A chi come me si muove in città con i mezzi pubblici sarà sicuramente capitato di viaggiare in tram.

Il tram, splendido mezzo apparentemente creato per chi ama leggere durante il tragitto: silenzioso, ampio e non soggetto alle asperità del terreno.

Ma il silenzio del tram può prestarsi anche ad attività più interattive come, ad esempio, l’ascolto: in tram la gente parla con calma, racconta, commenta, inveisce.

È così che la mattina del primo giorno del fantomatico Blocco del 9 dicembre, anziché prendere il solito 68 decido di concedermi un gustoso viaggio sul 16, un tram arancione risalente agli anni ‘60 ma ancora in grado, a differenza delle più moderne motrici, di superare la curvatura del cavalcavia che oltrepassa i binari della stazione di Porta Nuova.

All’inizio l’idea è quella di godermi un breve racconto di fantascienza per poi gustare il caldo sole dell’inverno torinese, che a quell’ora sorge proprio dal lato del parco del Valentino e del suo omonimo castello. Appena salito ho prontamente arraffato il primo sedile libero sul lato giusto del tram e, una volta seduto, ho aperto il mio libro alla pagina indicata dalla manina di cartoncino verde che uso come segnalibro (anche perché è proprio quella la sua funzione).

Tram a Torino (Wikipedia)Dopo poche righe però vengo distratto da una signora che, con tono piuttosto deciso e con un accento non proprio pre-alpino, parla al telefono di quello che sta succedendo in zona Barriera di Milano. All’inizio mi interesso alla questione per avere notizie circe l’eventualità di dover ritornare a casa a piedi, ma, ad un certo punto, la gentile signora, comincia ad esporre uno splendido esempio di notizie frammentarie e sensazioni popolari che io trovo singolarmente gustoso al punto da rimettere la manina verde al suo posto e chiudere il libro.

La donna afferma che i forconi, responsabili del blocco, sono incazzati neri perché la benzina costa cara e le tasse sono troppe, ma, a quanto pare, nella serata del giorno prima, un certo Renzo (la donna probabilmente aveva particolarmente amato un certo tipo di romanzo ottocentesco storpiando così il nome del vincitore delle primarie del PD) era stato eletto Presidente del Consiglio e questa cosa avrebbe dovuto sicuramente calmare i signori forconi perché, sempre il signor Renzo, aveva promesso mari e monti (penso che anche la signora non volesse usare la m maiuscola) e che quindi adesso non poteva non mantenere tutte le promesse fatte.

Tagliando la restante parte sulle vicende della signora e del suo interlocutore misterioso, la cosa mi ha suscitato un interesse notevole tale per cui decido di continuare la mia indagine sociale da ascoltatore discreto cercando qualche altro campione utile. Purtroppo però il 16, nei miei trenta minuti di tragitto, ha smesso di regalarmi altre occasioni.

La sera però, al ritorno, prima che un gruppetto di ragazzetti vestiti a lutto e rasati a zero decidesse di bloccare Corso Vittorio, è il 68 a concedermi un altro paio di interventi autorevoli.

Per non annoiare troppo sintetizzerò il botta e risposta di un signore sui sessanta con uno splendido naso bacchico (qualcuno lo avrebbe malignamente definito una melanzana) e di un distinto signore della borghesia torinese sempre della stessa età con una perfetta scriminatura anni ‘30. Non avendo informazioni più dettagliate li chiamerò A e B.

A: «Ma cosa sono venuti a fare questi siciliani — credo che il riferimento fosse ai forconi — qui a Torino? Non potevano andare in Parlamento? Li ci sarei andato pure io!»
B: «Eh, ci saremmo andati tutti lì, ma questi vengono qua perché qua c’è un sindaco che gli permette di fare quello che vogliono!!!»
A: «È vero, qui ormai non si capisce più niente; questi del pullman scioperano ogni settimana così si prendono il giorno di vacanza. Quando non scioperano questi, i pullman li bloccano quegli altri …»

A questo punto, pronto a sentir pronunciare la classica frase: «ormai è l’anarchia» o roba sullo stesso filone filosofico anti libertario, l’interessante disquisizione viene interrotta dall’autista che ci comunica l’impossibilità di andare avanti.

Sempre per brevità tralascerò il rapido scambio di battute avuto con una delle ragazzine in lutto che mi incitava a manifestare per i miei diritti mentre io le ricordavo l’amabile episodio in cui, un paio di anni prima, alcuni come me, manifestando contro la riforma Gelmini e i tagli al diritto allo studio, si sono visti di fronte un gruppo ben assortito di loro che intimava di stare buoni esponendo caschi e manganelli.

Il mattino seguente, interessato a proseguire il mio esperimento, devo prendere un’ardua decisione: aspettare il 68 che, essendo sempre pieno di gente offre un numero maggiore di ascolti, oppure riprendere il 16 e optare per una migliore qualità della raccolta dati.

Decido di prendere il 68 visto il lieve ritardo, ma non vengo deluso.

Stavolta, ad aggiornarmi sulle vicende cittadine, è una giovane signora dall’accento piemontese ma dallo zigomo tipicamente emiliano, già stanca per aver dovuto accompagnare il figlio a scuola e chiamare la madre per ricordarle di prende la cardioaspirina. Quest’ultima comincia a raccontare ad una conoscente che, nel pomeriggio del giorno prima, il sindaco Fassino ha fatto una tremenda sfuriata nei confronti del questore dicendogli che non era più disposto a tollerare la situazione e che lui non poteva permettere che con il Natale alle porte tutti quei negozi restassero chiusi!

Fatto sta che il ‘blocco’ è andato avanti lo stesso nonostante la presunta sfuriata di Fassino.

Intanto io comincio ad elaborare un po’ di dati raccolti e mi chiedo come gruppi del calibro di Casa Pound o Blocco Studentesco siano stati in grado di avere l’organizzazione e i numeri per mettere in piedi questa protesta. Cercando risposta in uno dei volantini che un mio collega aveva ricevuto da un manifestante, mi accorgo di non riuscire ad individuare né un soggetto preciso, né una precisa ragione alla base delle manifestazioni.

Il dubbio mi ha accompagnato fino a tarda sera quando, girovagando in rete, ho letto la notizia di un comunicato dell’ex senatore Silvio Berlusconi che invitava i rappresentanti del movimento dei forconi a dialogare con lui e ad esporre le ragioni della protesta.

A questo punto, prima di concedermi il meritato riposo, decido che la mia indagine si può ritenere conclusa con successo: anche stavolta qualcuno ci ha provato, ci è in parte riuscito e nessuno è riuscito a capirci un cazzo.

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