Ci sono fatti del passato recente che ritornano spesso nel dibattito pubblico, parlato e scritto. Più che tornare, sembrano averci preso dimora. Meglio, tornano proprio perché non sono mai andati via. Perché di essi è intessuta una parte considerevole dell’immaginario comune. Fatti che sono paradigmi di un tempo. Sorprendenti, tragici, clamorosi. Esprimono continuità e dicono che un’epoca non è finita.

È accaduto questo all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy.

JFK è stato ucciso a Dallas il 22 novembre 1963, cinquant’anni fa. Eppure, la sua morte sconvolge ancora, come se mezzo secolo non fosse passato. Come se fosse un eroe tragico sempre attuale e scandaloso ogni volta che ritorna e rivive in teatro.

Il mito di JFK. Kennedy è l’emblema di una idealità contemporanea tesa ad agire perché gli uomini, i governi, la vita siano migliori. Nulla di banale però. Niente manifesti, propaganda e illusioni. Piuttosto un’aspirazione possibile, attiva e dialogante. Tanto concreta da procurare la morte. Una morte che davvero è sigillo della vita e che è vitalità essa stessa. «Un uomo può morire, le nazioni possono crescere o decadere, ma un’idea vive comunque». JFK è la sua morte.

JFK (jfklibrary.org)

Perché Kennedy è stato ucciso?

Non c’è una risposta unanime. Non c’è ancora dopo cinquant’anni. Ecco perché oggi la sua morte è paradigma e continuità. Vita e morte di Kennedy hanno segnato un’epoca. Gli interessi prevalenti di allora sono analoghi a quelli di oggi, ugualmente prevalenti o in lotta. Gli interessi degli Stati Uniti devono coincidere ancora con quelli di alcuni gruppi di potere, i nemici irriducibili di JFK, allora identificati come militaristi. Quarant’anni dopo la sua morte l’inquilino della casa bianca è stato per otto anni George Bush junior.

Oggi il presidente è Barack Obama, il primo di colore nella storia degli Stati Uniti. È un fatto che realizza, fino alla stessa presidenza, la società di eguali così come l’affermava e la viveva JFK. Un pezzo di quella idealità, della «nuova frontiera» di Kennedy è stato raggiunto. Obama presidente, simile in questo a Kennedy, ha rappresentato, soprattutto agli inizi, la speranza di tempi migliori. È riuscito anche a realizzare una parte importante delle attese che lo hanno salutato e accompagnato alla casa bianca. Ha riformato il sistema sanitario degli Stati Uniti, in modo che tutti i cittadini abbiano garantita l’assistenza. Una rivoluzione per gli USA. Rivoluzione recente, tuttavia, controversa e quindi, in quanto tale, fragile, ancora esposta al rischio di essere cancellata dagli oppositori irriducibili di Obama presidente. Che sono i successori dei nemici di JFK.

Chissà, forse quando un presidente degli Stati Uniti di colore non farà più notizia e l’assistenza sanitaria per tutti non sarà più in discussione in quella società, sapremo anche chi ha ucciso Kennedy e perché. Fino ad allora continuerà l’epoca di JFK, il tempo di uno scandaloso eroe tragico contemporaneo.

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