‘A morte ‘o ssaje ched’è?… è una livella.

‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo
trasenno stu canciello ha fatt’ ‘o punto
c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme

A cinquant’anni dalla sua morte, Totò sembra abbia smentito se stesso, ovvero l’Antonio De Curtis autore dei versi appena citati. Con lui la morte non è stata una livella, ma un amplificatore di notorietà e quindi di specificità. Il 15 aprile 1967 è calato il sipario sulla sua vita, ma ciò non ha determinato affatto la perdita di tutto, di certo non la perdita del nome Totò, che ancora, dopo cinquant’anni, risuona nei tanti echi della sua arte propagatisi fino a oggi.

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La Sicilia è una terra ricca di tante cose, anche di ottimi attori. Lo ha mostrato il Montalbano televisivo di Alberto Sironi, la cui qualità e il cui successo sono dovuti in gran parte proprio agli attori siciliani che caratterizzano gli episodi. Lo conferma il secondo film di Pif, Pierfrancesco Diliberto, In guerra per amore. La vicenda è ambientata a Crisafulli, nel 1943, cioè in piena seconda guerra mondiale. La parte del conflitto che si intreccia con la trama è lo sbarco in Sicilia degli angloamericani.

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«Elizabeth si era passata il pettine fra i lunghi riccioli argentei».

locandina-inferno_mymovies-it_200pxNel film di Ron Howard la «donna dai capelli argentei» del romanzo di Dan Brown è diventata una più comune signora dai capelli lisci e scuri. Il mutato colore dei capelli della direttrice dell’Organizzazione mondiale della sanità ha fatto svanire l’originalità e il fascino di un personaggio fondamentale del racconto letterario, nelle cui parole è una parte cospicua del senso del romanzo e che invece al cinema assume rilievo per essere stata un antico, ma solo possibile amore del protagonista, il professore americano Robert Langdon. Il dettaglio dei «riccioli argentei» che non ci sono più mi sembra emblematico del rapporto che c’è tra il film e il testo da cui è tratto. Un dettaglio che oggi richiama, e poteva farlo anche nel film, donne come Christine Lagarde e Janet Yellen, in un legame virtuoso della narrazione con l’attualità anche da un punto di vista estetico. Elizabeth Sinskey rimane piuttosto una di loro che non l’attrice Sidse Babett Knudsen, voluta dal regista liscia e scura.

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Essere un’assenza.
Di una vita, di tante vite sembra resti il sonoro.
L’abbandono e il disfacimento e la natura protagonista.
Legame, legami, contemplazione del ricordo che scompare.
Frequenza fantasma, senza emittente, priva di luogo e di tempo.

Chiara Ambrosio (@ChiaraAmbrosio)Ci sono schegge di Meridione italiano dove la memoria convive col quotidiano come il cadavere di un caro estinto tenuto in casa dalla famiglia. Legami che diventano assuefazione. Ci sono schegge di Meridione italiano dove il quotidiano convive col disfacimento. Come se fosse normale. La natura che si riprende lo spazio sottrattole dagli uomini nei secoli diventa spettacolo. Lo spettacolo degli oggetti, dei manufatti sul filo lungo dell’equilibrio tra l’essere ancora e il non essere più, condizione in cui degradano o degraderanno un poco ogni giorno. Gli spettatori sono indigeni immobili, degradanti col contesto, e stranieri curiosi, forse bramosi anch’essi del nulla. Un nichilismo della prassi, sottile e maliardo, il più tenace alleato della vegetazione in assetto da riconquista.

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Cito spesso una frase di Gabriele De Rosa perché è una sintesi efficace di cos’è la Calabria: «una fede profonda, tanto satura di storia, da rimanerne fuori.»1 Dove la fede può indicare non solo la religiosità, ma lo spirito inteso nel senso più ampio, il mondo interiore, le idee, i sentimenti, l’immaterialità tanto reale della vita degli uomini. Continua »

«che cosa è l’uomo perché te ne ricordi
il figlio dell’uomo perché te ne curi?»

L’idea che gli uomini hanno di se stessi è una questione che ritorna. Le parole di un salmo (8, 5) pongono una domanda frequente nella storia degli uomini, nei fatti personali come nelle vicende comuni. Le risposte date sono tra gli elementi più determinanti nel caratterizzare una vita o un’epoca. Quella del salmo è una delle tante. Cos’è l’uomo?

«Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato.» (8, 6)

Si, una delle tante. Ma anche un paradigma, una sintesi efficace. Continua »

Robin Williams (disney.wikia.com)Vivere ha un suo peso che ogni essere umano è impegnato a reggere. Sembra Leopardi, una parafrasi di Leopardi, ma non volevo. Mi ricorda un film del 1998, Patch Adams. Alcune parole dell’inizio: «Per tutti la vita è un ritorno a casa. Commessi viaggiatori, segretari, minatori, apicultori, mangiatori di spade, per tutti. Tutti i cuori irrequieti del mondo cercano tutti la strada di casa». Mi colpirono, le diceva il protagonista, interpretato da Robin Williams. Sono rimaste con me e le ho citate, anni dopo, in un mio racconto. Vivere ha un suo peso che spesso impedisce il ritorno a casa. Impedisce, a chi l’ha smarrita, di ritrovare la strada di casa. Tutti i cuori irrequieti del mondo, però, la cercano e sono pronti a tutto pur di trovarla. Vivere ha un peso che bisogna alleviare.

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«… guarda ‘sta gente, ‘sta fauna. Questa è la mia vita: non è niente.»

La grande bellezza (mymovies.it)Ha ragione Carlo Verdone, il film di Paolo Sorrentino non è su Roma. Racconta l’umanità, non la città. Al massimo rappresenta l’Italia, tutta l’Italia. Per questo avrebbero potuto ambientarlo ovunque, anche a Milano. Ma La grande bellezza mostra il barocco di oggi e Milano col barocco — di ieri — non c’entra. Roma è lo scenario perfetto, magnifico e tragico. Scenario, però, nient’altro.

Barocco, inteso come forma vistosa, eccessiva, anche di cattivo gusto. Barocco come contrasto, tra viluppi estetici e contenuti radi. Roma, appunto. La Roma delle fontane, delle piazze, delle chiese, mirabilmente confuse e pesanti e allegoriche. Eppure grandiose, quindi efficaci a coprire, a simulare. Oggi scenario notturno di femmine tacco sedici, maschi da palestra, auto lussuose. Un apparente, solo apparente contrasto tra il barocco di ieri e quello di oggi. Come se il tempo, da solo, potesse colmare i vuoti di contenuto. Lo stesso fine, ieri e oggi: abbagliare, perché non si veda oltre. Continua »

La mafia uccide solo d'estate (mymovies.it)Cos’è un bacio?

Stavolta Edmond Rostand non c’entra. Tutt’altra è l’atmosfera. Non ci sono eroi, duelli e fanciulle languide. Non ci sono rime intrecciate e parole forbite. Non c’è un’epopea, ma l’esatto contrario. Il racconto di un ragazzino, innamorato di una ragazzina, che alla fine diventa la sua compagna. No, non vissero tutti felici e contenti, perché non è una favola, anche se ne ha il tono e la levità. Vissero, questo si, ed è già tanto, con maggiore consapevolezza.

Allora, cos’è un bacio?

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Il cinquantesimo anniversario della morte di John Fitzgerald Kennedy ha mostrato due diversi approcci a ciò che accadde a Dallas il 22 novembre 1963. Da una parte l’attenzione verso la ricostruzione dei fatti e la successiva loro lettura. Dall’altra opinioni sulla figura del presidente Kennedy, frutto di una seleziona di cosa considerare e cosa tenere in minore o in alcun conto. Continua »