La notizia è che il canale tv di informazione RaiNews24 e il sito internet rainews.it non trasmetteranno più i video dell’ISIS. Lo ha annunciato il direttore Monica Maggioni, dicendo che la decisione è stata presa per evitare di fare pubblicità allo stato islamico; quindi di fare da ripetitore di quella propaganda, di fare il gioco dei terroristi.

Monica Maggioni (rainews.it)In sei mesi dall’assassinio del giornalista statunitense James Foley, il primo la cui esecuzione è stata annunciata al mondo con un video, la violenza dei terroristi che si dicono islamici è cresciuta sia per la quantità di vittime, sia per la cura dei video diffusi. Sono ormai veri e propri cortometraggi attraverso cui comunicare la potenza dello stato islamico, la forza dei suoi combattenti, le vittorie ottenute, la morte di chi si oppone. Tutti elementi utili alla formazione di una vera e propria epopea. Ma l’eroismo è presunto o millantato, cioè non è nei fatti, nei gesti, quanto nella narrazione dei video, nella finzione delle immagini in movimento. Finto è il valore di chi uccide a volto coperto civili inermi, i cadaveri sono autentici. È il paradosso tragico di una realtà cruenta usata per rappresentare una finzione. La realtà al servizio della telecamera. Continuare a trasmettere quei video, prodotti per fare propaganda e proselitismo, significa avere una parte nella tragedia, dando un senso alle morti dimostrative che altrimenti non ne avrebbero alcuno. Se l’Occidente non sapesse e non vedesse perché girare quei filmati, perché quelle uccisioni brutali?

In tal senso la decisione di RaiNews24 di non trasmettere più la propaganda dell’ISIS è opportuna — ma ci sono voluti sei mesi — e fissa, finalmente, alcuni punti di rilievo. 1) La libertà di espressione e il diritto di cronaca non escludono il dovere di valutare e di scegliere cosa divulgare e cosa tacere. Libertà non è il contrario di buon senso. Il rischio costante è che dietro lo sbandieramento della libertà di espressione e l’invocazione del diritto di cronaca si nascondano opportunismo e malanimo. 2) Nel corso di un conflitto — e non solo — la neutralità dell’informazione è astrazione o complicità. 3) L’informazione ha sempre avuto un ruolo nelle guerre e ora i video dell’ISIS decretano l’ingresso definitivo delle telecamere negli arsenali di terroristi e belligeranti. 4) La documentazione per immagini, fisse o in movimento, fotografica o filmata, è il prodotto del punto di vista del fotografo o del regista. Le immagini non sono oggettive. Mostrano, nel migliore dei casi, l’oggettività di un soggetto.

I terroristi che si dicono islamici comunicano attraverso l’orrore delle decapitazioni, annunciate al mondo con un video, cioè in una forma tecnologica tipicamente occidentale. La civiltà delle immagini è attaccata con immagini. L’Occidente è colpito con uno dei linguaggi che più lo identifica e che considera lo strumento ottimale per la rappresentazione autentica della realtà. Ma sa bene, allo stesso tempo, che il linguaggio delle immagini in movimento può nella stessa misura alterare la realtà, esercitando così una grande influenza sui destinatari spettatori. I terroristi sono considerati barbari, ma le strategie e gli strumenti che utilizzano sono del mondo occidentale.

Anonymous (bloomberg.com)La scelta di RaiNews24 ha qualche analogia con l’impegno di Anonymous a oscurare nel web gli account che producono, sostengono e riproducono la propaganda dell’ISIS.1 Finora internet era lo spazio della libertà di espressione assoluta, per la stessa costituzione fisica del mezzo, prima che per una definizione teorica. Non sono mancati i dibattiti sui rischi di una tale condizione, di certo intrinseca alla rete, ma anche dovuta alla scarsa attenzione di chi dovrebbe regolamentare e controllare. La violenza brutale e minacciosa dei terroristi che si dicono islamici ha posto la necessità di limiti anche nel web. Ora sono affidati all’azione di Anonymous, ma dovrebbero avere una codifica più oggettiva e sentinelle ufficiali. La novità è che il conflitto con l’ISIS si combatte anche nella rete.

RaiNews24 che non trasmette più i video dell’ISIS, nel corso di uno scontro che ha già tante vittime e in un tempo di cambiamenti globali, dice che la forza e l’identità dell’Occidente non sono più nei mezzi e neanche nella proclamazione acritica di principi assoluti. La cinematografia o le bandiere della libertà di espressione e del diritto di cronaca non bastano più, in certi casi sono addirittura complicità con i barbari di turno. La realtà è nuova e sfuggente, non ci sta più negli schemi di un passato anche recente. Ciò che ora invochiamo e chiamiamo buon senso è solo il principio di ciò che sarà.

 

1 C. Accogli, Anonymous attacca l’Isis, “siete un virus”, in «ANSA.it», 10 febbraio 2015

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