registro unioni civiliL’Italia si appresta ad avere una legge che riconosca le unioni omosessuali, cioè tra persone dello stesso sesso. È giusto che questi legami affettivi presenti nella società lo siano anche nella legislazione italiana, perché ai diritti come singoli dei soggetti che vivono il legame si aggiungano quelli come componenti una coppia. Si tratta in assoluto di una novità degli ultimi anni, non solo e non tanto giuridica, ma culturale e sociale, che in Italia porta con sé discussioni e contrapposizioni aspre per due aspetti: l’equiparazione delle unioni civili tra omosessuali alla famiglia tradizionale e (quindi) la possibilità che le nuove coppie adottino bambini. Adozione di un bambino di altri genitori o del partner, nato attraverso le banche del seme per le donne o la gestazione di una donna estranea per gli uomini. La gestazione di un’altra persona è detta utero in affitto. C’è chi ritiene l’espressione ripugnante. C’è chi ritiene ripugnante l’azione. Chi ne fa una questione estetica e linguistica, chi invece la ritiene una questione etica. Per altri non è affatto una questione, ma una pratica possibile e quindi del tutto lecita. Chi rifiuta l’espressione utero in affitto l’ha sostituita con maternità surrogata, che non mi sembra un gran progresso estetico e linguistico. È un caso in cui l’abbellimento risulta di una certa difficoltà, sia dell’espressione che della pratica. Le parole non sono solo flatus vocis, con buona pace di Roscellino di Compiègne, ma questo è un altro argomento.

Penso sia doveroso riconoscere e rispettare le unioni omosessuali, ma per farlo non è necessaria l’equiparazione alle famiglie tradizionali. Sono contrario alle adozioni e mi colpiscono i fatti più che le parole. Poco importa, però, il mio pensiero, ma anche il polverone tutto italiano sollevato intorno al tema: contrapposizioni ideologiche in un contesto che sembra di campagna elettorale permanente, intessuto quindi di demagogia e di retorica d’occasione.

L’utero in affitto, pratica ripugnante o lecita che sia, è il punto di arrivo di un processo iniziato con l’aborto e, più in generale, con gli sviluppi della biologia: sorprendersi o scandalizzarsi ora è fuori tempo. Oggi è possibile fecondare un ovocito della donna X col seme depositato in una banca apposita dall’uomo Y, impiantarlo per la gestazione nell’utero della donna Z e dare in adozione il bambino nato alla coppia K. È possibile e in tanti paesi del mondo è anche lecito. Ma la possibilità deve essere l’unica condizione della liceità? Oltre alla possibilità, perché affermare la pratica dell’utero in affitto, che diremmo con maggior distacco la pratica XYZK? L’utero in affitto o le banche del seme soddisfano il desiderio di avere bambini di coppie omosessuali — quindi incapaci di procreare. Ma basta soddisfare un desiderio a rendere lecito il possibile? Se si, allora come scegliere quali desideri soddisfare e quali no? È sufficiente essere una maggioranza, a prescindere dal desiderio? O una minoranza vistosa?

Soddisfare un desiderio dunque, che si trasforma in un diritto. Segno di civiltà. La battaglia per una legge come lo sfregamento della lampada di Aladino. Istintivo, favoloso, mitico. E anche dogmatico, perché indiscutibile. Qualcosa che può essere anche lecito e aggiungo affascinante, ma che ha poco a che fare con la ragione, sovrana degli illuministi e dei laicisti. Per cui — e soprattutto — soddisfare un desiderio esalta il soggetto e oscura l’oggettività, prodotto della ragione, appunto. L’individuo è al centro non più l’uomo — differenza non solo estetica e linguistica. È una questione? Dopo un secolo e mezzo dall’annuncio nietzschiano della morte di Dio e dopo i più recenti malesseri dei giudizi di valore e dello Stato regolatore e arbitro, si tratta piuttosto del punto di arrivo di un percorso culturale e sociale. Arrivo e ripartenza, perché il processo continua e non è detto che il sonno della coscienza critica sia infinito. Queste cose più di altre sono l’annuncio di un secolnovo, cioè il travaglio doloroso e tante volte drammatico — che non si può affidare a un utero forestiero — da cui nasce una nuova epoca.

stampa

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

 caratteri disponibili

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>