È uscito a metà gennaio il primo Bollettino Economico del 2014 di Banca d’Italia.1 In esso c’è l’analisi trimestrale dell’istituto, che descrive la situazione presente e indica le tendenze per il medio termine. Si tratta pur sempre di un punto di vista, tuttavia meno parziale di altri e quindi autorevole.

Lo stato dell’economia internazionale è promettente, sebbene con differenze sensibili: «Nel terzo trimestre del 2013 il ciclo economico internazionale si è rafforzato. Il prodotto ha accelerato nei paesi avanzati e ha mostrato andamenti differenziati in quelli emergenti. … Secondo le più recenti stime dell’OCSE, la crescita mondiale, dopo essere scesa al 2,7 per cento nel 2013, nell’anno in corso segnerebbe un recupero, al 3,6. L’attività accelererebbe al 2,9 per cento negli Stati Uniti e al 2,4 nel Regno Unito, rallenterebbe all’1,5 in Giappone. Anche nelle principali economie emergenti, con l’eccezione del Brasile, la dinamica del prodotto si rafforzerebbe rispetto al 2013.»

Il punto debole dell’economia occidentale è l’Europa: «Nell’area dell’euro il prodotto ha segnato nel terzo trimestre del 2013 un lieve rialzo, tuttavia inferiore a quello del periodo precedente. La ripresa dell’attività sarebbe proseguita nel quarto trimestre; la crescita rimarrebbe contenuta nei prossimi mesi.» Insomma, ci sono segnali positivi, ma deboli, complessivamente molto deboli: «La domanda delle famiglie tarda a recuperare vigore, pur con qualche segnale di miglioramento. Nel bimestre ottobre-novembre le vendite al dettaglio dell’area sono rimaste stazionarie. Nel trimestre settembre-novembre le immatricolazioni di autovetture, corrette per la stagionalità, sono aumentate nell’area sospinte dalle vendite in Germania, a fronte del calo in Italia. … I dati più recenti confermano l’andamento positivo delle vendite all’estero.»

L’Italia è tra i paesi che determinano le difficoltà dell’economia europea: «La prolungata caduta del PIL italiano in atto dall’estate del 2011 si è arrestata nel terzo trimestre del 2013. Nei mesi più recenti sono emersi segnali coerenti di una moderata crescita dell’attività economica. La produzione industriale sarebbe aumentata nel quarto trimestre, sospinta soprattutto dalla domanda estera. Nonostante il miglioramento del clima di fiducia delle imprese, sulla ripresa continuano a gravare la fragilità del mercato del lavoro, che frena l’espansione del reddito disponibile, e l’andamento del credito.»

I dati positivi sono in gran parte determinati dalla domanda estera: «Le esportazioni di beni e servizi hanno continuato a crescere nel terzo trimestre del 2013, beneficiando dell’accelerazione del commercio internazionale. Le importazioni sono tornate ad aumentare, in parte per via di fattori temporanei, dopo una flessione durata dieci trimestri consecutivi.»

Bollettino Economico n.1, gennaio 2014

La situazione generale, però, resta difficile, soprattutto a causa della disoccupazione molto alta: «Il quadro congiunturale è tuttavia ancora molto diverso a seconda delle categorie di imprese e della localizzazione geografica. Al miglioramento delle prospettive delle imprese industriali di maggiore dimensione e di quelle più orientate verso i mercati esteri, si contrappone un quadro ancora sfavorevole per le aziende più piccole, per quelle del settore dei servizi e per quelle meridionali. Nonostante i primi segnali di stabilizzazione dell’occupazione e di aumento delle ore lavorate, le condizioni del mercato del lavoro restano difficili. Il tasso di disoccupazione, che normalmente segue con ritardo l’andamento del ciclo economico, ha raggiunto il 12,3 per cento nel terzo trimestre e sarebbe ulteriormente salito al 12,6 nel bimestre ottobre-novembre.»

«Il tasso di disoccupazione giovanile (relativo alla classe di età tra i 15 e i 24 anni) è salito ancora, raggiungendo il 40,1 per cento nel terzo trimestre, dal 38,9 nel secondo. Tenendo conto del basso tasso di partecipazione in questa classe di età, nel terzo trimestre i disoccupati hanno rappresentato il 10,1 per cento della popolazione di riferimento (9,1 per cento un anno prima).»

La mancanza di lavoro causa minore disponibilità economica, quindi meno consumi: «Nel terzo trimestre del 2013 si è attenuata la flessione dei consumi delle famiglie; essi restano però frenati dalla debolezza del reddito disponibile e dalle difficili condizioni del mercato del lavoro. Si è interrotto nel quarto trimestre il recupero della fiducia in atto dall’inizio del 2013.»

In estrema sintesi: la situazione internazionale va meglio, ma in Europa e soprattutto in Italia il miglioramento sembra ancora lontano. Nel nostro paese emergono differenze strutturali nell’economia, le quali potrebbero determinare o accentuare profonde disuguagianze sociali. In particolare, tra aziende grandi e aziende piccole, tra chi è nel mercato estero e chi solo in quello nazionale, tra chi si occupa di produzione e chi di servizi, tra il Nord e il Sud. Stando così le cose, è possibile attendersi a breve in Italia un aumento significativo dei posti di lavoro e quindi un calo della disoccupazione?

Che la disoccupazione sia l’urgenza da affrontare lo ha detto anche Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. Poco meno di due anni fa, Madame Lagarde parlava dei disoccupati in Europa come «nubi all’orizzonte» e dei giovani disoccupati come la «generazione perduta».2 Oggi ribadisce: «Fino a che gli effetti sul lavoro non saranno invertiti, non possiamo dire che la crisi è finita. Quando la disoccupazione è alta la crescita è lenta perché la gente consuma meno e le aziende investono e assumono meno».3 Al di là di tutto, solo affiancando le due dichiarazioni della stessa persona, risulta chiaro ed evidente che negli ultimi due anni poco è cambiato.

Una elevata e crescente disoccupazione colpisce anche la Francia, che conta ormai il numero record di 3,3 milioni di cittadini senza lavoro. Questo condiziona l’azione di François Hollande e ne corrode il consenso.4 Ieri, senza giri di parole, il quotidiano economico «Les Echos» ha indicato la disoccupazione come il fallimento del presidente. Una sentenza secca, a soli diciotto mesi dall’elezione.

Les Echos del 28 gennaio 2014 (pdf)

Sia il Bollettino Economico della Banca d’Italia, sia le parole di Christine Lagarde presuppongono che il calo della disoccupazione e quindi la fine della grande crisi siano attuati nell’ambito del sistema economico occidentale tradizionale, quello pre-crisi. Due i termini chiave del processo: consumi e crescita, crescita e consumi. Un concetto circolare che presuppone a sua volta la produzione: produzione, consumi, crescita. In altre parole, Banca d’Italia e Madame Lagarde, così esprimendosi, indicano la grande crisi come un incidente di percorso piuttosto che come la fine di un modello economico, di un intero sistema. La differenza è sostanziale.

Negli ultimi anni l’Italia ha subìto la chiusura di aziende e di partite iva, la perdita di tantissimi posti di lavoro e di capacità produttiva. La Francia, in modo analogo, è vittima di una disoccupazione record. Tutto questo e le disuguaglianze che l’analisi della Banca d’Italia lascia intravedere, sembrano dire, invece, che la società europea, italiana soprattutto, sta cambiando, mentre del modello economico è tutelata la conservazione. Nel rapporto tra economia e società si sta privilegiando la prima a spese della seconda. È una via percorribile? Che esito avranno le scelte-non-scelte degli ultimi anni? L’ostinata difesa del modello economico tradizionale rivela forse un vuoto di idee, la mancanza di nuovi modelli di sviluppo, una cinica difesa di interessi particolari, tutti caratteri tipici della fine di un’epoca. La società sta cambiando e cambierà, in Italia e in Europa, e con essa, per forza di cose, cambierà l’economia. Quanto tali cambiamenti saranno governabili e governati e quanto occasionali e caotici?

 

1 Banca d’Italia, Bollettino Economico n. 1, gennaio 2014, 17 gennaio 2014
2 Lagarde, allarme giovani. ‘In Ue generazione persa’, in «ANSA.it», 19 aprile 2012; La «generazione perduta», 19 aprile 2012
3 Crisi, allarme di Lagarde: In Ue 20 mln disoccupati, in «ANSA.it», 28 gennaio 2014
4 D. Perrotte, Le chômage des jeunes est stabilisé, mais celui des seniors continue de s’envoler, in «Les Echos.fr», 27 gennaio 2014; D. Perrotte et P.-A. Furbury, Chômage: le pari perdu de François Hollande, in «Les Echos.fr», 27 gennaio 2014

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