I titoli di coda della serie televisiva di Rai 1 I Medici iniziano con una avvertenza che generalmente si trova alla fine e che in questo caso, invece, è collocata in maggior evidenza ed è scritta in modo più articolato del solito, ma in caratteri talmente minuscoli e visibile per un tempo talmente breve da essere praticamente illeggibile. Per questo l’ho trascritta integralmente.

 

Seppur ispirati a fatti realmente accaduti, nomi, eventi e personaggi presenti nella fiction sono di fantasia, frutto della libera espressione artistica degli autori. Pertanto ogni riferimento a fatti, luoghi e persone realmente esistenti è del tutto casuale.

 

botticelli-primavera-visoDetta in altre parole, più scarne, l’avvertenza potrebbe essere: ci siamo occupati dei Medici, nella Firenze del primo Quattrocento per caso. Nomi, eventi e personaggi sono detti di fantasia, ma Cosimo de’ Medici, Filippo Brunelleschi, la costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore e così via elencando sono nomi, eventi e personaggi reali e non fantastici. Se la libera espressione artistica degli autori avesse prodotto un racconto ambientato in un luogo indefinito della penisola italiana del primo Quattrocento, con riferimenti più o meno espliciti a famiglie di mercanti e banchieri e a opere d’arte di notevole pregio, il tutto condito con beghe di interesse, d’amore e di potere allora avrebbe avuto un senso l’avvertenza citata. La domanda, però, è se una serie televisiva del genere avrebbe avuto lo stesso successo nazionale e internazionale de I Medici.

Ecco, allora, che l’avvertenza assume un senso, ma differente da quello letterale. Vuole dire, in buona sostanza, che hanno usato il nome Medici, la Firenze del primo Quattrocento, Brunelleschi e la cupola senza però attenersi alla realtà storica. Produzione e autori hanno usato le suggestioni della storia, senza scrupoli di fedeltà ai fatti. Hanno raccolto alcuni frutti, quelli che più li allettavano, buttando via la pianta e tutto il resto. Questo modo di fare ha un valore culturale o solo commerciale? Cosa trasmette al pubblico? Stravolgere la realtà, sebbene di seicento anni or sono, ha delle ripercussioni su chi segue acriticamente? Se la pianta è trascurata o del tutto buttata via, la prossima volta che si vogliono raccogliere anche solo alcuni frutti dove si va?

Purtuttavia, nella fiction c’è un frammento di Quattrocento autentico che mi vien da segnalare, è il viso e il portamento di Sarah Felberbaum/Maddalena. Lei sembra uscita dalla tela di Botticelli, scesa dal nicchio da cui è nata, ingenua e timorosa. Ma una Venere da sola non basta a infondere bellezza, intesa nel senso più ampio che comprende anche la fedeltà al reale.

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La questione non è futile e va al di là della serie I Medici, che in tal senso è solo un pretesto, un ulteriore pretesto per discuterla. Ottimo lo spunto del prof. Franco Cardini, medievista, su Repubblica: «potrebb’essere una sfida per i cultori seri della ricostruzione del passato: e se provassimo ad accettarla, a buttarci nell’agone e nell’intento di “filologizzare la fantasia”?» La chiamata di un maestro come Cardini è quanto mai opportuna e ad essa bisogna rispondere; soddisfa chi in agoni analoghi lo ha già seguito o si è comunque già lanciato. Anche la fantasia che si applica alla storia deve avere delle regole. Sarebbe ovvio, se non fosse che oggi proprio le regole non vanno di moda.

La questione non è futile perché ripropone la discussione su cos’è la storia. Un altro professore, Giorgio Simonelli, studioso dei mezzi di comunicazione, parlando della serie I Medici a TV Talk, ha detto che «la storia è un’interpretazione» e ancora che «c’è una ricostruzione storica che può essere discutibile, ma come sono discutibili tutte le ricostruzioni storiche».1 Ma se la storia è un’interpretazione, su quali basi le ricostruzioni storiche sono discutibili? Crea un certo fastidio a uno storico quando si parla di storia senza alcun riferimento alle fonti, ai documenti, ai fatti. Se la storia è interpretazione allora la fisica è un’opinione. Per qualcuno la terra gira intorno al sole, per altri è il contrario. Ma che la terra giri intorno al sole si può dimostrare. Anche la realtà di un fatto storico è dimostrabile, con i documenti. Perché non produrre una fiction in cui si dice che la terra è piatta o che gli antibiotici sono estremamente dannosi e la cura migliore sono i salassi? Quando la storia diventa interpretazione tutto è possibile.

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La storia spacciata per interpretazione indica, più in generale, la soggettività che prevale – che deve prevalere – sulla realtà dei fatti. Vale ciò che io penso e la realtà è costruita dai soggetti e come tale è modificabile. Cosa concorre a formare la personalità di un individuo? La vita di una persona o di una società è strutturata a compartimenti stagni? Come si possono affermare alcune regole in un contesto culturale che rifiuta l’idea stessa di regola, cioè di oggettività, di realtà altra rispetto al soggetto? Se si può fare scempio della storia dei Medici per ragioni commerciali, perché si devono spendere tanti soldi per ricostruire gli edifici storici distrutti da terremoto nel centro Italia? Se la storia è interpretazione, cosa ce ne frega dei resti della basilica di San Benedetto a Norcia? Buttiamo giù quello che rimane, spianiamo per bene e costruiamo un bel centro commerciale, magari in stile gotico, anzi, in stile Trono di spade. Quel medioevo si porta tantissimo, sarebbe un successo mondiale.

 

1 Tv Talk, puntata del 22/10/2016, dal minuto 30:12.

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