L’annuncio del presidente Obama alla vigilia dell’11 settembre, di «una vasta coalizione per respingere la minaccia terrorista» dello stato islamico,1 mi ha fatto pensare alla Lega santa che nel 1571 distrusse a Lepanto la flotta ottomana. Dopo quasi cinque secoli, lo scontro cruento tra Occidente cristiano e Oriente islamico è ancora attualità. Ciò dice che l’oggetto del contendere non è un’inezia.

Obama all'ONU (cnn.com)Il promotore della coalizione di allora era stato il papa Pio V, oggi è il presidente degli Stati Uniti d’America. Mi pare sia evidente che, pur nella continuità del conflitto, l’ispirazione è diversa. Nell’immaginario di allora prevaleva la guerra di religione, la contrapposizione di fedi, pur essendo effettivamente determinanti gli interessi materiali dei potenti del tempo. Nello scontro odierno la religione muove solo gli islamici. L’attenzione degli occidentali è rivolta altrove, anche perché gli ultimi successori di Pio V, fino a papa Francesco, hanno predicato e praticato la pace e il dialogo tra le religioni. Inoltre, della coalizione di oggi fanno parte anche stati islamici come l’Arabia Saudita e la Giordania,2 a dimostrare che non è la fede a unire, quindi a dividere.

Nell’Occidente del XVI secolo il cristianesimo era ancora il contesto culturale di riferimento e nel caso dello scontro con l’Oriente islamico poteva fornire l’apparenza dietro cui nascondere o a cui far seguire gli interessi più materiali. Quel Occidente era pur sempre la Cristianità, sebbene non più unita come nel medioevo, e quindi il cristianesimo era l’elemento ideale della comune identità. Oggi in Occidente l’idea stessa di religione, non solo il cristianesimo, rimane sullo sfondo, sbiadita. Il richiamo alla fede religiosa, invece, continua sul fronte islamico, ma il nemico non è il papa.

L’Occidente contemporaneo è una prassi economica, una realtà tecnologica, un immaginario molto distanti dalla religiosità, di cui sono spesso le prime negazioni. La civiltà occidentale, superati nei secoli tutti i confini geografici, oggi è delimitata dalle colonne della partita doppia. È immanenza, cioè identificazione totale con uno dei suoi elementi costitutivi, che in sostanza sarebbe uno strumento, uno degli strumenti a sua disposizione. Dunque, continua il conflitto che nel 1571 a Lepanto ebbe una delle sue manifestazioni moderne, ma non coinvolge più il cristianesimo. Oggi lo scontro è tra Occidente e Islam. La violenza che genera sarà anche religiosa, ma può esserlo solo in parte.

La battaglia di Lepanto, dipinto anonimo (arsbellica.it)

È il caso di ricordare che la parola araba islàm vuol dire ‘abbandono, di sé alla volontà di Dio’. La religione musulmana, in questi termini che esaltano la trascendenza, è il campo ideale da cui opporsi all’Occidente odierno, anche per gli stessi occidentali dissidenti. Infatti, il boia della prima decapitazione, con lo spiccato accento britannico, sembra sia un europeo. Mercenari? Può darsi, ma se fosse così, la soluzione facile sarebbe offrirgli di più.

L’Oriente islamico ha conservato la visione religiosa, secondo i valori fissati da Maometto agli inizi del VII secolo. Ciò determina divisioni all’interno e il conflitto con l’Occidente all’esterno. La divisione interna storica è sul governo dei musulmani e contrappone sciiti e sunniti, la grande maggioranza. Gli sciiti professano che la guida sia un discendente di Maometto. I sunniti credono si debba eleggere in un gruppo di fedeli meritevoli. Per le categorie occidentali, gli uni sono una ristretta e severa oligarchia di sangue; gli altri, più moderati, sono disponibili a un certo confronto dialettico e democratico. Considerato che i sunniti sono, come detto, i più numerosi, la religione islamica non può essere definita integralista e violenta.

L’Islam contemporaneo, però, è diviso soprattutto sull’esegesi dello jihad. Il termine arabo gihād significa ‘sforzo, impegno’. Ma in cosa deve essere profuso? Lo sforzo dei devoti musulmani a cosa deve essere finalizzato? Altezze spirituali e intellettuali o guerra santa per la conquista di nuovi territori e di nuovi fedeli all’Islam? La grande maggioranza dei musulmani interpreta lo jihad nella prima accezione, inerente alla vita dello spirito. I gruppi fondamentalisti intendono lo sforzo del buon musulmano nel senso concreto di guerra vera e propria contro gli infedeli di ogni luogo e di ogni epoca. L’interpretazione dello jihad come sforzo bellico è alla radice dello scontro contemporaneo tra Occidente e Islam. Il senso diverso dato allo jihad e le divisioni che esso genera nel mondo musulmano è la ragione per cui alcuni stati islamici fanno parte della coalizione promossa dal presidente Obama contro il terrorismo.

Screengrab from the ISIS video showing the execution of James FoleyHa colpito l’orrore delle decapitazioni, finora quattro,3 annunciate al mondo con un video, cioè in una forma tecnologica tipicamente occidentale, quasi ad affermare che nemico non è il mezzo, ma chi lo usa e come lo usa. Il terrorismo islamico è tornato con prepotenza, nonostante la morte di Osāma bin Lāden, giustiziato nel 2011, e il declino di al-Qāeda. È tornato addirittura come regno sovrano, autoproclamatosi agli inizi di quest’anno: lo stato islamico, l’ISIS, l’Islamic State of Iraq and Syria. Solo fanatismo religioso?

I combattenti occidentali passati con gli islamici e diventati boia tagliatori di teste, nel Cinquecento li avrebbero chiamati rinnegati. Anche questa definizione indicava chiaramente la religione come contesto. Oggi li si dice terroristi e fanatici sanguinari, ma non rinnegati, perché, appunto, il cristianesimo c’entra poco, il conflitto non è religioso.

Furono tanti nel Cinquecento gli europei convertiti all’Islam, molti venivano dalla penisola italiana. Spesso erano prigionieri dei corsari turchi, bottino delle razzie compiute nel Mediterraneo, soprattutto nei paesi costieri dell’Italia meridionale. Alcuni riuscivano a emanciparsi fino a conquistare ruoli amministrativi e militari di rilievo. L’Islam e l’impero ottomano erano per loro la possibilità di una vita migliore. Fu così per il genovese Scipione Cicala, diventato Čigala-Zade Yūsuf Sinān; per i calabresi Dionisio Ponzio, frate domenicano amico di Campanella, e Gian Dionigi Galeni, diventato Ulucciali, ammiraglio della flotta turca, protagonista della battaglia di Lepanto. Insomma, i boia tagliatori di teste di oggi, pure in un contesto diverso, non sono affatto una novità.

A Scipione Cicala, Sinàn Capudàn Pascià, Frabrizio De Andrè ha dedicato una canzone di Creuza de mä, l’album in cui ha immaginato suoni e storie del Mediterraneo. Non poteva mancare la vicenda di un genovese rinnegato. Un solo verso di quella canzone esprime bene il senso del cambiamento, il peso della religione in chi lasciava l’Occidente e viveva tra i musulmani, «bestemmiando Maometto al posto del Signore».

La religione è solo uno degli elementi di una civiltà, per quanto essa possa essere diffusa e caratterizzante. Poi ce ne sono altri, concreti e attuali, dagli interessi politici a quelli economici. Definire la violenza dei terroristi arabi come religiosa dice solo una parte della realtà, quando non addirittura la nasconde per intero. Non è la religione a muovere gli eserciti. Lo afferma lo stesso Barack Obama, senza però dire cosa li muove davvero, limitandosi a definire gli avversari «il male»,4 come faceva prima di lui George W. Bush.5 Se l’avversario è il male, la guerra non sarà religiosa, ma è comunque assoluta. Se non è la religione a muovere gli eserciti perché continua lo scontro tra Occidente cristiano e Oriente islamico? Perché la violenza dell’ISIS? L’Occidente che si dice razionalista e laico, che si erge a difensore del mondo, che ha della propria civiltà un’idea metafisica e la vuole instaurare ovunque, dovrebbe darsi una risposta.

 

1 Obama, guideremo coalizione anti Isis, in «ANSA.it», 11 settembre 2014
2 S. De Paolis, Siria, primi raid Usa contro l’Isis. Obama, “non è una guerra solo nostra”. Partecipano anche paesi arabi. Colpita la città di Raqqa, in «ANSA.it», 24 settembre 2014
3 Il 19 agosto è stato decapitato James Foley, giornalista statunitense di quarant’anni (l’uomo in ginocchio nella foto pubblicata). Il 2 settembre è toccato a Steven Sotloff, anche lui giornalista americano. È seguito il 14 settembre David Haines, cooperante scozzese. Il 24 settembre è stata la volta del francese Hervé Gourdel, guida alpina di cinquantacinque anni, rapito e ucciso in Algeria. Sono le quattro decapitazioni annunciate finora con un video.
4 S. De Paolis, Dall’Onu ok alle misure anti Isis. Obama, “non siamo in guerra con l’Islam”, in «ANSA.it», 25 settembre 2014
5 Bush: «In Iraq lotta contro il male assoluto», in «Corriere della Sera.it», 29 marzo 2007

stampa

Potrebbero interessarti anche questi articoli

2 commenti

  1. Pochi giorni fa ero a Nafpaktos (Lepanto, appunto).
    Ho avuto la sensazione, più forte che in altri posti visti in Grecia, che Oriente e Occidente possano ora convivere senza gravi turbolenze.
    Vero è che sono la storia e la geografia che fanno della Elláda un ponte fra queste due sponde di mondo e, forse, un esempio di tolleranza e accoglienza senza eguali. Mi sembra però che, a differenza di tanti altri luoghi e culture, la storia lì abbia formato le menti.

    • La storia forma ovunque le menti e i cuori, degli individui e dei popoli. Ma è sempre diversa, come le menti e i cuori, che forma e da cui è fatta. In ciò è una parte cospicua della conoscenza.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

 caratteri disponibili

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>