- zata, ovvero la vittoria dei furbi.

1945

Le fogne senza la libertà sono poca cosa, ma riconosco che la democrazia, senza fogne, male odora.

Ai cittadini di Castelforte, Latina.

1945

Come tifoso della Roma Calcio ho percorso tutto l’itinerario. Dagli alberi adiacenti al vecchio Campo Testaccio alla tribuna d’onore.

In un convegno giallorosso.

1950

Il potere logora chi non ce l’ha.

Risposta ad un avversario di De Gasperi che voleva che il Presidente si ritirasse, avendo raggiunto i settanta anni. Questa frase è divenuta celebre, entrando persino in alcune enciclopedie. E una sera in un teatro di Parigi, dove davano Le Souper di Jean Claude Brisville, ho ascoltato in bocca a Fouché: «Le pouvoir n’epuise que ceux qui ne l’excercent pas».

1951

Dite sempre la verità, ma — salvo che nelle aule di giustizia — non dite mai tutta la verità. È scomodo e spesso arreca dolore.

Indirizzi di vita.

1951

Nelle strutture statali si altera la legge del Lavoisier perché molto si crea e nulla si distrugge.

Ricordo spesso la legge chimica del «Nulla si crea e nulla si distrugge» guardando in giro nelle strutture pubbliche.

1953

Machiavelli la pensava come Lei, Eccellenza, scrivendo che «li homini non si governano con li paternostri». Ma quando il laicismo diventa fanaticamente furioso si suscita anche nei mangiapreti un forte rimpianto per «li paternostri».

Lettera ad un anticlericale irriducibile.

1953

Tornando da Caprarola, dove Einaudi nell’accogliere le dimissioni era più addolorato di lui, De Gasperi ha detto a Mino Cingolani e a me: «Non dimenticate mai il Vangelo che ci ricorda che tutti noi siamo servi inutili».

Dal Diario.

29 luglio 1953

A salutare De Gasperi alla sua partenza per Sella non c’era quest’anno la piccola folla consueta. La riconoscenza è solo speranza di piaceri futuri.

agosto 1953

Non ho vissuto — perché ero quasi un neonato — la morte di mio padre. Ma il dolore di oggi è di quel tipo. De Gasperi se ne è andato questa notte. È stato prima di tutto un gran galantuomo, che la politica non ha mai arrugginito.

Dal Diario.

19 luglio 1954

L’umiltà è una virtù stupenda. Ma non quando si esercita nella dichiarazione dei redditi.

Da uno Schema di Dottrina Civica.

1957

Non ho vizi minori.

Così mi schermisco dalle lodi perché non fumo.

1959

Perché la stupenda frase «La Giustizia è eguale per tutti» è scritta alle spalle dei magistrati?

Trattatello procedurale.

1959

Gugliemo Giannini, all’apice delle fortune del Movimento dell’Uomo qualunque, diceva di essere avvantaggiato su tutti noi perché, da capace uomo di teatro, era lui a stabilire quando la gente doveva ridere e quando piangere. Ma alle elezioni successive fu sconfitto. La vita non si manipola.

Elogio del suffragio universale.

1959

Io non ho la sofferta esperienza operaia del deputato socialista Eugenio Scalfari, ma credo che dovrebbe studiare un po’ meglio le nostre radici popolari.

In un dibattito parlamentare.

1960

Sentii dal Presidente Einaudi che non vi è residente nelle zone di frontiera che non faccia almeno un poco di contrabbando.

Da un excursus sui vizi minori.

1960

inizio del testo

Mi dicono che, quando gli riferivano di un sacerdote in crisi, Pio XI domandava come si chiamasse la signora.

Ad un gruppo di giovani esploratori.

1960

La prudenza è una grande virtù, ma l’incertezza è di enorme danno, sia nella vita pubblica che in quella privata.

Da «Concretezza».

1961

Consiglierei tutti di astenersi dal minacciare le dimissioni. Un altissimo funzionario mi disse un giorno che avrei potuto trovarmi dinanzi alle sue dimissioni e si domandava cosa avrei fatto. Appena gli risposi che le avrei accettate cambiò discorso.

Appunti di vita ministeriale.

1964

Non importa che le citazioni siano esatte. L’essenziale è proporle con voce ferma e grande sicurezza. Ad un convegno di teologia morale citai uno studio inesistente dell’Università di Lovanio secondo cui sarebbe più grave per un uomo sposato avere una amante che dieci. Parecchi oratori successivi commentarono questa massima, arricchendola di particolari e dandole persino una esatta paternità.

Consigli a un giovane deputato.

1968

Da impegnato uomo di sinistra proclamava di essere stato per tutta la vita vicino ai lavoratori. Senza tante esibizioni io ritengo di appartenere da sempre al mondo del lavoro in servizio permanente effettivo.

Ricordo di un collega impegnato.

1969

Sono molto portato alle applicazioni pratiche e poco o nulla alle teorie. Nel corso abbinato di diritto finanziario e scienza delle finanze mi buttai a capofitto sulla parte giuridica, negligendo l’altra. All’esame fui interrogato solo sulle grandi teorie ed ebbi l’unico diciotto di una brillante carriera di studi, conclusa egualmente a pieni voti.
Quattordici anni più tardi divenni ministro delle finanze e benedissi l’attenzione portata dall’università a questo settore del diritto. Ad accentuare la mia esperienza avevano provveduto tre anni di avventiziato nell’ufficio compartimentale — subito dopo la licenza liceale — assegnato all’imposta sui celibi.

In una cena di antichi compagni di lavoro.

1971

Non attribuiamo i guai di Roma all’eccesso di popolazione. Quando i romani erano solo due, uno uccise l’altro.

Appunti per celebrare il 21 aprile.

1971

Ho la coscienza di essere di statura media, ma se mi giro attorno non vedo giganti.

Dagli appunti per una radiografia della Repubblica italiana. In altra occasione ad un collega vanitoso dissi: «Guarda che i vatussi sono nel Burundi, non tra noi».

1973

Perché più che riformare la Costituzione non ci sforziamo di applicarla?

In un seminario di studi giuridici.

1979

Mi raccomando: non fare troppe raccomandazioni.

Consigli ad un giovane deputato.

1979

Io non ho programmi personali, ma aspirazioni. Anzi una sola aspirazione: quella di morire in grazia di Dio, il più tardi possibile.

Consigli di vita.

1980

Agli inizi (1944) i ministeri furono diciotto perché i partiti del Comitato di Liberazione erano sei e ne assegnarono tre per ciascuno. Così dal ministero delle Comunicazioni nacquero — ostetrico Ivanoe Bonomi — le Poste, i Trasporti e la Marina mercantile. Fui presente al singolare parto. La famiglia si sarebbe in seguito più volte accresciuta.

Saggio di testimonianze.

1980

inizio del testo

Altre frasi sono in trascrizione.

 

1 Messaggio di cordoglio del Presidente Napolitano per la scomparsa del senatore Giulio Andreotti, in «quirinale.it», 6 maggio 2013

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