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Lettera a Matteo Renzi

Posted By Angelo Rinaldi On 8 dicembre 2013 @ 23:58 In Attualità | No Comments

Caro Renzi,

credo di capire perché stasera al tuo discorso dopo la vittoria c’erano le bandiere del Pd. Il simbolo del partito la cui assenza alle tue manifestazioni era uno degli argomenti contro di te l’anno scorso, alle primarie vinte da Bersani. Stasera da te sventolano le bandiere perché da stasera il Pd lo rappresenti tu. Facile, ora.

Non c’era da fidarsi dei vecchi notabili del partito, prima di stasera dietro il simbolo c’erano loro. Sono gli stessi che hanno fatto cadere il governo Prodi nel 1998 e che hanno limitato la segreteria di Veltroni. Sono quelli che hanno reso la politica italiana recente una palude.

Ho qualche anno più di te, ma siamo della stessa generazione. Hai attirato la mia attenzione quando ti ho sentito parlare della notte dell’Ulivo, la prima vittoria di Prodi nel 1996. Ci avevamo creduto, ci hanno fregati. Quanto più grande è stato l’entusiasmo e la fiducia allora, tanto più è stata la rabbia e la delusione degli anni successivi. Siamo stati scippati, lo sapevamo e lo sentivamo in tanti, tu finalmente ne hai fatto un argomento del dibattito politico.

Dopo la caduta di Prodi nel 1998 ho annullato la scheda alle elezioni politiche per dieci anni. Ci ho scritto sopra «Liberi di scegliere». Anche nel 2006, soprattutto nel 2006. L’Unione era l’ennesimo bluff del centrosinistra. Sono tornato al voto l’anno scorso alle primarie e poi a febbraio. L’ho dato, però, al Movimento 5 Stelle. Un voto sanculotto per prendere la Bastiglia del parlamento, per far sentire il botto anche ai duri d’orecchi come il presidente Napolitano.

In questi mesi ho giocato, abbiamo giocato con la metafora della Rivoluzione francese. Ho scritto che dopo la Bastiglia era necessario un Danton [1], ovvero un leader che proponesse e costruisse non solo protestasse. Quello potevi essere anche tu. Stasera, continuando il gioco della metafora storica, sei tu.

Rivoluzione. Che non è per forza sinonimo di violenza e di sangue. Basta un nome, che tu stasera hai citato: Nelson Mandela. Rivoluzione che è coerenza, che è serietà, che è trasparenza, che è autorevolezza.

Rivoluzione che è cambiare verso.

Hai attirato la mia attenzione cercando la soluzione dall’interno: è stata una delle lezioni di mio padre. E ancora, quando hai parlato di una sinistra che non è la sinistra italiana di oggi, ideologica e conservatrice. Quando hai definito il merito di sinistra. L’uguaglianza, sacrosanta, deve essere delle opportunità, dei punti di partenza, non deve pretendere e imporre un arrivo uguale per tutti, non deve mortificare i meritevoli. La nostra generazione è nata tra il ’68 e il ’77. Per una nemesi storica siamo noi a dover chiudere la stagione di una sinistra ipocrita, che dalla rivoluzione nelle piazze è passata alla gestione delle poltrone di stato. Si sono affiancati e sostituiti a quelli di prima, piuttosto che cambiare l’Italia. Della rivoluzione, di quell’ansia di rivoluzione hanno fatto uno strumento culturale e politico di opportunismo e di potere.

Il risultato delle primarie di oggi dice con evidenza che l’Italia ha perso un anno, che la vittoria di Bersani l’anno scorso è stata un errore clamoroso. Quella classe politica ha preteso di resistere fino alla disfatta più ingloriosa. Avendo un seguito di tanti che stavolta sono passati dalla tua parte. Meglio tardi che mai? Ma pur sempre tardi. Significherà qualcosa?

Da troppo tempo la politica italiana fa melina [2]. Oggi c’è stato il guizzo che può finalmente far riprendere il gioco, un gioco vivace e fruttuoso. Il mio timore, che scrivo senza retorica, è che sia davvero l’ultima spiaggia. Che tu, Renzi, sia l’ultimo che possa farcela. Speranze, attese, riscatto di una generazione: c’è tutto questo e tanto ancora. È l’esito dei ritardi accumulati, del tempismo che non c’è. Tempismo che è coraggio, sfida, voglia di nuovo: sconosciuti alla sinistra dirigente italiana, culturale e politica.

Renzi, non dimenticare la tua delusione per la caduta di Prodi, non dimenticarla perché un’altra analoga sarebbe il sipario su tutto.

Da stasera tanti, tutti saranno con te, l’Italia è anche questo. Ma tu sei i quasi due milioni di voti che hai ricevuto in questa bella domenica di dicembre. Voti chiari, voti per te, voti contro altro e altri. Occhio Matteo.

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[1] dopo la Bastiglia era necessario un Danton: http://www.secolnovo.it/2013/04/12/la-memoria-politica-di-fabrizio-barca/archives/2004

[2] la politica italiana fa melina: http://www.secolnovo.it/2013/06/19/il-governo-letta-e-la-politica-italiana/archives/2266

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