È interessante l’esito delle elezioni politiche nel Regno Unito, almeno per due aspetti. L’incertezza della campagna elettorale, segno della crisi del bipartitismo britannico; il successo del Partito nazionale scozzese (SNP, Scottish National Party), che ha tolto voti e seggi ai laburisti, la sinistra british.1

ElezioniUK01_conference.bda.orgLa campagna elettorale di quest’anno in Gran Bretagna è trascorsa nel segno dell’incertezza. La tradizionale divisione dell’elettorato in conservatori e laburisti — destra e sinistra — appartiene al passato. Ciò era chiaro già alle ultime elezioni per il rinnovo del parlamento, stavolta è stato confermato e consolidato. Vuol dire che anche in Gran Bretagna c’è stata una frammentazione della proposta politica e quindi dei partiti. Le ragioni sono economiche e sociali: i tempi di crisi, la ricchezza che non si distribuisce equamente, la globalizzazione che fa crescere il bisogno di identità e di governo autonomo nelle regioni storiche come la Scozia. Il risultato è una più precaria stabilità e quindi una governabilità meno incisiva. Comunque, a sorpresa, i conservatori hanno vinto e ottenuto la quantità di seggi in parlamento che permette a David Cameron di tornare al governo senza bisogno di alleanze. Ma il problema della frammentazione rimane, con tutte le sue implicazioni.

La frammentazione, cioè il calo dei partiti tradizionali a vantaggio di soggetti nuovi o rivalutati, sembra caratterizzare l’Europa. Le cause sono le stesse della Gran Bretagna, la lunga e grave crisi economica ha lasciato i segni ovunque. Una tale situazione pone l’Italia come un esempio di possibile soluzione, in virtù dell’Italicum, la nuova legge elettorale. Un premio di maggioranza assegnato al partito e non alla coalizione che al primo turno raggiunge il 40% o che al ballottaggio vince la sfida con l’altro partito più votato, può essere una traccia da seguire per ristrutturare stabilità e governabilità, in tempi di grande frammentazione.

In Italia lo scontro politico ha spinto gli oppositori della nuova legge elettorale a definirla anticostituzionale e contro la democrazia. Di ciò si può discutere, naturalmente, ma sembra che il presupposto di tali giudizi severi sia un’idea statica di democrazia: la democrazia ha una certa forma e basta, oltre la quale c’è la sua negazione. Invece, democrazia è processo e la sua difesa sta proprio nella capacità di adattarne la forma alle esigenze di un paese in un tempo preciso, qui e ora. Una democrazia con un governo debole non fa gli interessi di tutti, ma dei più forti, che dell’esecutivo smorto possono approfittare. La democrazia è partecipazione, ma la partecipazione non deve produrre frammentazione e, soprattutto, non deve essere ingorgo, perché altrimenti diventa immobilismo e trasforma la democrazia in formalismo, cioè in un paravento dietro il quale ancora i più forti curano e consolidano i propri interessi.

La vittoria netta dei conservatori e del premier uscente Cameron consegna rapidamente al Regno Unito un nuovo governo che potrà decidere senza dover trattare, essendo formato da un solo partito, nella migliore tradizione del maggioritario anglosassone. Ma l’esito più interessante delle elezioni politiche britanniche è il successo del partito scozzese (SNP, Scottish National Party) ai danni del partito laburista, la sinistra d’oltre Manica.

Poco più di un mese fa, alle amministrative francesi, i socialisti hanno subito una sonora sconfitta, che il quotidiano «Le Parisien» ha definito «lo schiaffo». Due anni fa in Italia, il Partito democratico di Bersani, a trazione (ex)comunista, ha vinto ma non ha raggiunto la quantità di seggi per poter governare. A gennaio in Grecia ha vinto la sinistra di Tsipras, Syriza. Il programma era ridiscutere gli impegni presi dai governi precedenti con la Comunità europea, ma l’attuazione è ben lontana. Il premier Tsipras ha vinto e governa, ma non riesce a fare ciò per cui i greci lo hanno votato. In Europa la sinistra è in crisi, mi sembra sia del tutto evidente.

ElezioniUK02_indipendent.co.ukIn Gran Bretagna i laburisti hanno perso e i loro voti sono andati al partito scozzese. Nel corso del Novecento, attorno al marxismo, al comunismo, alle rivendicazioni degli operai si è formata una forte identità politica e culturale. Oggi quella stessa identità è molto debole ed è sostituita dal ritorno dei legami col proprio territorio e con la cultura locale. Negli ultimi vent’anni in Italia, nell’Italia settentrionale, le sezioni di Rifondazione comunista si sono svuotate e si sono affollate quelle della Lega. È accaduto pure nei territori rossi per eccellenza, tra Modena e Reggio Emilia. In Francia, un mese fa, i socialisti del presidente Hollande hanno perso, la destra del Front National di Marine Le Pen è cresciuta. Oggi in Gran Bretagna i laburisti perdono e il Partito nazionale scozzese, di ispirazione socialdemocratica, gli toglie in Scozia 56 seggi su 59. Cosa vuol dire? Il successo delle rivendicazioni locali sulla sinistra tradizionale altro non è che bisogno di servizi, di sanità, di reti; bisogno di stato sociale, il welfare state prima vittima della crisi.

La sinistra ex, post o ancora marxista e proletaria — comunista — perde ovunque perché maneggia arnesi vecchi e polverosi, si rivolge a classi sociali che non esistono più, sia letteralmente, sia perché sono cambiate. È finito da un pezzo il Novecento e un «secol novo» non più si annuncia, ma già muove i suoi passi, lasciando ormai dietro di sé tracce chiarissime.

 

1 Elezioni Gb, Cameron ha la maggioranza assoluta: “ora referendum Ue”, in «ANSA.it», 8 maggio 2015

stampa

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

 caratteri disponibili

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>