A forza di definire liquida la società occidentale contemporanea e di subirla passivi, un’onda di quella liquidità, un’onda gigantesca ci è caduta addosso e gli esiti dell’impatto sono potenzialmente rovinosi.

La Gran Bretagna ha votato al referendum per decidere di rimanere o uscire dall’Unione Europea e ha scelto l’uscita: 51,9 a 48,1%, con uno scarto in voti reali di circa un milione e trecentomila.

A questo punto altri stati potrebbero seguire l’esempio britannico e lasciare l’UE: l’Olanda, la Francia, la stessa Italia. Il processo lento e faticoso di unificazione europea, iniziato dopo la seconda guerra mondiale e contro i nazionalismi causa di quel conflitto, in grande difficoltà negli ultimi anni per la crisi economica internazionale, oggi cambia verso e invece di aggregare disgrega il vecchio continente.

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Ciò che colpisce è la distanza enorme che c’è tra le élite dirigenti, politiche ed economiche, e la società, i diretti, il popolo di una volta. La società è liquida, quindi senza forma, disponibile a qualsiasi direzione emotiva, istintiva, di calcolo meschino. La società è liquida perché disponibile a tutto, impegnata a interpretare e definire la realtà, piuttosto che conoscerla e capirla. La società è liquida per un’idea di democrazia che non è più la maggioranza che decide, ma le minoranze egemoni, fino all’egemonia del soggetto sul dato di fatto; una democrazia gonfia di politicamente corretto, incapace di decidere e attuare politiche di lungo termine, incapace di scontentare oggi gli elettori per costruire il domani; una democrazia impegnata a compiacere non più a guidare, perché la stessa idea di guida è stata classificata come pericolosa in quanto incline al totalitarismo.

Una società fondata sui sondaggi, piuttosto che su giudizi di valore, che insegue le quantità invece che la qualità, può decidere che l’Europa unita sia il nemico da abbattere. Dopo decenni di impegno politico e diplomatico per far prevalere l’interesse comune invece che l’interesse particolare, la volontà del soggetto stato e del soggetto cittadino irrompono sulla scena politica europea e la dominano. Oggi maggioranza e quindi democrazia non sono più sinonimi di bene comune. Il cambiamento di scenario politico, in definitiva, è proprio questo, qui la questione del nostro tempo. Da un lato l’élite che vuole l’Unione europea, dall’altra la società che la rifiuta. In autunno ci saranno le elezioni del presidente degli Stati Uniti d’America e il candidato del Partito Repubblicano è Donald Trump, espressione perfetta della società schierata contro le élite, della società emotiva, istintiva, che calcola meschinamente. Sembra la trama di un romanzo coerente e ben scritto, ma dal finale annunciato. Invece è la direzione che ha preso il nostro tempo, lanciato verso esiti sempre più drammatici.

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