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Opposti relativismi

Posted By Angelo Rinaldi On 19 gennaio 2015 @ 21:30 In Attualità,Idee | No Comments

Lo «Charlie Hebdo» uscito il 14 gennaio, primo numero dopo l’uccisione del direttore e dei redattori, non è solo la copertina [1] col Maometto commosso o le vignette [2] all’interno. C’è un senso complessivo del foglio satirico, il punto finale, come lo definisce il redattore capo Gérard Biard: la laicità. «Charlie» è laicità.

Biard ha scritto nell’editoriale:

«Speriamo che a partire da questo 7 gennaio 2015 [giorno dell’attentato] la difesa ferma della laicità sia un dato acquisito per tutti, che infine si smetterà, per politica, per calcolo elettorale o per vigliaccheria, di legittimare o anche di tollerare il comunitarismo e il relativismo culturale, che aprono la strada a una cosa sola: il totalitarismo religioso.»1

Sono tre i termini della questione posta da Biard: laicità, relativismo culturale, totalitarismo religioso. La laicità si oppone al relativismo e così difende dal totalitarismo religioso, cioè dal buio che minaccia gli uomini. Sembra Voltaire. E non è detto, dopo quasi tre secoli, che sia un bene. «Charlie Hebdo», la satira, la laicità hanno un fine supremo: difendere dagli eccessi delle religioni, il cui prodotto è addirittura una dittatura, un vero e proprio assolutismo. Come era nel Settecento la monarchia che Voltaire voleva mitigare. Questo per dire che senza assolutismo non c’è Voltaire. Ecco perché non è detto che sia un bene riproporre quel pensiero alla lettera. Farlo, spinge a indicare e condannare inevitabilmente un assolutismo, anche presunto. Nella polemica — come in guerra — si tende a mettere da parte principi e regole, perché ciò che conta è prevalere. La laicità è autonomia, non è opposizione. La laicità deve avere principi e regole, come ogni espressione umana. Laicità è proprio l’indipendenza dei principi e delle regole che assume. Laicità non può essere libertà assoluta, cioè un principio che nega tutti gli altri o, al contrario, li afferma tutti: così finisce per diventare essa stessa assolutismo o relativismo.

Nello specifico della libertà di espressione, di cui «Charlie Hebdo» è diventato bandiera, il mondo anglosassone ha deciso di non fare satira sulle religioni. Vuol dire che sono meno liberi? Che sono vittime di un assolutismo? Perché non considerare che una tale decisione sia ugualmente libera, sia più contemporanea? Cioè più realista, più legata al presente di una società multiculturale e globale in cui integralismo è proprio affermare le proprie libertà contro quelle degli altri, che sia una religione a farlo o la laicità. Il mondo di oggi non è quello di Voltaire — ripeto — e quindi riproporre il suo pensiero senza osservazioni e critiche non è un bene. Si potrebbe obiettare che «Charlie Hebdo» è irresponsabilità dichiarata, quindi più che l’immaginazione al potere — lo slogan del Sessantotto, movimento di cui «Charlie» è frutto —, e in quanto tale non può essere realista, non può accettare condizionamenti. Si, ma allora non può essere neanche la laicità, perché laicità e irresponsabilità sono tra loro in contraddizione.

Il relativismo culturale è stato uno dei temi di Joseph Ratzinger e poi di Benedetto XVI. Così parlò il cardinale nell’omelia della Messa che ha preceduto il conclave del 2005, dopo la morte di Giovanni Paolo II; conclave che fece proprio di Ratzinger il nuovo papa, Benedetto XVI:

«Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina” [Ef 4, 14], appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.»2

Citando il Paolo agli Efesini, Ratzinger ha definito il relativismo come «qualsiasi vento di dottrina» da cui lasciarsi portare, che oggi si afferma come una dittatura: la dittatura dell’individuo e delle «sue voglie». Assumere qualsiasi dottrina, qualsiasi principio, qualsiasi regola secondo l’opportunità del momento; presentare ciò come «unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni»: è il totalitarismo che Ratzinger indica e condanna. Avere come «ultima misura solo il proprio io e le sue voglie» suona simile alla libertà assoluta, sinonimo della laicità di Gérard Biard. Allora, il cardinale poi papa e il capo redattore di «Charlie» hanno scritto entrambi contro il relativismo e il totalitarismo, contrapponendovi Ratzinger una «fede chiara» e Biard una laicità che però, come ho cercato di dire, può mostrare essa stessa i tratti del relativismo o del totalitarismo. Infatti, nel relativismo di Ratzinger c’è anche la laicità di Biard. Ciò implica che le due posizioni sono inconciliabili e quindi generano contrasti e conflitti: religione da una parte, laicità sessantottina dall’altra. In una società multiculturale e globale non è una questione da poco.

Accomunati dall’opposizione al relativismo, il cardinale e il capo redattore condividono anche l’idea che l’adesione ai rispettivi principi sia coerenza e non fanatismo. Escludono, insomma, un etremismo della fede e della laicità. Ha scritto Biard:

«riusciremo infine a far sparire dal vocabolario politico e intellettuale la brutta espressione “laicista integralista”? Ci fermeremo infine di inventare dotte circonvoluzioni semantiche per definire allo stesso modo gli assassini e le loro vittime?»3

Gérard Biard auspica che l’aggettivo ‘integralista’ sia riferito solo ai religiosi fanatici e non ai testimoni della laicità. In modo analogo Ratzinger nel 2005 aveva lamentato che la «fede chiara» è spesso etichettata come «fondamentalismo». È interessante l’analogia che continua tra il teologo raffinato che è stato papa e l’ateo militante che è capo redattore di un settimanale definitosi irresponsabile. Ciascuno difende il proprio universo culturale dal relativismo e dalle accuse di estremismo. Vuol dire che il relativismo è questione reale del nostro tempo, nelle varie forme del politicamente corretto, della tolleranza d’occasione, dell’opportunismo innalzato a metodo. Ma soprattutto che chiarezza e coerenza non sono estremismi, se non in una società delineata culturalmente dal relativismo. Altra questione non da poco in una società multiculturale e globale, in un «secol novo» annunciato senza equivoci proprio da quella società.

 

1 «Nous allons espérer qu’à partir de ce 7 janvier 2015 la défense ferme de la laïcité va aller de soi pour tout le monde, qu’on va enfin cesser, par posture, par calcul électoral ou par lâcheté, de légittimer ou même de tolérer le communautarisme et le relativisme culturel, qui n’ouvrent la voie qu’à une seule chose: le totalitarisme religieux.»
Il testo integrale dell’editoriale di Biard in italiano in «il Fatto Quotidiano.it [3]», 14 gennaio 2015

2 J. Ratzinger, Omelia della Missa pro eligendo Romano Pontifice, in «vatican.va [4]», 18 aprile 2005
3 «est-ce qu’on va enfin faire disparaître du vocabulaire politique et intellectuel le sale mot de «laïcard intégriste»? Est-ce qu’on va enfin arrêter d’inventer de savantes circonvolutions sémantiques pour qualifier pareillement les assassins et leurs victimes?»

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[3] il Fatto Quotidiano.it: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/14/charlie-hebdo-sentiremo-i-ve-cercata/1337565/

[4] vatican.va: http://www.vatican.va/gpII/documents/homily-pro-eligendo-pontifice_20050418_it.html

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