70liberazionefooterIl 25 aprile di quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della Liberazione. Nel 1945 in quella data ci fu l’insurrezione generale delle città del nord, tra esse Milano. L’Italia fu liberata dall’occupazione nazista e dai fascisti della Repubblica Sociale di Salò.

Il senso di un tale anniversario è ricordare l’avvenimento di cui si celebra la ricorrenza, raccontarlo alle generazioni che non lo hanno vissuto direttamente, farlo conoscere a chi lo ignora del tutto. Ma anche ricostruirlo in modo rigoroso, quindi conoscerlo meglio e valutarne gli esiti. Coglierne la lezione che attraverso i decenni — ormai sette per il 25 aprile — arriva fino al presente e che, in definitiva, ne giustifica il ricordo, lo studio, la celebrazione festosa.

La Liberazione dell’Italia dai nazisti e dai fascisti durò quasi due anni, dal settembre 1943 all’aprile 1945. Sono gli anni eroici e tragici della Resistenza. Il 25 aprile è una data simbolica, la data in cui essa è stata compiuta e definitiva. Fin da subito Resistenza e Liberazione hanno avuto molte interpretazioni: sono state indicate come il secondo Risorgimento, come una guerra civile, come mito fondativo della nazione italiana. Ciascuna di queste rappresenta una parte della realtà, pur senza considerarne i presupposti ideologici e politici, anche contrastanti. Sulle interpretazioni, però, torno in un altro articolo, perché esse hanno un senso quando sono noti i fatti. E da lì è utile iniziare, appunto per raccontare e rendere noto, per dare un primo senso alle celebrazioni. Iniziare da una cronologia essenziale di ciò che è stato.

 

1943

10 luglio
Lo sbarco degli Alleati in Sicilia. Inizio con quel fatto e quella data per dire subito — come la cronologia mostrerà con evidenza — che le vicende italiane tra la metà del 1943 e il 25 aprile 1945 sono legate alle azioni dell’esercito angloamericano e dell’esercito tedesco. In pratica, con lo sbarco degli Alleati in Sicilia, l’Italia diventa un fronte della seconda guerra mondiale, terreno di scontro tra due dei grandi attori del conflitto. È l’avvenimento da cui dipende in buona parte tutto il resto, che quindi non sarà del tutto spontaneo.

25 luglio
secolnovo.it.Liberazione70.01Il Gran Consiglio del fascismo, assemblea in cui erano le più alte cariche e personalità del partito, vota a maggioranza un ordine del giorno che di fatto sfiducia Mussolini, duce indiscusso da vent’anni. In seguito a questo, il re Vittorio Emanuele III lo fa arrestare e nomina capo del governo il maresciallo Pietro Badoglio.
Il giorno dopo il Partito Socialista esce con un volantino per chiedere libertà di parola, di stampa, di riunione e la «liberazione immediata dei prigionieri politici». Si afferma così come soggetto protagonista della nuova situazione italiana.

7-13 agosto
Gli Alleati bombardano Milano a tappeto. Ma il bersaglio è il governo Badoglio, che sembra mantenere decisioni e posizioni di Mussolini.

3 settembre
L’Italia firma l’armistizio con gli Alleati angloamericani, a Cassibile, in Sicilia.

8 settembre
Gli Alleati sbarcano a Salerno.
Alle 19.42 il maresciallo Badoglio annuncia per radio l’armistizio. Le sue parole sono ambigue e pericolose: «… ogni atto di ostilità contro le forze angloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse, però, reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza». Voleva dire, pur senza nominarli, che i tedeschi, alleati fino a quel punto, diventavano potenziali nemici.
Ascoltando l’annuncio radiofonico dell’armistizio, gli italiani pensano che la guerra sia finita e invece non solo continua, ma causerà negli anni a venire le tragedie peggiori.
Il re e il governo lasciano Roma e fuggono a Brindisi.
L’Italia è abbandonata a se stessa.
L’esercito italiano, in patria e sui fronti europei, resta senza direttive. Seicentomila soldati saranno deportati nei campi di concentramento in Germania e in Polonia, decine di migliaia non torneranno.

secolnovo.it.Liberazione70.05

9 settembre
I partiti antifascisti, finora clandestini, formano a Roma, in una abitazione di Via Adda, il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), lo presiede il socialista Ivanoe Bonomi. Ne fanno parte Pietro Nenni, Mauro Scoccimarro, Alcide De Gasperi, Ugo La Malfa, Meuccio Ruini. Nel comunicato con cui è annunciato si legge: «i partiti antifascisti si sono costituiti in Comitato di Liberazione Nazionale per richiamare gli italiani alla lotta e alla resistenza e per riconquistare all’Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni».
A fine mese si costituisce a Milano il CLN della Lombardia, in seguito CLN Alta Italia. Assume la direzione della lotta ai nazifascisti.
Altri antifascisti, figure di rilievo della lotta di liberazione sono Ferruccio Parri, Leo Valiani, Sandro Pertini, Luigi Longo, Paolo Emilio Taviani, Riccardo Lombardi, Giancarlo Pajetta, Giuseppe Saragat, Enrico Mattei.

10 settembre
I tedeschi prendono Roma. Inizia l’operazione Alarico, una vera e propria campagna di occupazione dell’Italia da parte dell’esercito tedesco.

12 settembre
Un commando di paracadutisti tedeschi libera Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, e lo porta in Germania da Hitler.

19 settembre
La prima rappresaglia nazista. A Boves, in provincia di Cuneo, i partigiani uccidono due soldati tedeschi. La reazione è l’incendio di tutte le case del paesino, i cui abitanti bruciano vivi. Non si saprà mai il numero esatto di morti.

27-30 settembre
Le quattro giornate di Napoli. La città insorge e costringe i tedeschi a lasciarla. È la prima a essere liberata dai suoi stessi abitanti.

1 ottobre
Gli Alleati entrano a Napoli.

13 ottobre
Il governo Badoglio dichiara guerra alla Germania.
Due giorni dopo, la direzione nazionale del Partito Socialista si riunisce e dichiara «che la guerra alla Germania nazista non può essere politicamente e militarmente diretta dalle istituzioni e dagli uomini che sono stati fino a ieri i complici e gli alleati di Hitler … che l’8 settembre hanno respinto l’invito del Comitato delle opposizioni ad armare il popolo ed hanno preferito alla lotta la fuga, che in tutta la loro politica dall’ottobre 1922 ad oggi hanno ubbidito alla costante preoccupazione di soffocare l’iniziativa popolare.»
Il 16 ottobre si riunisce il CLN e afferma «che la guerra di liberazione, primo compito e necessità suprema della riscossa nazionale, richiede la realizzazione di una sincera ed operante unità spirituale del paese, e che questa non può farsi sotto l’egida dell’attuale governo costituito dal re a da Badoglio».
Le forze democratiche sanno di dover prendere l’iniziativa e condurre gli italiani a una guerra da combattere in patria, per riconquistare dignità e libertà. La condizione perché ci sia una vittoria autentica, ma pure sempre relativa, è che la guerra ai nazisti e ai fasciasti sia guerra di popolo. Infamati dalla classe dirigente, in una delle pagine più tristi della loro storia, gli italiani devono riscattarsi da soli. Poco importa che l’azione non sia spontanea o che sia condotta col supporto degli Alleati, determinante è che ci sia. Ora deve mostrare, in prospettiva futura, che l’Italia non è stata fascista, ma vittima del fascismo. Chiaramente, sul punto la discussione continua, ancora dopo settant’anni.

secolnovo.it.Liberazione70.04

14 novembre
I fascisti rimasti fedeli a Mussolini dopo il voto del Gran Consiglio, fondano a Verona la Repubblica Sociale Italiana, dando così all’Italia una nuova forma di stato. Sarà detta di Salò perché nella cittadina sul lago di Garda avranno sede alcuni uffici. A Gargnano, invece, sempre sul lago, a nord di Salò, avrà sede Mussolini.
Quando nasce la RSI, il clima civile e politico nell’Italia settentrionale è già tragico. Un esempio. In quei giorni a Ferrara è assassinato il commissario della federazione, il fascista Igino Ghiselli. I camerati e gli squadristi incaricati della rappresaglia uccidono tredici persone.
La ferocia e la determinazione dei fascisti di Salò, detti con disprezzo repubblichini, è però segno della loro consapevolezza di essere alla fine e quindi della inconsistenza della repubblica appena nata. La RSI è nient’altro che uno strumento nelle mani dei tedeschi per mantenere l’ordine in Italia.
Dopo l’armistizio, l’Italia è per i tedeschi un Paese occupato in cui fare bottino. Requisiscono e mandano in Germania gran parte della produzione italiana dei principali generi alimentari, dalle uova alla frutta. Goebbels, ministro della propaganda nazista, commenta: «La catastrofe italiana si è rivelata un buon affare per noi».
Trento, Bolzano, Belluno, Trieste, Udine, Gorizia, Pola e Fiume sono città di fatto annesse alla Germania e amministrate da funzionari del Reich.
Quando i soldati tedeschi vorranno portare in Germania i macchinari delle Officine Mondadori, il ministro della Cultura Popolare della RSI, Fernando Mezzasoma, chiederà a Mussolini di opporsi. La risposta del duce è inequivocabile: «Proverò, se sarà possibile. Voi, caro Mezzasoma, credete di essere ministro e, quindi, ritenete che io sia il capo della Repubblica Sociale. Ma vi sbagliate. Io sono solo il podestà di Gargnano».

28 dicembre
I tedeschi uccidono a Reggio Emilia i sette fratelli Cervi.

 

1944

22 gennaio
Gli Alleati sbarcano ad Anzio, sono alle porte di Roma. Al contrario delle attese, però, non entrano subito in città.

24 febbraio
Le azioni della Resistenza. Scrive il generale Kübler, comandante delle forze tedesche nel settore adriatico: i partigiani «assaltano camion isolati e intere colonne di trasporti, fanno saltare con cariche esplosive linee ferroviarie e ponti, saccheggiano i trasporti di generi alimentari, mettono fuori uso le linee telegrafiche e telefoniche» (Ordine del giorno n. 9).

secolnovo.it.Liberazione70.03

23 marzo
L’attentato a Roma in Via Rasella. Un Gruppo di Azione Patriottica (GAP) uccide 33 soldati tedeschi. Il giorno dopo per rappresaglia i nazisti fucilano 335 civili romani nelle Fosse Ardeatine.

4 giugno
Gli Alleati entrano a Roma, la città è liberata.
Due giorni dopo, il 6 giugno, sbarcano in Normandia. Roma non è stata liberata prima per tenere ancora impegnati in Italia il maggior numero possibile di soldati tedeschi, proprio in vista dell’operazione determinante sulle coste della Francia. Come dicevo, l’Italia non è che uno dei fronti europei — diversivo se occorre — del vasto conflitto.

12 agosto
A Sant’Anna di Stazzema, in provincia di Lucca, i militari tedeschi uccidono 560 persone.

23 agosto
Gli Alleati liberano Firenze.

26 agosto
Il primo attacco degli Alleati alla Linea Gotica, fortificazione tedesca dalla Toscana settentrionale fino a Pesaro, attraverso l’Appennino.

26 agosto-8 settembre
I giorni della libera repubblica di Val d’Ossola, in Piemonte.
Le libere repubbliche sono territori da cui i partigiani hanno cacciato nazisti e fascisti e nei quali riescono a ristabilire un minimo di ordine amministrativo. Si eleggono giunte di governo, si contrasta il mercato nero, riprendono a funzionare ospedali e tribunali.

14 settembre-1 novembre
L’eccidio di Marzabotto. I tedeschi uccidono sull’Appennino bolognese gli abitanti di quel territorio. Alla fine saranno 1.830 vittime.

13 novembre
Proclama Alexander. È diramato dal generale inglese Harold Alexander, comandante delle forze alleate nel Mediterraneo, lo trasmette la radio del comando angloamericano in Italia. Annuncia che le operazioni militari si fermano. Riprenderanno in primavera. Quindi, «i patrioti devono cessare la loro attività precedente per prepararsi alla nuova fase di lotta e fronteggiare un nuovo nemico, l’inverno. Questo sarà duro, molto duro per i patrioti, a causa delle difficoltà di rifornimenti e di viveri e di indumenti: le notti in cui si potrà volare saranno poche nel prossimo periodo, e ciò limiterà pure la possibilità di lanci; gli alleati però faranno il possibile per effettuare i rifornimenti.»

 

1945

25 marzo
Le forze angloamericane sfondano la linea Sigfrido, sistema di fortificazioni nella Germania sud-occidentale.

10 aprile
Offensiva finale degli Alleati sulla Linea Gotica, la sconfitta di tedeschi e fascisti è vicina.
Gli italiani in armi pronti alla lotta sono ora centomila, alla fine del 1943 erano poche migliaia. È necessità e patriottismo, ma anche opportunismo, di chi, visto il corso degli eventi, partito con la camicia nera, tornerà col fazzoletto rosso.

19-20 aprile
Bologna è liberata dai partigiani.

23-25 aprile
Il CLNAI ordina l’insurrezione generale.

23-24 aprile
Insorgono Genova e Torino.

25 aprile
Insorge Milano.
La mattina Sandro Pertini chiama alla lotta attraverso la radio: «Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire».
Nell’arcivescovado di Milano, presente il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, una delegazione del CLN di cui fa parte il generale Raffaele Cadorna incontra Mussolini e altri della RSI. È comunicato loro che sarà accettata soltanto una resa incondizionata. Il duce chiede tempo e lascia il palazzo, ma non tornerà più.

secolnovo.it.Liberazione70.02

27-28 aprile
Mussolini in fuga verso la Svizzera e altri gerarchi fascisti al seguito sono catturati e fucilati dai partigiani.
Nei mesi successivi alla Liberazione, i fascisti «giustiziati» sono stati — secondo Giorgio Bocca — «3 mila in Milano e 12-15 mila in tutta l’Italia del Nord».

29 aprile
I tedeschi firmano a Caserta la resa in Italia. Sarà effettiva dal 2 maggio.

2 maggio
La Germania si arrende agli Alleati, senza condizioni.

Libe70_numero vittime

Ha scritto Montanelli a quarant’anni dalla Liberazione: «La guerra perduta ha cambiato i destini d’Italia. Dal disastro militare fu travolto il fascismo, tra le macerie dell’8 settembre nacque la Resistenza, gli errori e le colpe della monarchia che aveva avallato l’intervento a fianco della Germania nazista portarono alla Repubblica.
Sulla restaurata democrazia italiana pesa quest’ombra tragica: d’essere stata figlia della disfatta, e tenuta a battesimo dai vincitori. Circostanze che, sia chiaro, non vanificano i valori della democrazia, e nemmeno quelli della Resistenza, che fu un fenomeno politicamente e moralmente importante; con molte migliaia di morti e molti eroi: ma che fanno dubitare della ragionevolezza — e dell’opportunità — d’un certo trionfalismo ritualistico al quale siamo stati assoggettati.»1

La cronologia essenziale dei fatti e le parole finali di Indro Montanelli, altrettanto essenziali quanto lucide, sono la proposta di secolnovo.it come introduzione alle celebrazioni dei prossimi giorni. Un antidoto alla retorica, per una conoscenza più autentica e una interpretazione più corretta.

 

1 I. Montanelli, Da una guerra nasce la Repubblica, in C. Graffigna (a cura di), Italia: Ventesimo secolo, Selezione del Reader’s Digest, Milano 1985, p. 298

stampa

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

 caratteri disponibili

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>