‘Comfort zone’ è una delle numerose espressioni della lingua inglese entrate nell’uso più o meno comune dell’italiano contemporaneo. Con un valore chiaramente metaforico, indica lo spazio psicologico in cui un essere umano è completamente a suo agio, indisturbato, comodo in mezzo a convinzioni, abitudini, schemi di ragionamento che sostanzialmente non chiedono sforzi o rischi di alcun tipo.

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C’è chi studia una lingua per fini pratici, come la ricerca di un lavoro all’estero, la realizzazione di una storia d’amore internazionale o semplicemente un viaggio in terre esotiche. C’è chi studia le lingue perché funzionano come porta d’ingresso principale per le rispettive letterature e culture in cui ci si vuole immergere. Ci sono quelli che guardano alla moltitudine delle lingue come manifestazione della facoltà umana del linguaggio, che è una sola per l’intera specie. Tutti questi, siano essi glottofili, o interpreti, o linguisti, sarebbero d’accordo nel dire che la lingua, come veicolo, o sistema, o modello computazionale, o facoltà neuronale, esiste se ne esistono (o sono esistiti) dei parlanti. Continua »