«Senza prospettive per il futuro, l’unica prospettiva diventa la rivolta. La storia l’ha mostrato varie volte. Le istituzioni democratiche vengono contestate e possono arrivare alla dissoluzione quando non riescono a dare risposte concrete a bisogni economici e sociali».

È Jacopo Morelli che parla, stamattina a Santa Margherita Ligure, nel convegno annuale dei giovani di Confindustria.

Ecco, non sono parole di un noto estremista populista demagogo, ma del trentottenne presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria. Le ho trascritte per questo e perché le considero come pietre miliari del percorso che sta portando l’Italia verso un futuro di niente, per nulla rassicurante.

Accade che nel quotiano cicaleggio insulso del dibattito pubblico nazionale ogni tanto alcune parole attirino l’attenzione. Di chi osserva dalla società, ovviamente, non di chi governa o anche solo rappresenta la cosa pubblica. Loro sono, in vario modo e con varie responsabilità, avviluppati nella impotenza avvilente di chi non sa, non può, ma soprattutto non vuole agire.

Avendola citata Morelli, aggiungo una nota: la storia ha mostrato pure che quando di rivolta parlano i rivoltosi la normalità non ha molto da temere. Quando, invece, rivoltosa diventa la borghesia qualcosa rischia di cambiare davvero. Il che dice tanto anche sulle responsabilità storiche dei singoli e dei gruppi sociali.

Il titolo del convegno dei giovani imprenditori è: Scateniamoci, liberiamo l’Italia da vincoli e catene.

È superfluo aggiungere altro.

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