Nella Calabria nord-occidentale, a Verbicaro, sopravvive una forma di sacrificio rituale, il cui protagonista è il sangue di chi il sacrificio compie su se stesso. Uomini che si flagellano, nella notte tra il giovedì e il venerdì santo, nei giorni che per la Chiesa cattolica sono il triduo di preparazione alla Pasqua. I battenti, quelli che si battono.

L’origine è ignota, il come e il perché la loro pratica sia a Verbicaro restano ancora nel campo delle ipotesi storiografiche, l’ultima delle quali è emersa da una ricerca che ho condotto su un tema diverso: le origini del santuario di San Francesco di Paola a Verbicaro. Non c’è nessuna relazione tra il santuario e i battenti; ce n’è una possibile, invece, tra questi e il fondatore del santuario, il mendicante eremita Giuseppe Cetraro.

Nato a Verbicaro nel 1801, a poco più di quarant’anni e dopo molte insoddisfazioni, decise di vivere da eremita e mendicante. Lasciò il paese e fu pellegrino nel territorio circostante, a Belvedere Marittimo, a Maierà, a Morano. Di tanto in tanto fece ritorno a Verbicaro, finché, alla fine della sua vita, ispirò e promosse la costruzione della chiesa dedicata al santo di Paola, oggi santuario diocesano. Giuseppe non si limitò all’eremitaggio e a chiedere l’elemosina. Secondo le parole di un sacerdote verbicarese del tempo, don Camillo Carlomagno (1801-1855), egli «nelle occasioni di festività si è flagellato correndo appresso le processioni e così ha prodotto molto chiasso fra il basso popolo.» La flagellazione risulta essere stata abituale per Giuseppe Cetraro, perché egli la praticò non soltanto a Verbicaro, ma anche a Maierà e a Morano, dove a causa di essa fu arrestato.

Per esporre l’ipotesi emersa dagli esiti della ricerca citata, dei quali qui ho raccontato una sintesi, riporto di seguito una parte del capitolo che ho scritto per il libro sul santuario di San Francesco di Paola a Verbicaro, curato dal rettore don Giovanni Celia e pubblicato da editoriale progetto 2000, a cui rimando per il testo completo e per le fonti.

[L’ipotesi] è che Giuseppe Cetraro sia l’ispiratore a Verbicaro dei battenti, i flagellanti della notte del Venerdì Santo. Sono uomini che si percuotono le gambe con schegge di vetro, fino a farle sanguinare. Percorrono con passi rapidi l’itinerario che successivamente è della Processione dei Misteri della Passione di Cristo. L’origine della pratica nella Chiesa cattolica è medievale, ma come sia arrivata a Verbicaro non è noto. Giuseppe il mendicante «si batteva» in segno di penitenza. Lo fece a Maierà nella chiesa parrocchiale, a Morano nella chiesa di San Nicola per cui fu arrestato — «battendosi con disciplina muovea allarme tra la gente colà congregata» — e lo aveva fatto a Verbicaro quando vi era tornato. In particolare, secondo le parole di don Camillo Carlomagno, «nelle occasioni di festività si è flagellato correndo appresso le processioni e così ha prodotto molto chiasso fra il basso popolo.» Quindi battersi era una pratica abituale e distintiva di fra Giuseppe, come mendicare, e l’aver suscitato scalpore nel popolo di Verbicaro fa pensare che in quegli anni, i Quaranta dell’Ottocento, in paese non ci fossero i battenti del Venerdì Santo perché altrimenti i verbicaresi non sarebbero stati colpiti da un uomo che si flagellava, avendo tale pratica nella loro Settimana Santa. Allo scalpore segue l’emulazione e così, in seguito alla flagellazione di Giuseppe Cetraro, battersi per fare penitenza, correndo e ai margini delle processioni, entrava nelle possibilità espressive della religiosità popolare verbicarese. Una eredità immateriale non comune che, se così fosse, è giunta fino al nostro tempo.

Fin qui l’ipotesi più recente sull’origine dei battenti e il testo tratto dal capitolo che ho scritto per il libro sul santuario. Al di là di tutto, però, colpisce sempre che il sacrificio rituale dei battenti, la pratica di battersi che nell’Ottocento fu del mendicante Giuseppe Cetraro, sia giunta fino a oggi. I battenti di Verbicaro non sono rievocazione, ma attualità, perché si battono qui e ora, sono espressione senza finzioni e senza mediazioni. Considerati rozzi e disumani, interrogano su cosa oggi sia evoluto e cosa sia umano.

 


Alcuni diritti riservati.

stampa

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

 caratteri disponibili

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>