Chiunque scriva o abbia scritto perché ama la scrittura, si sarà chiesto almeno una volta cosa sia scrivere. Le risposte saranno state le più varie: un dialogo con sé stessi, uno sfogo, una terapia; una forma di rappresentazione di sé o del mondo, uno spazio di libertà o di felicità.

La risposta che ha dato Vincenzo Cerami dice anche cosa siano la creatività e l’ispirazione, che sono intimamente legate alla scrittura di chi ama scrivere. Cerami:

«La primissima idea di un lavoro creativo (di un romanzo, di un film, di una commedia) è appena una luce che si accende, per un attimo, sull’opera d’incanto già compiuta. È una prefigurazione. Da quel momento lo sforzo dello scrittore sarà quello di trovare tutti gli elementi in grado di ricreare quell’immagine perfetta, scolpita nella memoria ma troppo lontana per poterla ricostruire in ogni parte».

«Sforzo» e «ricreare», dunque. La scrittura secondo Cerami è fatica e ricostruzione di una intuizione, di una visione, di un volo della mente. Questo è scrivere. Non è affatto un sacro fuoco creativo che avviluppa pochi iniziati. Lo dice chiaramente, Cerami, nel prosieguo della citazione:

«Il suo [dello scrittore] sarà un lento avvicinarsi a quella intuizione mitica, assoluta (forse anche sbagliata). In quella intuizione sta il novanta per cento di tutta l’attività creativa di un artista. Se si potessero sommare i momenti di creazione pura che uno scrittore (grande quanto si voglia) sperimenta in tutta la sua esistenza, non si arriverebbe neanche a cinque minuti. Tutto il resto è machine, lavoro quotidiano, falegnameria, talvolta perfino routine».

Scrivere è anche routine. Questo è il Cerami che ho ammirato e che ammiro. Lo scrittore onesto e riservato, giocosamente malinconico, libero dal ruolo dell’intellettuale saccente che solo ha capito, dell’unto che crea per chissà quale prodigio misterioso. Cerami è stato questo prima di altro. Ha ricongiunto il lavoro, lo «sforzo» dello scrittore alla sua essenza artigiana. Poeta è dal greco poiéó, che indica ‘fare’ e ‘produrre’. Scrivere non è un privilegio di pochi, ma il frutto di un impegno che può essere di tanti. Scrivere, per chi ama farlo, è il divertimento più grande.

«La passione di scrivere la vivo tra quattro mura e si esaurisce tutta nel piacere di raccontare; senz’altro scopo che dar soddisfazione alla mia curiosità per le azioni degli uomini. Ho paura di chiedermi qual è — se c’è — il comune denominatore di tutte le cose che faccio. Non mi chiedo né perché né cosa scrivo. Tante volte spero che “scrivere” sia la risposta a tutte le domande. Qual è la mia poetica? Scrivere».

Mi ricorda il Marc Bloch dell’Apologie pour l’histoire ou Métier d’historien: «Personalmente, per quanto riesco a ricordare, la storia mi ha sempre divertito molto. Come tutti gli storici, suppongo. Altrimenti, per quali altre ragioni avrebbero scelto questo mestiere?». Mestiere, appunto, non altro. Maestri.

CINEMA:PROIETTI,TUTTI AL MARE COMMEDIA SU 'SMEMORIA'GENERALEOra che Vincenzo Cerami non c’è più, è morto ieri a Roma,1 restano le sue parole scritte, la sua idea di cosa sia scrivere. Romanziere, sceneggiatore, drammaturgo, grande come pochi in Italia, capace di dare luce e senso a chi ha lavorato con lui, a me piace ricordarlo come maestro di scrittura. Come autore di Consigli per un giovane scrittore, una narrazione lucida e appassionante alla scoperta della «bottega delle diverse scritture», da cui ho tratto le citazioni. Parole guida, ma anche il testo in cui ritrovare le proprie esperienze, le proprie idee, le proprie ansie. In cui trovare le ragioni non tanto per iniziare a scrivere, ma per continuare: «Le regole, in arte, vengono in un secondo momento, si scoprono dopo averle applicate». Quella scoperta, quel riflesso di sé nelle parole di un maestro — che rende felici come bambini a cui si dà il gioco amato — è il dono più prezioso che Vincenzo Cerami lascia a chi sa apprezzarlo.

Scrivere, dunque, è l’atto che prolunga una «prefigurazione», una visione che altrimenti svanirebbe per sempre. Fissa una scintilla che illumina un mondo. Vedere e poi lavorare per fissare è un’emozione meravigliosa! La quale, però, non è in sé un privilegio di pochi, non è misteriosa, non è il frutto dell’ispirazione, ma dello «sforzo» dello scrittore, che si impegna a costruire la realtà con la penna, quindi a falsificarla per rappresentarla vera. «Il vero si può riprodurre solo con il falso», sostiene Cerami, perché «in ogni linguaggio la naturalezza è un’impressione, deve essere “finta” per risultare vera». È l’antica lezione del teatro.

Insomma, tanto lavoro e poca magia, anche per gli scrittori più grandi. Perché gli ingredienti sono sempre gli stessi, i più semplici e alla portata di tutti. La differenza è nell’impegno. Dice Cerami che «anche il più raffinato dei cuochi, quando fa un soffritto, nella padella mette olio e cipolla». Grande Vincenzo!

 

1 È morto Vincenzo Cerami, in «ANSA.it» e Addio Vincenzo Cerami, scrisse La vita e’ bella. Nato a Roma il 2 novembre 1940, candidato all’Oscar nel 1999, era malato da tempo, in «ANSA.it», 17 luglio 2013

stampa

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

 caratteri disponibili

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>