Il sole mattutino lambisce la facciata della Madonna di Galliera. Le decorazioni di arenaria, le lesene, le sagome delle statue, sebbene consumate dal tempo, ne risultano accentuate. I rilievi si muovono, di un moto che sembra non essere solo architettonico. Le ombre sono come anime, immateriali ma vitali. Un punto di vista, eppure tante visioni, immagini uguali e diverse, il cui maestro è la luce.

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seme germoglia
vaghezza si trasforma
in passo certo

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primi tepori
auspici da chi cerca
tempi migliori

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Vermeer, Ragazza con l'orecchino di perla (mauritshuis.nl)Oggi si parla spesso di nuovo e di innovazione, in luoghi e contesti diversi e con accezioni anche contraddittorie. In Italia se ne parla da anni: venti, trenta, quaranta. Se ne parla con una certa continuità dalla fine degli anni Sessanta del Novecento, quindi da tanto tempo. Sembra di essere in una transizione infinita, che però non è chiaro se sia effettivamente iniziata, quando e quali esiti possa avere. Sembra che domani debba essere o possa essere sempre un altro giorno, quando invece la storia insegna che per i popoli i punti e a capo, le cesure rapide e nette non esistono.

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Claude Monet, Impression. Soleil levant, 1872, particolare (marmottan.fr)Bandiere colorate, che una lunga fune tiene legate all’albero di una nave. Il vento le arrotola, le distende, le mostra, le nasconde a una vista che guardi dalla banchina del porto. Sono immerse nella luce di un sole che riesce a spuntare tra le nuvole bianche.

L’arte è sottrazione. È qualcosa che somiglia a un non finito fisico o concettuale. È accenno, è annuncio. Fissità apparente di un attimo, il cui moto continua nella mente e nel cuore di chi osserva. L’arte è astrazione. Non sono solo i dettagli, più o meno presenti, a narrare, ma ciò che manca. L’arte è disvelamento. Ma non vuol dire mostrare, piuttosto evocare, saper indicare, riuscire a vedere. «Beati sono coloro che vedono il bello in posti semplici e umili dove gli altri non vedono nulla» (Camille Pissarro). Continua »

adagiato
nell’aria
si libra
sovrano
sulla valle
un falco

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«Chi semina nelle lacrime
mieterà con giubilo».

Cosa vuol dire il quinto verso del Salmo 125? È una constatazione oppure l’indicazione di un itinerario ineluttabile? Senza le lacrime non c’è il giubilo? Un detto di Gesù, nella tradizione del vangelo di Giovanni (12, 24), approfondisce il tema e indica cosa deve accadere perché alla semina segua la mietitura:

«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto».

Senza la morte non c’è il frutto, quindi non c’è mietitura e non può esserci giubilo. Ora il percorso è più chiaro, c’è una direzione: inizia da ciò che è considerato male e si compie in ciò che è pensato come bene.

 

Brown, InfernoInferno è il romanzo di Dan Brown ispirato alla prima cantica della Commedia di Dante Alighieri. Sarebbe in errore, tuttavia, chi si aspettasse un testo pieno di diavoli e peccatori, di fiamme e pece bollente, di «voci alte e fioche, e suon di man con elle». L’inferno dantesco orna la trama di Brown non come canovaccio di un andare analogo, ma come prima tappa del viaggio che ha portato il poeta fiorentino fino al cospetto di Dio. Ritrovatosi nella «selva oscura», Dante ha potuto «riveder le stelle» e giungere al «fulgore» della «luce etterna» solo attraversando l’inferno, il cupo e doloroso luogo dei dannati. Il suo procedere è stato dal sommo male al sommo bene. «La via del paradiso passa per l’inferno. Ce lo ha insegnato Dante». Vuol dire che all’uno non si giunge senza l’altro? Continua »

Chiunque scriva o abbia scritto perché ama la scrittura, si sarà chiesto almeno una volta cosa sia scrivere. Le risposte saranno state le più varie: un dialogo con sé stessi, uno sfogo, una terapia; una forma di rappresentazione di sé o del mondo, uno spazio di libertà o di felicità. Continua »

avanza sera
le tue labbra apri
in un sorriso

Note al silenzio, 14

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è il principio
quel camminare vago
su pietre lise

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