si costerna, s’indigna, s’impegna

poi getta la spugna con gran dignità

Fabrizio De Andrè

 

Nelle reazioni agli ennesimi attentati dell’ISIS in Europa c’è una dignità presunta. C’è l’idea che la dignità dell’uomo europeo stia nella propria tolleranza assoluta. L’uomo rinascimentale, microcosmo, sintesi del creato, capace di elevarsi fino alle virtù angeliche, oggi è diventato l’uomo tollerante, laico e prosaico, più laico e prosaico del suo antenato. Ma forse anche incapace di difendere la propria dignità, presunta o reale, se non affermandola con un tracimare di buoni sentimenti, le bandiere a mezz’asta, le scritte colorate sui marciapiedi, i fiori, i presidi fieramente silenziosi e numerosi.

Il contenuto dominante, l’imperativo della cultura europea di questi anni è mostrarsi buoni, compunti, corretti, accorati, sodali. Ogni occasione è buona per partecipare al grande palpitare collettivo. La morte tragica di tredici studentesse Erasmus in Spagna ha occupato la gran parte dell’informazione, concorde nel cordoglio e nella ricerca retorica di come evitare in futuro simili eventi luttuosi. A un tragico incidente si reagisce con la fiera e risoluta volontà di espungere il male dalla vita degli uomini — occidentali, un dettaglio minimo. Sembra teatro dell’assurdo.

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Oggi gli attentati a Bruxelles, all’aeroporto di Zaventem e alle stazioni della metropolitana più vicine ai palazzi delle istituzione della UE: 34 morti e oltre 200 feriti, gli ennesimi ormai di un lungo elenco. Emblema delle reazioni ufficiali è stata la commozione fino alle lacrime di Federica Mogherini, alto rappresentante della politica estera europea — che non c’è. Un uomo o una donna delle istituzioni che si abbandona al pianto non è più umano e quindi migliore, ma solo più debole. Però prevalgono l’uomo tollerante, il contenuto dominante e il palpitare collettivo. Fino alla prossima notizia bomba che distrarrà l’attenzione e alla prossima bomba che farà notizia riportando tutti sul palcoscenico.

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