secolnovo.it_20170528_132533In questi primi anni del terzo millennio, le confraternite si sono riproposte nella Chiesa cattolica tra le varie aggregazioni di fedeli laici. Infatti, papa Francesco, poche settimane dopo la sua elezione, nella giornata a loro dedicata, le ha salutate come «una realtà tradizionale nella Chiesa, che ha conosciuto in tempi recenti un rinnovamento e una riscoperta.» (Giornata delle Confraternite e della Pietà popolare, 5 maggio 2013). Il ritorno delle confraternite rappresenta il recupero di una forma di associazionismo devoto del passato nell’Occidente contemporaneo laico e laicista. È per questo una contraddizione culturale e religiosa apparente, che rende visibili le tendenze reali più profonde della società e quindi si presenta come segno dei tempi.

Un sacerdote calabrese, don Francesco Cava (Verbicaro 1886-1973), arciprete della stessa parrocchia di provincia per gran parte del Novecento, negli anni Sessanta, alla fine della sua vita e del suo ministero, diceva ai giovani di allora che l’impegno sociale è valido se l’impegno è uguale a carità, la carità di San Paolo. In quegli anni, infatti, iniziava ad affermarsi una visione laicista della società, in cui la carità come valore cristiano diventava impegno sociale o solidarietà, cioè qualcosa di autonomo dalla fede e spesso anche in contrasto con essa.

La visione laicista della società ha coinvolto nei decenni anche la Chiesa, che ha vissuto e vive un processo di adeguamento delle espressioni della fede alla sensibilità del tempo. È come se nella Chiesa si fosse sentito e si senta il bisogno di aria fresca e per questo è stata aperta una finestra sulla società. Farlo è stato un bene, ma in alcuni casi quella finestra si è trasformata in una breccia da cui è entrato di tutto. È il dibattito sugli esiti del Concilio Vaticano II.

Adeguare le espressioni della fede alla sensibilità dei tempi ha prodotto nella Chiesa cambiamenti anche molto profondi, che in certi casi hanno deteriorato il legame delle azioni con la stessa fede, di cui, invece, dovrebbero essere espressione. Citando la Bibbia, è come se la Lettera di Giacomo sia prevalsa sulla Prima lettera di San Paolo ai Corinzi, testi che invece non sono in contrasto, ma tra loro complementari.

L’autore della Lettera di Giacomo ha scritto: «Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? […] la fede senza le opere è morta.» (2, 14 e 26). San Paolo nella prima ai Corinzi ha scritto: «E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani» (1, 22-23). E al capitolo 13: «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, […] non sono nulla.» Il Cristo crocifisso di San Paolo è un richiamo estremo alla fede, opposto ai miracoli e alla sapienza, cioè alla dimostrazione della fede e alla fede che diventa conoscenza. La carità di San Paolo è azione ispirata dalla fede, non dall’osservanza della legge. L’autore della Lettera di Giacomo ha messo in primo piano le opere, San Paolo la fede.

Il pensiero di San Paolo è ancora più chiaro nella Lettera ai Romani: «l’uomo è giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge.» (3, 28). La specificazione «opere della legge» spiega che San Paolo si riferisce alla precettistica giudaica – a iniziare dalla circoncisione – e non esclude affatto, invece, che le azioni di chi si professa cristiano siano coerenti con la propria fede. L’affermazione paolina è che le opere hanno un valore, nella prospettiva cristiana, se sono ispirate dalla fede. Quindi la fede salva e le opere ne sono una conseguenza.

secolnovo.it_processione confraterniteIl vecchio arciprete calabrese, cinquant’anni fa, aveva visto lontano e quindi il suo incitamento ai giovani di allora a vivere l’impegno sociale come carità oggi è valido più che mai. Tanto che papa Francesco ha detto qualcosa di analogo all’indomani della sua elezione: «se non confessiamo Gesù Cristo la cosa non va. Diventeremo una ONG pietosa, ma non la Chiesa sposa del Signore.» (14 marzo 2013). Il rischio che corre la Chiesa, soprattutto quando adegua le espressioni della fede alla sensibilità dei tempi, è di staccare le opere dalla fede e quindi di trasformarsi in un’associazione benefica qualsiasi: lo dice il papa. Si tratta della tendenza culturale e pastorale che afferma la necessità della coerenza tra le opere e la fede, ma si limita a cercare solo le opere, trascurando che la loro scarsità o assenza possa essere determinata dall’affievolirsi della fede. In altre parole, se c’è la fede le opere seguiranno e saranno coerenti e anche adeguate ai tempi; se si cerca solo le opere o di adeguarle ai tempi, alla fine ci si ritrova senza la fede.

È accaduto, ad esempio, nel dialogo con i giovani. Il rapporto con i giovani, aspetto fondamentale della vita ecclesiale, significa spesso per sacerdoti, catechisti e animatori essere simpatici e permissivi; avere l’iphone o lo smartphone, essere su facebook, comunicare con whatsapp. Oggi San Paolo scriverebbe:

Se anche fossi simpatico e sempre allegro e parlassi come in televisione e fossi comunicativo, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. Se anche fossi molto popolare e ben voluto e amato dai giovani, ma non avessi la carità, non sono nulla. Se avessi l’iphone o lo smartphone e fossi su facebook e comunicassi con whatsapp, ma non avessi la carità, niente mi giova.

Quando la visione laicista della società prevale, come accade nel nostro tempo, le confraternite sono riscoperte e il loro ruolo assume un rilievo maggiore. Con i loro «caratteristici abiti» (Benedetto XVI, 10 novembre 2007), gli statuti secolari e le loro devozioni sono uno strumento efficace per far recuperare all’impegno sociale il legame con la fede, trasformandolo nelle opere ispirate dalla fede e che la fede mantengono viva, di cui ha scritto l’autore della Lettera di Giacomo. Sono «scuole popolari della fede vissuta» (Benedetto XVI). Fede che, secondo papa Francesco, le confraternite manifestano «in forme che coinvolgono i sensi, gli affetti, i simboli delle diverse culture» e così aiutano «a trasmetterla alla gente, e specialmente alle persone semplici, a coloro che nel Vangelo Gesù chiama “i piccoli”.» (5 maggio 2013).

secolnovo.it_IMG_1310Le confraternite sono uno strumento efficace per recuperare il rapporto con la fede, per «contribuire a suscitare quel risveglio spirituale che tutti auspichiamo» (Benedetto XVI), perché sono aggregazioni ecclesiali formate da laici. Il tema dei fedeli laici e della spiritualità laicale è tra i più importanti della Chiesa universale e riguarda direttamente le confraternite, proprio per la loro natura. Ai fedeli laici ha dedicato tanta energia e tanto affetto papa Giovanni Paolo II, oggi San Giovanni Paolo II, in particolare con l’esortazione apostolica Christifideles laici del 30 dicembre 1988. Ha scritto papa Wojtyla: «Le immagini evangeliche del sale, della luce e del lievito, pur riguardando indistintamente tutti i discepoli di Gesù, trovano una specifica applicazione ai fedeli laici.» Il sale, la luce e il lievito evangelici sono i fedeli laici, perché il mondo è «l’ambito e il mezzo della vocazione cristiana dei fedeli laici.» (15); e lo sono per la loro fede, resa visibile dalle opere da essa ispirate.

Le confraternite, per le loro devozioni e per la loro natura laicale, sono uno strumento efficace per l’animazione e la formazione delle comunità; sono uno strumento efficace per trasformare l’impegno sociale e il volontariato in carità. Lo hanno affermato gli ultimi due pontefici, Benedetto XVI e Francesco. Le confraternite sono strumenti efficaci che però bisogna saper usare. Sono un linguaggio che tutti capiscono, anche «i piccoli», ma che bisogna saper parlare. «Radicate sul solido fondamento della fede in Cristo» (Benedetto XVI), «realtà tradizionale nella Chiesa» (Francesco), sono per tutto questo scandalo e stoltezza, come il Cristo crocifisso che vogliono testimoniare. Sono dunque coerenti – se non altro, almeno negli intenti – all’ispirazione originaria e per questo sono riscoperte.

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