‘A morte ‘o ssaje ched’è?… è una livella.

‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo
trasenno stu canciello ha fatt’ ‘o punto
c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme

A cinquant’anni dalla sua morte, Totò sembra abbia smentito se stesso, ovvero l’Antonio De Curtis autore dei versi appena citati. Con lui la morte non è stata una livella, ma un amplificatore di notorietà e quindi di specificità. Il 15 aprile 1967 è calato il sipario sulla sua vita, ma ciò non ha determinato affatto la perdita di tutto, di certo non la perdita del nome Totò, che ancora, dopo cinquant’anni, risuona nei tanti echi della sua arte propagatisi fino a oggi.

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dario-foLa morte di Dario Fo mi ha fatto chiedere cosa lui ha rappresentato davvero nella cultura italiana del Novecento e dei primi anni duemila. Cosa ha rappresentato oltre al grammelot, a Mistero buffo, al premio Nobel per la letteratura ricevuto nel 1997, che sono i contenuti e gli aspetti della sua carriera artistica più citati sempre e in particolare ora che lui non c’è più. Perché un grande uomo di teatro come Dario Fo non è solo il suo curriculum, piuttosto il filo che unisce tutto ciò che ha fatto.

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dopo la pioggia battente
che tanto intristisce
e scoraggia
accende
il cielo
e l’animo

l’arcobaleno

nuova luce
dalle nubi
in scena
desiderio
che si compia
l’attesa

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Umbero Eco_thedianerehmshow.org

Al mondo ci son dei monumenti
che non amano star sul piedistallo,
ma vogliono passeggiare, contenti
di più se in groppa ad un cavallo.

Altri, invece, son molto attenti
a non esser colti mai in fallo,
sul breve spazio sempre presenti
e in quella posa ci fanno il callo.

Un anno fa uscì Sottomissione,
guardando avanti senza posa,
e l’ultimo di Eco, un’inversione.

Ebbe la sua docenza gaudiosa,
ancor della tesi guida l’azione,
ma stà solitaria la prima rosa.

 

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stavolta sembra guerra
ma lo era anche la volta scorsa
e l’altra ancora
guerra culturale
dove cultura è contesto
pretesto
certezza
o illusione
contrapposizione

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Continua fino al 30 agosto la mostra Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice, curata da Vittorio Sgarbi nelle sale di Palazzo Fava a Bologna.

Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale. Era iniziata dieci mesi prima, il 28 luglio 1914. Contrapposti nel grande conflitto da una parte gli imperi centrali, Austria e Germania, dall’altra Russia, Francia e Regno Unito. L’Italia si schierò con questi ultimi.

secolnovo.it.GruppoGrandeGuerra.b

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Non provavo nessuna soddisfazione nel ritrovarmi in mezzo ai miei simili.

François

 

François è un professore universitario di Parigi, studioso ed esperto dello scrittore Joris-Karl Huysmans (1848-1907), parigino anch’egli, ma di un altro secolo. François è il protagonista, la voce narrante e la coscienza in cammino di Sottomissione, il romanzo di Michel Houellebecq, uscito in Francia il 7 gennaio scorso e in Italia il 15. Esattamente in cammino, coscienza in cammino, En route, come il titolo del romanzo di Huysmans del 1895. Perché Huysmans è il riferimento esistenziale di François, non solo l’autore oggetto degli studi di una vita, sebbene ancora giovane.

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Dopo una settimana di «Je suis Charlie» è arrivato il giorno di «Ecco Charlie».

Raffinato il realismo umoristico del titolo con cui «Libération» è uscito oggi, annunciando il primo numero del foglio satirico dopo l’attentato: «Je suis en kiosque». Quasi una resa dei conti, che alcuni si aspettavano nei confronti dei terroristi e dell’islam, ma che invece è con i tanti che si sono detti «Charlie» a parole: e ora?

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STOMP (ticketmaster.co.uk)Qualche settimana fa discutevo con un mio amico chitarrista del contemporaneo in musica. Lui sta lavorando ad alcune composizioni per chitarra, in cui vuole esprimere la sua idea di contemporaneo. Cosa intendiamo per musica contemporanea e quindi cos’è contemporaneo? Dire la ‘sua’ idea presuppone che possano essercene tante, addirittura personali. Il punto d’arrivo, tuttavia, è pur sempre una definizione che sia condivisa. Me ne sono ricordato in questi giorni a Roma, al teatro Brancaccio, immerso nello spettacolo STOMP.

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