Guida rapida agli effetti del Si e del NO, a una settimana dal voto al referendum costituzionale.

Il SI obbliga il parlamento a decidere su progetti di legge di iniziativa popolare, come diritto costituzionale dei cittadini.

Abbassa il quorum del referendum abrogativo alla maggioranza dei votanti alle elezioni politiche precedenti.

Introduce il referendum propositivo e di indirizzo come diritto costituzionale dei cittadini.

Obbliga il governo a presentare decreti legge che siano omogenei, vietando alla maggioranza l’inserimento di elementi estranei alla materia di ciascun decreto. Cioè, esclude che approvando la legge X sulla materia Y, con essa si approvi anche un qualche vantaggio economico per il collegio elettorale Z che gratifichi l’onorevole di turno.

Introduce il diritto costituzionale delle opposizioni di ricorrere al giudizio preventivo della Corte Costituzionale sulle leggi elettorali.

Cambia la composizione e le funzioni del senato, riducendo i senatori da 320 a 100 e togliendo loro la retribuzione.

Obbliga il nuovo senato a controllare le politiche del governo.

Limita le retribuzioni dei titolari degli organismi regionali, che non possono superare quelle dei sindaci dei capoluoghi di regione.

Rafforza l’equilibrio di genere nella rappresentanza parlamentare e negli organi regionali.

Elimina le province dalla costituzione e chiude il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), organismo costoso e inutile.

 

Il NO lascia che il governo continui a opprimere e svilire il parlamento con decreti leggi onnicomprensivi, maxiemendamenti e fiducie. I decreti legge onnicomprensivi sono quelli in cui la maggioranza infila di tutto, a prescindere dalla materia principale, in particolare vantaggi economici per collegi elettorali, fondazioni compiacenti e simili che gratificano l’onorevole di turno.

Mantiene l’uso dei decreti legge onnicomprensivi, che sono uno degli strumenti principali del governo per spendere e spandere il denaro pubblico.

Conservando il senato attuale, garantisce al governo la possibilità di opprimere anche il senato con la fiducia.

Mantiene la lunghezza estenuante del procedimento legislativo, cioè il pronunciamento su una legge che deve passare dalla camera al senato e dal senato alla camera.

Impedisce di mandare a casa 220 senatori e di togliere lo stipendio a quelli che restano.

Mantiene le piene retribuzioni ai senatori, ai consiglieri regionali, ai gruppi consiliari regionali. Cioè, blocca la possibilità di tagliare i costi della politica.

Esclude il nuovo diritto costituzionale dei cittadini del referendum propositivo o di indirizzo.

Mantiene il quorum del referendum abrogativo alla maggioranza degli elettori.

Mantiene aperto il CNEL, organismo costoso e inutile, e mantiene le province in costituzione, col rischio che rispuntino prima o poi.

Rimanda a chissà quando la possibilità di una riforma costituzionale, che l’Italia aspetta da oltre vent’anni.

 

Riforma costituzionale 2016, Sintesi
Riforma costituzionale 2016, Testo integrale

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