La mafia uccide solo d'estate (mymovies.it)Cos’è un bacio?

Stavolta Edmond Rostand non c’entra. Tutt’altra è l’atmosfera. Non ci sono eroi, duelli e fanciulle languide. Non ci sono rime intrecciate e parole forbite. Non c’è un’epopea, ma l’esatto contrario. Il racconto di un ragazzino, innamorato di una ragazzina, che alla fine diventa la sua compagna. No, non vissero tutti felici e contenti, perché non è una favola, anche se ne ha il tono e la levità. Vissero, questo si, ed è già tanto, con maggiore consapevolezza.

Allora, cos’è un bacio?

È un sigillo. Comunque.

In questo caso di un sentimento che prevale, di un trovarsi dopo essersi incontrati e divisi. Divisi dalle scelte, dai chilometri, da diversi punti di vista. Il bacio è il culmine della vicenda personale, mentre intorno culmina la storia civile. Per tanti resta un sogno, qui, invece, è realtà. Un bacio che unisce più che due corpi e due vite.

È vero, la mafia così non l’aveva raccontata nessuno, mai.

Il commissario Boris Giuliani doveva gradire particolarmente i dolci con la ricotta, sebbene gli sporcassero i baffi. Tanto da offrirli al ragazzino innamorato, che non li aveva mai assaggiati. E il giudice Rocco Chinnici si divertiva a conoscere e sostenere le timide intraprendenze amorose dello stesso ragazzino, innamorato deluso, ma tenace. Per non dire del generale Dalla Chiesa, che addirittura al ragazzino aspirante giornalista aveva concesso un’intervista. Peccato siano stati uccisi questi uomini, capaci di dialogare con un bambino.

L’impaccio del ragazzino nel dichiarare il suo amore all’amata lo aveva fatto diventare un estimatore di Giulio Andreotti, per averlo sentito una volta in tv confessare quello stesso impaccio. Lui solo poteva capirlo e guidarlo. E così il presidente Andreotti era diventato il mentore ideale del ragazzino innamorato, impacciato e infelice.

Tra le frasi che il ragazzino ricorda di Andreotti c’è quella in cui il presidente dice che la criminalità è in Calabria e in Campania, non in Sicilia. Lo ha detto Andreotti! Si, ma poi uccidono Dalla Chiesa, che il ragazzino aveva intervistato, perché?

La mafia uccide solo d'estate (01distribution.it)

Ritagliava giornali il ragazzino, raccoglieva foto di Andreotti e articoli che lo riguardavano. Un giorno a scuola annunciarono un concorso a premi: chi avrebbe descritto meglio una giornata a Palermo sarebbe stato premiato con la possibilità di scrivere per un mese sul quotidiano della città. Il ragazzino raccontò di una manifestazione della Democrazia Cristiana e del comizio di Andreotti. Vinse, il ragazzino. Ma proprio alla premiazione, nel momento in cui avrebbe dovuto leggere il suo articolo, arriva la notizia della morte di Pio La Torre e la cerimonia è conclusa bruscamente. Grande delusione. La mafia aveva scippato al ragazzino la possibilità di essere ammirato dalla sua amata.

Sarà che a Palermo la mafia non c’è, ma il ragazzino ne risulta comunque infastidito. Vicenda personale e storia civile si intrecciano e diventano un’unica narrazione. Perché sarà pure che la mafia non esiste, ma spunta sempre nella vita dei palermitani: come paura, come interessi, come silenzio. Altro non è che un modo di essere e un modo di fare, che poi diventano criminalità.

C’è lo stile di Amélie Poulain nel film di Pif, c’è l’atmosfera di Forrest Gump. C’è La vita è bella, pur senza la penna meravigliosa di Cerami. E c’è Palermo, con i luoghi e le lapidi di una dolorosa via crucis civile. Forse la mafia continua a non esistere, ma infine c’è nelle urla, nella rabbia, nelle denunce dei palermitani.

La mafia uccide solo d’estate, uscito il 28 novembre scorso, è il primo film di Pierfrancesco Diliberto, Pif. Li ha i tratti dell’opera prima, ma non come difetti, piuttosto come cura, quasi pedagogica. E come passione; si, quella c’è tutta. Bravissimo Alex Bisconti, il ragazzino innamorato, forse più dello stesso Pif, che gli subentra nel ruolo quando il protagonista diventa adulto. Perfettamente incastonata nella storia Cristiana Capotondi, l’amata adulta, a cui il film deve parte della levità e della malinconia. Tanti dettagli per gli appassionati: dalla penna a quattro colori al cowboy dei gelati Eldorado, che fa capolino nel bar dei dolci alla ricotta. Complimenti allo scenografo. Una bella visione, ad altezza di bambino per gran parte del film, che torna nel finale, perché da lì si vede meglio il futuro.

No, non vissero tutti felici e contenti. Ma se la mafia che non c’è non ci fosse davvero, la vita sarebbe migliore per tutti. E chissà che i ragazzini di oggi possano vedere intrecciarsi nelle loro storie d’amore vicende civili meno tragiche.

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